Nell’infanzia, adolescenza e prima gioventù, diciamo così, avemmo la fortuna, e anche il rimpianto per la sua morte a soli 41 anni, per una banale malaria non diagnosticata in tempo, un campione, anzi un campionissimo in bicicletta come Franco Coppi. In verità, io tifavo per Gino Bartali, ma le vittorie, anzi i tronfi di Coppi mi piacevano lo stesso.
In vecchiaia, personalmente della sua stessa età, o quasi, abbiamo Franco Coppi professore emerito e avvocato. Il campione non delle scalate in bicicletta, ma dei processi. Molti dei quali vinti, ma anche persi, di alcuni dei quali confessa di non darsi pace. Ma “mai -ha rivelato, assicurato e quant’altro parlando in Campidoglio in una manifestazione delle 5 Stelle e dintorni sulla riforma costituzionale della magistratura in pendenza referendaria- pensando che un magistrato (coinvolto) meritasse un’azione disciplinare”. Li ha trovati tutti “intellettualmente onesti”. Di alcuni ha pensato che, nel peggiore dei casi, fossero solo “ciucci”. Come continueranno ad essere a carriere separate se la riforma targata Nordio dovesse superare la prova referendaria. Separarne le carriere non li renderà meno o più “ciucci”, ripeto. Li confermerà nelle loro orecchie metaforicamente lunghe, per non parlare dei nasi da Pinocchio cresciuti nella campagna referendaria del no.
Con questo modo di ragionare e di raccontare la sua lunga esperienza forense l’avvocato Franco Coppi si è guadagnato naturalmente l’appezzamento del pubblico al quale parlava e l’indomani il titolo di apertura e di copertina del Fatto Quotidiano, entusiasta della riforma liquidata come “inutile” dal campione degli avvocati, anzi campionissimo come l’omonimo in bicicletta del secolo scorso.
Anche se la buonanima di Giulio Andreotti, suo cliente come anche il compianto Silvio Berlusconi, diceva notoriamente che a pensare male si fa peccato ma s’indovina, non starò qui a dire che l’avvocato Coppi può essersi meritato, ancora di più, anche a sua insaputa, come per la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il compiacimento e la gratitudine di qualche magistrato, “ciuccio” o no, alle prese con i processi dei quali lui si occupa ancora. Non lo dico né lo scrivo. Ma lo sospetto.



