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Fratelli Tutti, il testo integrale dell’Enciclica di Papa Francesco

di

fratelli tutti

“Ieri sono stato ad Assisi per firmare la nuova enciclica ‘Fratelli tutti’ sulla fraternità e l’amicizia sociale”, ha detto papa Francesco al termine dell’Angelus. “L’ho offerta a Dio sulla tomba di San Francesco – ha spiegato -, dal quale ho tratto l’ispirazione come per la precedente Laudato Si'”. Secondo il Pontefice, “i segni dei tempi mostrano chiaramente che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai santi Papi Giovani XXIII , Paolo VI e Giovanni Paolo II”. “Oggi a voi che siete in piazza, e lì fuori piazza pure, ho la gioia di regalare la nuova enciclica nell’edizione straordinaria dell’Osservatore Romano – ha aggiunto rivolto ai fedeli -. E con questa edizione ricomincia la quotidiana edizione cartacea dell’Osservatore Romano”. “Che San Francesco accompagni il cammino di fraternità nella Chiesa, tra i credenti di ogni religione, e tra tutti i popoli”, ha concluso.

I 13 PASSAGGI SALIENTI DELL’ENCICLICA FRATELLI TUTTI

Si tratta di un’altra logica. Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie”: citando quasi alla pari il Grande Imam al Tayyeb, ricordando San Francesco ed il suo viaggio dal Sultano, Papa Francesco riconosce la spinta dei “Fratelli non cattolici” Martin Luther King, Gandhi e Tutu (ma soprattutto al beato Charles de Foucauld) nel denunciare “il deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilita'”. E’ la malattia che rischia di distruggere li mondo contemporaneo. Bisogna rispondere con un nuovo senso di fratellanza, con il dialogo che unisca e valorizzi le singole culture, con un ripensamento dell’economia. La tecnocrazia genera inumanita’, la finanza dominio e strage. Un indebolimento dovuto all’imposizione di un pensiero unico che calpesta la memoria, perverte il significato delle parole democrazia e liberta’, crea ingiustizia sociale e impone la liquidazione del debole in quanto scarto sociale. E’ questo il cuore di “Fratelli Tutti”, l’enciclica che ha firmato ieri sulla tomba del Santo di cui ha scelto di portare il nome e alla quale affida la critica del mondo contemporaneo, dimentico della fratellanza umana nel nome della grettezza sovranista dell’ego.

IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA FRATELLI TUTTI

Muri che si alzano, sogni di unificazione che scricchiolano, convivenza tra le nazioni sostituita da una guerra mondiale a pezzi. Il mondo come lo vede Francesco somiglia ad un incubo creato dalle mani dell’uomo: genera schiavitu’, discrimina la donna, fa del corpo umano e dei suoi pezzi merce da vendere sul mercato. Uccide: i bambini, gli anziani lasciati morire come se la pandemia fosse una Grande Igienizzatrice. Il covid ha reso evidente cio’ che gia’ esisteva, ne ha fatto un problema non piu’ eludibile ma non lo ha inventato. E’ un processo che dura da anni. “Il mondo avanzava implacabilmente verso un’economia che, utilizzando i progressi tecnologici, cercava di ridurre i ‘costi umani’, e qualcuno pretendeva di farci credere che bastava la liberta’ di mercato perche’ tutto si potesse considerare sicuro”, nota Bergoglio, “Ma il colpo duro e inaspettato di questa pandemia fuori controllo ha obbligato per forza a pensare agli esseri umani, a tutti, piu’ che al beneficio di alcuni”. Quanto e’ accaduto, e potrebbe accadere ancora, impone di “ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l’organizzazione delle nostre societa’ e soprattutto il senso della nostra esistenza”. Cambiare tutto: modo di pensare, di vivere, di considerare la persona umana, di creare ricchezza. Tutto. Perche’ “tutto e’ connesso” e tutto si tiene. Lo dimostra “questo disastro mondiale”.

I 13 PASSAGGI SALIENTI DELL’ENCICLICA FRATELLI TUTTI

Si profila all’orizzonte il piu’ pericoloso degli scenari: la tentazione di scrollare le spalle e far finta che non sia accaduto nulla: “la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di piu’ in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica”. Se cosi’ sara’, “il ‘si salvi chi puo” si tradurra’ rapidamente nel ‘tutti contro tutti’, e questo sara’ peggio di una pandemia”. Non e’ un caso, sottolinea il Pontefice, che “tanto da alcuni regimi politici populisti quanto da posizioni economiche liberali, si sostiene che occorre evitare ad ogni costo l’arrivo di persone migranti”. In alcuni Paesi di arrivo, prosegue. “i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde cosi’ una mentalita’ xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi”. Trattati come esseri “meno umani”, insomma. “E’ inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalita’ e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede”, attacca a questo punto Francesco, “l’inalienabile dignita’ di ogni persona umana al di la’ dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno”. L’Europa rischia di finire in questa deriva, ma ha gli strumenti culturali per evitarlo e ribadire la centralita’ della persona umana. La Chiesa non e’ immune da colpe: “ci sono ancora coloro che ritengono di sentirsi incoraggiati o almeno autorizzati dalla loro fede a sostenere varie forme di nazionalismo chiuso e violento, atteggiamenti xenofobi, disprezzo e persino maltrattamenti verso coloro che sono diversi”.

