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Tutti i subbugli politici che scuotono la Germania (anche Ursula von der Leyen)

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L’analisi di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

A decretare la fine dell’euro-nazareno, nonostante i massaggi cardiaci di Macron, sono i tedeschi. I socialdemocratici tedeschi infatti non ne possono più, e i Verdi non si prestano a fare da donatori di sangue fresco a beneficio di poteri necrotici. In Italia tiene banco il voto divergente di Lega e M5s sul mandato a Ursula von der Leyen alla testa della Commissione Ue. Manco a dirlo, esso ha suscitato ulteriori dubbi circa le prospettive di coabitazione tra i due partiti che compongono la maggioranza di governo a Roma. Pur rilevanti, i dissidi tra grillini e leghisti in Europa non rappresentano tuttavia una novità. Inoltre distolgono l’attenzione dal vero dato chiave del voto di martedì, vale a dire quello del definitivo disfacimento dell’euro-nazareno.

I francesi si confermano, tramite una sapiente opera di maquillage mediatico, abilissimi ad apparire incisivi king maker. Ciò non toglie che il patto Macron-Merkel possa dirsi definitivamente archiviato. A venire meno, infatti, è il nucleo tedesco di tale patto, a sua volta presupposto indispensabile dell’accordo centrista bipartisan che negli ultimi anni ha retto sia la maggioranza politica a Berlino sia l’architettura di potere europea. I socialdemocratici tedeschi che non trovano unità d’intenti e cercano di affossare Von der Leyen, così come i Verdi che rifiutano di farsi sussumere nel gruppo centrista sono una testimonianza plastica che a Berlino la Grosse Koalition ha le ore contate.

Sullo sfondo vi sono gli sconfortanti segnali d’arresto della locomotiva economica tedesca, macabro segno che la Grosse Koalition non sa più farsi profezia di prosperità economica. Sul piano politico, invece, più ancora dei tremori di Angela Merkel colpisce il duplice Nein! di socialdemocratici e ambientalisti. I primi, già scottati dall’immediato affossamento di Frans Timmermans, sanno che la Grosse Koalition si traduce da tempo in un costante, micidiale salasso di voti e consenso politico. I secondi non intendono invece estendere la vita a una formula di convergenza centrista che i tedeschi (e non solo loro) considerano ormai superata.

È smentito inoltre chi si ostina a considerare i Verdi una branca specializzata della sinistra, come l’italiano Pecoraro Scanio. Quest’ultimo, ancora nel novembre dell’anno scorso, si diceva pronto a mediare un’intesa Verdi-M5s, variante sui generis ed europea dell’abbraccio M5s-PD. Anziché farsi cooptare da poteri ormai necrotici e integrarli, spuntando un prezzo politico elevato in cambio di tale servigio, i Verdi tedeschi preferiscono invece aspettare il crollo definitivo del vecchio ordine. L’euro-nazareno non è più.

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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