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Gli 80 anni di Umberto Bossi

Bossi

Auguri, Senatùr. Di Paola Sacchi

 

Per gli 80 anni, che compirà domani, domenica 19 settembre, Umberto Bossi torna nella sua Pontida. Seppur in videochiamata dal raduno dei leghisti storici con il quale l’ex ministro Roberto Castelli intende omaggiare sul “sacro prato” il Senatùr.

Bossi, tornato Senatùr di nome e di fatto, dopo l’elezione a Palazzo Madama nel 2018, detto il Senatùr perché fu il primo senatore della Lega Nord nel 1987, il suo compleanno lo festeggerà in casa, a Gemonio (Varese), con la moglie Manuela Marrone (fondatrice con lui e Giuseppe Leoni, il primo deputato del Carroccio, della Lega Lombarda che federò tutte le Leghe) e i figli.

Ma i suoi 80 anni saranno un ritorno al futuro, ripartendo dalle origini, perché il vecchio leone promette che presto tornerà a Roma, al suo scranno di senatore.

Fondatore e presidente a vita della Lega Nord, nonostante tutti gli acciacchi e “i pasticci” del fisico, come li chiama lui, non lo ha abbattuto la prima malattia del 2004, dopo la quale, seppur provato nel fisico, tornò come ministro delle Riforme per il Federalismo nel governo di Silvio Berlusconi.

Non lo hanno fermato il malore di due anni fa, a causa di un incidente domestico, e il successivo, molto doloroso, sfogo di Sant’Antonio, dopo il quale per l’insediamento del governo di Mario Draghi, al quale partecipa la Lega di Matteo Salvini, tornò in Senato e annunciò: “Do la fiducia a Draghi e lo sosterrò in futuro”.

Bossi è uno stile di vita, quello della sfida, anche al suo stesso corpo. Il 15 settembre scorso sono stati 25 anni dalla sua proclamazione dell'”Indipendenza della Padania”, la cosiddetta secessione (che però “Minacciai per avere la Devoluzione”, disse alla cronista anni dopo, a margine di una delle prime interviste per Panorama, dopo la malattia del 2004).

Di acqua sotto i ponti del “Dio Po” ne è passata tantissima e molto velocemente in anni di turbinosi capovolgimenti della politica, ma se uno va a risentire quel suo celebre discorso, a Venezia, in Riva degli Schiavoni, trova passaggi ancora oggi attuali, come, ad esempio, la necessità di riformare la giustizia, con l’elezione da parte del popolo dei magistrati, oltre che la necessità “per i popoli di far sentire la loro voce e rispettare i loro diritti”.

Tra ricerche storiche sul periodo degli antichi Romani nella sua Lombardia, incontri con vecchi amici come “Ginetto” a Pecorara (Piacenza) con l’ex ministro Giulio Tremonti, e soprattutto il permanente, fisso interesse politico il Senatùr ha trascorso questi ultimi due anni a Gemonio.

“La politica è la mia vera medicina”, ci disse quando lo intervistammo dopo la malattia del 2004 nella sua casa a Gemonio, una villetta dove non c’è nulla di sfarzoso, piena di simboli, come sculture in legno del Sole delle Alpi, foto e ricordi della sua creatura Lega Nord.

Bossi ha rivoluzionato il linguaggio della politica, portando nel Palazzo romano la voce dell’uomo comune, quello della strada e del bar. Si potrebbe definire Bossi l’esatto opposto del politically correct di oggi.

Ma chi non ha conosciuto “L’Umberto” non sa che ti può recitare anche versi di Leopardi a memoria o citarti le opere di Shakespeare.

Con un rovello politico sempre in testa: il Nord, che non va mai trascurato, non ce la può fare senza lo sviluppo del Sud. E questo contrariamente all’etichetta secessionista cucitagli addosso.

La necessità del “raccordo Nord-Sud” è stata al centro dell’intervista da lui rilasciata nei mesi scorsi, per il ritorno a Roma, accompagnato dal figlio Renzo e dalla sua storica portavoce Nicoletta Maggi, a Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale. Per “Roma ladrona”, come disse alla stessa cronista, lui ha sempre inteso quel “potere centrale, di cui è vittima lo stesso Sud”.

Auguri, Senatùr.

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