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L’odio scorre attraverso una connessione che vorrebbe essere liberta’, invece e’ violazione: della dignita’, della persona, del concetto stesso di solidarieta’. “I movimenti digitali di odio e distruzione non costituiscono – come qualcuno vorrebbe far credere – un’ottima forma di mutuo aiuto, bensi’ mere associazioni contro un nemico”: distruggono e separano, dando vita al paradosso di monadi sempre piu’ vicine e sempre piu’ lontane. Questo, poi, “ha permesso che le ideologie abbandonassero ogni pudore”. “Quello che fino a pochi anni fa non si poteva dire di nessuno senza il rischio di perdere il rispetto del mondo intero, oggi si puo’ esprimere nella maniera piu’ cruda anche per alcune autorita’ politiche e rimanere impuniti” se non premiati. Inoltre “i fanatismi che inducono a distruggere gli altri hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i cristiani”, “persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia”. Esiste pero’ una grande opportunita’: “oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere Fratelli, di essere altri buoni samaritani che prendono su di se’ il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti”. Quindi “che altri continuino a pensare alla politica o all’economia per i loro giochi di potere. Alimentiamo cio’ che e’ buono e mettiamoci al servizio del bene”, “senza guardare alla propria cerchia di appartenenza”.

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Nei “dinamismi della storia, pur nella diversita’ delle etnie, delle societa’ e delle culture, vediamo seminata la vocazione a formare una comunita’ composta da Fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri”, riconosce il Papa. E se Dio e’ carita’, carita’ e’ amore per i Fratelli. Di fronte alle periferie, del mondo come delle citta’, concrete come esistenziali, l’obiettivo e’ non solo assistere il bisognoso, ma assicurarne “la partecipazione attiva alla comunita’ civile ed ecclesiale”. La fraternita’ e’ cio’ di cui ha bisogno l’uomo ed e’ qualcosa che completa e perfeziona l’uguaglianza e la liberta’. L’uguaglianza non la si ottiene “definendo in astratto che tutti gli esseri umani sono uguali, bensi’ e’ il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternita'”. Essere Fratelli e’ piu’ di essere soci, “la mera somma degli interessi individuali non e’ in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanita’. Neppure puo’ preservarci da tanti mali che diventano sempre piu’ globali. Ma l’individualismo radicale e’ il virus piu’ difficile da sconfiggere”. L’uguaglianza delle opportunita’ non basta. “Investire a favore delle persone fragili puo’ non essere redditizio esige uno Stato presente e attivo, e istituzioni della societa’ civile che vadano oltre la liberta’ dei meccanismi efficientisti di certi sistemi economici, politici o ideologici, perche’ veramente si orientano prima di tutto alle persone e al bene comune”, spiega Bergoglio. Bisogna farsi carico delle fragilita’, “la solidarieta’ si esprime concretamente nel servizio, che puo’ assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri”. E’ “una parola che esprime molto piu’ che alcuni atti di generosita’ sporadici”. Le opportunita’, insomma, devono essere “adeguate allo sviluppo integrale della persona”.

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Si consideri a questo punto che “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprieta’ privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprieta’ privata”. L’uso comune dei beni primari quindi e’ quanto di piu’ naturale vi sia, la proprieta’ privata puo’ essere intesa “solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati”. Lo sviluppo “non dev’essere orientato all’accumulazione crescente di pochi, bensi’ deve assicurare i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli”, Il diritto di alcuni alla liberta’ di impresa o di mercato “non puo’ stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignita’ dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente”. Le capacita’ degli imprenditori, “che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunita’ di lavoro diversificate”. Vale sul piano personale ed individuale, vale nei rapporti tra i Paesi e le nazioni. Le frontiere non sono muri, la solidarieta’ e’ globale come finora e’ stato globale l’egoismo. Ne consegue l’idea di “una nuova rete nelle relazioni internazionali” che “assicuri il fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso”.

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Il primo ambito e’ quello dei migranti. Richiede “risposte indispensabili, soprattutto nei confronti di coloro che fuggono da gravi crisi umanitarie. Per esempio: incrementare e semplificare la concessione di visti; adottare programmi di patrocinio privato e comunitario; aprire corridoi umanitari per i rifugiati piu’ vulnerabili; offrire un alloggio adeguato e decoroso; garantire la sicurezza personale e l’accesso ai servizi essenziali; assicurare un’adeguata assistenza consolare”. Per chi e’ arrivato si applichi appieno il concetto di cittadinanza. Ma oltre a questo “allargando lo sguardo, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb abbiamo ricordato che “il rapporto tra Occidente e Oriente e’ un’indiscutibile reciproca necessita’, che non puo’ essere sostituita e nemmeno trascurata, affinche’ entrambi possano arricchirsi a vicenda della civilta’ dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture”. Anche perche’ “oggi nessuno Stato nazionale isolato e’ in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione”. Anche per questo il populismo e’ una risposta falsa e inadeguata. Tradisce la democrazia, tradisce l’idea stessa di popolo. Certo, “ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo”, ma quando “si mira ad accumulare popolarita’ fomentando le inclinazioni piu’ basse ed egoistiche di alcuni settori della popolazione” si giunge, “in forme grossolane o sottili, ad un assoggettamento delle istituzioni e della legalita'”. E la democrazia, che e’ potere del popolo, deperisce.

