Advertisement skip to Main Content

Giorgetti

Giuseppe Conte russa troppo anche sulla Cina

Conte e il M5s sono caduti nella trappola della pace cinese per l'Ucraina. I Graffi di Damato.

Temo, almeno per chi l’ha usata con una certa enfasi non so se più compiaciuta o fiduciosa, che l’immagine dell’asse Mosca-Pechino sia un po’ esagerata per rappresentare quella specie di incontro invece di terzo tipo che mi sembra svoltosi al Cremlino fra il cinese Xi Jinping, reduce da una conferma a Pechino che sembra averlo ulteriormente impettito, e il russo Vladimir Putin ricercato peggio di un criminale comune dalla Corte Internazionale dell’Aja per ciò che ha combinato in Ucraina.

L’INCONTRO DEL TERZO TIPO TRA PUTIN E XI

Un incontro di terzo tipo, dicevo, per le tante ambiguità che coprono o caratterizzano intenzioni, progetti, interessi dei due interlocutori. Uno dei quali, il cinese, si considera – o viene considerato – portatore di un piano di pace così poco convincente nella dichiarata difesa della “sovranità” anche dell’Ucraina da essere stato trovato interessante, degno di attenzione dall’altro che considera il paese limitrofo un’escrescenza tardo-nazista da eliminare, cominciando col distruggerne il territorio e deportare i bambini per rieducarli alla civiltà russa.

IL “PACIFISMO” DI CONTE CONTRO GLI AIUTI ALL’UCRAINA

Non può stupire di certo che in Italia siano subito caduti nella trappola della recita moscovita i soliti pacifisti rossi, cespugli cui il Pd di Enrico Letta e ora anche di Elly Schlein consente di arrivare col suo aiuto in Parlamento e poi di muoversi in piena libertà e irrilevanza, e i pacifisti di nuovo conio, chiamiamoli così, quali sono i grillini di Giuseppe Conte. Il quale, prima da presidente o ex presidente del Consiglio e ora da capo del Movimento 5 Stelle, come con i porti chiusi di fatto ai migranti nel suo primo governo con i leghisti e riaperti nelle successive alleanze politiche, anche con le armi d’aiuto all’Ucraina aggredita dai russi è passato disinvoltamente dal sì al no, per giunta nell’arco di una stessa esperienza o parentesi politica quale la partecipazione al governo di Mario Draghi, nella scorsa legislatura. Figuriamoci adesso, all’opposizione del governo di Giorgia Meloni, che già quando contrastava, quasi unica in Parlamento, il governo Draghi ne condivideva però la linea di difesa militare dell’Ucraina.

COSA SCRIVONO I GIORNALI

“Conte va alla guerra contro Schlein” sugli aiuti militari appunto agli ucraini condivisi dalla nuova segretaria del Pd, annuncia oggi in prima pagina Repubblica riferendosi ai voti parlamentari imminenti in vista dei vertici europei ai quali sta per partecipare la presidente del Consiglio. “L’Ucraina detonatore dello scontro tra M5S e Pd”, scrive e commenta realisticamente Massimo Franco sul Corriere della Sera.

Voi pensate che a Mosca il cinese e il russo dell’asse decantato dal Fatto Quotidiano, e di così funesta memoria ricordando quello del secolo scorso fra Roma, Berlino e Tokio, abbiano trovato o troveranno il modo, la voglia, l’interesse di occuparsi, a proposito della guerra in Ucraina, anche di Giuseppe Conte come sponda su cui contare per dividere il fronte occidentale? Ne dubito assai.

Back To Top