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Che cosa (non) fa la Germania per l’Europa

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L’articolo di Edoardo Narduzzi, manager, imprenditore ed editorialista, sulle posizioni della Germania nell’Unione europea

A Berlino della fisionomia di un generale Marshall non si è mai vista neppure l’ombra. Il presidente americano Truman, nell’immediato secondo dopoguerra, doveva confrontarsi con un Congresso molto sfavorevole all’utilizzo di fondi pubblici per ricostruire la Germania distrutta dalla guerra e che non avrebbe mai votato una legge contenente quello che sarebbe diventato il piano Marshall.

Pensando che fosse strategico contribuire alla ricostruzione postbellica dell’Europa, e in particolare di Germania e Italia, Truman arruolò il generale e lo spedì a fare comizi in giro per gli Stati Uniti per convincere elettori e contribuenti americani che senza un sforzo finanziario eccezionale, avrebbero rischiato una nuova guerra nell’immediato futuro ripetendo l’errore fatto nel primo dopoguerra.

Così nacque il piano Marshall, che aprì le porte al miracolo economico italiano e a decenni di avanzo della bilancia commerciale tedesca. Le due principali economie industriali europee non sarebbero mai rinate se Truman non fosse andato oltre gli interessi particolari del Parlamento Usa o dei singoli collegi elettorali.

Tale visione manca da sempre a Berlino, che vede i Trattati Ue come immodificabili in un mondo che muta a una velocità mai vista prima. La Germania concepisce solo una forma di casa europea e non si mostra mai disponibile a prendere rischi in più per costruire un futuro diverso e più integrato. La Germania, la sua visione di breve respiro e la sua incapacità di produrre un leader politico alla Truman, che pur essendo un ex generale sapeva bene che qualsiasi pace ha un prezzo, sono oggi il vero limite dell’Europa.

La pax europea è nelle mani della Merkel così come quella romana dipendeva dalla decisione dell’Imperator, ma la Cancelliera è poco più di una ragioniera timorosa di abbracciare visioni coraggiose.

Nel 2009, quando è iniziata la crisi del debito greco, Berlino poteva imporre un piano Marshall all’Eurozona forte del suo avanzo commerciale: mettere la sua tripla A a garanzia del debito pubblico dell’Eurozona pretendendo, come fece Truman con l’adesione alla Nato, l’evoluzione istituzionale e le riforme.

Invece a Berlino si sanno produrre solo articoli di stampa astiosi e maleducati, prima sui greci, poi sugli italiani. I colleghi tedeschi soffrono di evidente sindrome da figli di troppe sconfitte belliche che scaricano sugli altri senza offrire contributi alla causa europea. Gli italiani saranno mendicanti ma i tedeschi sono senza alcuna visione politica.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)

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