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Perché la Germania non segue il modello Macron su Green Pass e non solo

Macron Merkel

L’articolo di Pierluigi Mennitti sulla strategia vaccinale della Germania

Con i contagi in ripresa a causa della variante delta del covid, anche la Germania si interroga sulle misure da prendere per evitare che in autunno la situazione possa essere di nuovo fuori controllo.

Da un lato il governo, sulla scorta del consiglio del Koch Institut, intende basare future eventuali restrizioni non solo sul tasso di incidenza (numero dei nuovi casi in 7 giorni per 100.000 abitanti), la bussola che ha guidato la gestione della crisi durante la seconda e la terza ondata della pandemia, ma integrarlo con indicatori sull’affollamento e la sostenibilità delle infrastrutture ospedaliere.

Dall’altro ci si interroga sui diritti dei vaccinati e su quelli di chi il vaccino non intende farlo, ma soprattutto su quali possano essere gli incentivi giusti per superare quella che i media chiamano “stanchezza della vaccinazione”.

Una vaccinazione completa (una dose per Johnson&Johnson, due dosi per tutti gli altri vaccini autorizzati) sembra tutelare in maniera efficacie anche dalla variante delta, soprattutto per quel che riguarda il rischio di un grave decorso della malattia. Ci si attende dunque che, nei prossimi mesi, all’aumento dei contagi non corrisponda una crescita proporzionale dei ricoveri, sia per la copertura vaccinale su buona parte della popolazione che per il fatto che la maggioranza dei non vaccinati sarà costituita da ragazzi o bambini, meno colpiti in maniera grave dal virus anche se non immuni dai rischi del “long covid” e in alcuni casi da grave decorso.

Se dunque le preoccupazioni si spostano di più sul fronte della scuola e la discussione verte sulle misure più idonee ad affrontare i mesi autunnali senza pregiudicare il terzo anno scolastico di fila, resta in piedi il dibattito su come convincere i riluttanti a vaccinarsi, per ridurre al virus il più possibile le occasioni di infezione (e di mutazione).

L’esempio Macron ha fatto notizia anche in Germania, la corsa dei francesi alla prenotazione del vaccino di fronte al rischio di limitazioni alla vita quotidiana però non ha modificato il principio cui il governo, Angela Merkel e il ministro della Sanità Jens Spahn in prima persona, hanno tenuto fede sin da gennaio: nessun obbligo di vaccinazione.

Vanno premessi due punti. Primo: se da un lato si è notato un rallentamento nel ritmo di vaccinazione non dovuto a carenza di dosi, la disponibilità dei tedeschi a vaccinarsi è stata ed è tuttora abbastanza alta, anche in quei gruppi professionali sensibili per la vicinanza con il pubblico, come personale sanitario o scolastico. Secondo: anche l’allarme delle scorse settimane su una presunta tendenza a disertare la seconda dose pare infondato. Dai dati regionali raccolti dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung non emergono disdette di appuntamenti, ma solo la preferenza per i medici di base invece che per i centri di vaccinazione. Insomma, chi ha deciso di vaccinarsi compie generalmente l’intero percorso. Il problema sono gli altri.

Per fare un parallelo con la discussione in Italia, nella foresta di regolamentazioni che in Germania differiscono da Land a Land restano in piedi alcuni obblighi, come quelli per le consumazioni all’interno di bar o ristoranti o per entrare a teatro o al cinema. All’esterno nessun problema, dentro bisogna aver fatto la seconda dose del vaccino da almeno 14 giorni, o essere guariti dal covid o presentare il risultato negativo di un tampone giornaliero. Resta l’obbligo – per tutti, indistintamente – di mascherine in tutti i negozi e supermercati e di quelle FFP2 su tutti i mezzi pubblici. Insomma, chi non è vaccinato incontra già diverse limitazioni. Esiste un digital pass, in aggiunta a quello giallo cartaceo, con una app che si scarica sugli smartphone e si completa
caricando il “code” del certificato di vaccinazione digitale rilasciato dai centri, dagli ambulatori dei medici di base o dalle farmacie. Dopo 14 dalla seconda dose, la app certifica l’immunizzazione raggiunta.

Fioriscono tuttavia una vasta gamma di nuove proposte alternative all’obbligo di vaccinazione, molte delle quali puntano sul portafoglio. Il presidente delle casse mutue ha proposto di abolire la gratuità ai cosiddetti tamponi di cittadinanza, per i quali lo Stato impegna non poche risorse: dovrebbero diventare a pagamento, in modo che chi decide di non vaccinarsi sostenga i costi della propria scelta. Un’economista di Karlsruhe, Nora Szech, studio dell’istituto Ifo alla mano, ha suggerito di premiare con 500 euro chi cambia idea rispetto all’iniezione: incentivo che potrebbe portare la quota totale dei vaccinati all’agognato 90%, soglia di raggiungimento dell’immunità di gregge. Il presidente dell’associazione che raggruppa i medici delle terapie intensive consiglia invece di imitare gli Stati Uniti e di lanciare una specie di lotteria. A Berlino, alcuni quartieri
sperimentano “iniziative creative”: da ultimo si è svolta una giornata di drive-in del vaccino nel grande parcheggio di uno dei magazzini Ikea.

Non mancano proposte più dure. Come quella del presidente delle casse mediche del Nordreno-Vestfalia, che chiede forti limitazioni per i non vaccinati: niente viaggi, niente stadi, niente piscine e anche obbligo di mascherine nei supermercati quando questo sarà tolto per i vaccinati. Gli fa eco il sindaco di Rostock, cittadina anseatica sul Baltico, che si è guadagnato una certa notorietà nei mesi scorsi per una buona gestione della crisi: bisogna rendere la vita impossibile ai non vaccinati, ha detto. Ma il governo nazionale sembra più intenzionato a proseguire sulla strada della persuasione, pur restituendo a chi si è vaccinato una dose maggiore di libertà. Sono previste iniziative creative sul modello berlinese, giornate della vaccinazione in centri commerciali o davanti a chiese e moschee, altri drive-in, forse una notte bianca del vaccino. In attesa di vedere come evolverà la curva delle ospedalizzazioni e quali saranno i riflessi sul mondo della scuola alla riapertura
agostana.

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