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La sfida dei sistemi democratici, da questo punto di vista, e’ il lavoro. L’assistenzialismo e’ un palliativo: e’ il lavoro che da’ dignita’. Una dimensione “irrinunciabile della vita sociale”, dunque. Da questo punto di vista la critica del liberismo mossa da Francesco e’ netta: “il mercato da solo non risolve tutto, benche’ a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale”. Un “pensiero povero e ripetitivo”, questo, permeato dall’idea che l’opulenza che trabocca dalle tasche del ricco basti a risolvere il problema del povero. E’ semmai “indispensabile una politica economica attiva, orientata a promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creativita’ imprenditoriale, perche’ sia possibile aumentare i posti di lavoro invece di ridurli”. Invece “la speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage”, mentre “senza forme interne di solidarieta’ e di fiducia reciproca, il mercato non puo’ pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi e’ questa fiducia che e’ venuta a mancare”. “Non tutto si risolve con la liberta’ di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, “dobbiamo rimettere la dignita’ umana al centro”, afferma a questo punto il Pontefice.

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Ricorda, poi, che la crisi del 2008 da questo punto di vista e’ stata un’opportunita’ ignorata e che, tra le altre pecche, l’umanita’ ha accentuato il disdegno per quei consessi che una volta erano vere e proprie camere di compensazione delle crisi – politiche o economiche che fossero – della comunita’ degli uomini. E’ “necessaria una riforma sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinche’ si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”, auspica, “senza dubbio cio’ presuppone limiti giuridici precisi, per evitare che si tratti di un’autorita’ cooptata solo da alcuni Paesi”. Inoltre “occorre evitare che questa Organizzazione sia delegittimata, perche’ i suoi problemi e le sue carenze possono essere affrontati e risolti congiuntamente”. Discorso analogo per la politica: “per molti la politica oggi e’ una brutta parola, e non si puo’ ignorare che dietro questo fatto ci sono spesso gli errori, la corruzione, l’inefficienza di alcuni politici. A cio’ si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l’economia o a dominarla con qualche ideologia. E tuttavia, puo’ funzionare il mondo senza politica? Puo’ trovare una via efficace verso la fraternita’ universale e la pace sociale senza una buona politica?”. Una politica impregnata di carita’ sociale, che mori ad “un’economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune”.

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Un “amore preferenziale per gli ultimi”, una difesa dei diritti umani fondamentali, a cominciare da quello a non avere fame. Una carita’ politica che propaghi la cultura della tolleranza e rispetti fino in fondo la persona umana unendo amore e tolleranza e semini per le generazioni successive. Un percorso “verso la pace” in cui “occorre esercitarsi a smascherare le varie modalita’ di manipolazione, deformazione e occultamento della verita’ negli ambiti pubblici e privati”, e’ l’avvertimento. “Cio’ che chiamiamo “verita'” non e’ solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo”, dice il Papa, “e’ anzitutto la ricerca dei fondamenti piu’ solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi”. Leggi e scelte che, prosegue il ragionamento di Francesco, sono negate nella loro essenza in due casi: la guerra e la pena di morte. E’ in corso una “guerra mondiale a pezzi”, torna ad accusare. Quanto alla pena capitale, “San Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera chiara e ferma che essa e’ inadeguata sul piano morale e non e’ piu’ necessaria sul piano penale” e “non e’ possibile pensare a fare passi indietro rispetto a questa posizione”. Oggi “affermiamo con chiarezza che la pena di morte e’ inammissibile e la Chiesa si impegna con determinazione a proporre che sia abolita in tutto il mondo”. E’ la cultura della distruzione dell’altro che deve essere combattuta. Per questo Francesco dedica l’ultima parte della sua enciclica alle religioni al servizio della fraternita’ del mondo”.

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“Le diverse religioni offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternita’ e per la difesa della giustizia nella societa'”, sottolinea, “l’obiettivo del dialogo e’ stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verita’ e amore”. Tra le religioni e’ possibile un cammino di pace e “non si tratta di renderci tutti piu’ light o di nascondere le convinzioni proprie, alle quali siamo piu’ legati, per poterci incontrare con altri che pensano diversamente”. Il peggior nemico, da questo punto di vista, e’ il fanatismo: “la violenza fondamentalista viene scatenata in alcuni gruppi di qualsiasi religione dall’imprudenza dei loro leader”. L’altra faccia dell’intolleranza che ci rende monadi, che ci rende disperati. L’altra faccia del male che corrode il mondo del XXI secolo.

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