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Mattarella

La guerra scema del Fatto di Travaglio contro Mattarella

Fissazioni e ossessioni quirinalizie del Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio. Il corsivo di Damato.

Sommersa dalla guerra in Israele riaccesa dai terroristi palestinesi di Hamas fra gli applausi degli iraniani e il compiacimento di un Putin che pensa di potere distrarre l’attenzione dell’Occidente da Kiev, è passata un po’ inosservata l’invettiva di Marco Travaglio, sul solito Fatto Quotidiano, contro “le corbellerie di Mattarella” sull’Ucraina.

L’INVETTIVA DI TRAVAGLIO CONTRO MATTARELLA

Le stupidaggini, scemenze e altro, come i dizionari della lingua italiana chiamano le corbellerie, sarebbero quelle dette in Portogallo dal presidente della Repubblica avvertendo che l’abbandono di Zelensky creerebbe in Europa le stesse condizioni in cui più di ottant’anni fa fu permesso a Hitler – con l’iniziale consenso di Stalin, non dimentichiamolo – di scatenare la seconda guerra mondiale.

Ma – aveva improvvisamente scoperto sabato Travaglio, dopo avere irriso alle controffensive di Zelensky – se Putin stenta così tanto a controllare le zone ucraine occupate come si fa a immaginarlo così forte da invadere altri paesi? E via botte verbali da orbi al presidente Mattarella avventuratosi sulla strada di così sciagurati paragoni.

L’ATTACCO DI RANIERO LA VALLE

Non so se più deluso dalla distrazione procurata – ripeto – dal nuovo sanguinoso capitolo della tragedia mediorientale, o più convinto delle “corbellerie” con le quali aveva voluto contestare quelle di Sergio Mattarella, il direttore del Fatto Quotidiano ha rilanciato l’attacco al capo dello Stato con la firma di Raniero La Valle. Che alle spalle dei suoi 92 anni ha una carriera o storia politica alquanto accidentata o complessa, come preferite.

Da direttore responsabile del Popolo, organo ufficiale della Dc diretto politicamente dall’allora incolpevole segretario del partito Aldo Moro, cui era stata garantita la convintissima appartenenza di La Valle allo scudo crociato, finì per approdare al Parlamento nelle liste del Pci come indipendente di sinistra. Anche lui è rimasto basìto – direbbe la premier Giorgia Meloni non ancora ripresasi dalle sorprese della giudice di Catania Iolanda Apostolico – dalla sortita di Mattarella in Portogallo. Ma, più educato o discreto di Travaglio, o più responsabile come ai tempi della direzione morotea del Popolo, ha preferito buttarla tutta in politica. Niente “corbellerie”, niente scemenze, niente stupidaggini da dizionari. Egli ha trovato semplicemente “gravi” le parole e i ragionamenti di Mattarella sulla guerra in Ucraina. Le une e gli altri avrebbero segnato tuttavia “un passaggio spaventoso nella lettura occidentale” di quella guerra: spaventoso, in particolare, per il paragone ai fatti del 1938 e 1939.

“Mattarella – ha scritto il collaboratore di Travaglio – non è un uomo qualunque occidentale, bensì il rappresentante costituzionale di un grande Paese come l’Italia”. Se la sua visione “fosse anche di altri più potenti capi dell’Occidente, o addirittura della destra neoconservatrice americana a cui si è associato Joe Biden, le scelte politiche che ne conseguirebbero sarebbero di una inaudita e micidiale gravità”. Lo sarebbero non solo o non tanto per la presunta arbitrarietà del paragone di Putin a Hitler sul piano personale, ma per l’obbligo che deriverebbe all’Occidente di fronteggiarlo in un’epoca molto diversa da più di 80 anni fa a causa degli intervenuti armamenti atomici. Che d’altronde già Marco Travaglio, sotto sotto, nel precedente intervento aveva rimproverato a Mattarella di avere sottovalutato e persino sfidato da vice presidente del Consiglio del primo governo di Massimo D’Alema condividendo la partecipazione dell’Italia alle operazioni contro Belgrado nella guerra dei Balcani. In previsione delle quali la buonanima del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga aveva allestito in fretta e furia un partito di volenterosi transfughi del centro destra che fornisse all’esecutivo i voti mancanti dopo la caduta del primo governo di Romano Prodi.

PERFINO LA BIBBIA CONTRO MATTARELLA

Anche la Bibbia è stata scomodata da Raniero La Valle per fare le pulci al povero Mattarella, inconsapevole in Portogallo dei guai nei quali si stava infilando anche da credente occupandosi della guerra in Ucraina e del rischio della stanchezza dell’Occidente nella difesa del paese aggredito. “Assimilare l’attuale capitalismo nazionale e multipolare della Russia al nazismo della Germania hitleriana prospetta all’Occidente – ha scritto La Valle – un’alternativa assoluta, dalle conseguenze inimmaginabili. Essa consisterebbe nell’avverarsi di una interpretazione letterale della Bibbia, nel suo ultimo libro, l’Apocalisse, che secondo la stessa Commissione biblica vaticana corrisponde al “suicidio del pensiero”: un suicidio che può diventare anche un suicidio del mondo”.

Che frittata, signor presidente della Repubblica: ancora più grave di quella, che non Le perdona ancora Travaglio, di avere mandato nel 2021 a Palazzo Chigi Mario Draghi al posto di quella specie di reincarnazione di Camillo Benso di Cavour che si sarebbe rivelato Giuseppe Conte. Il quale non riesce neppure lui a capacitarsi di tanta ingiustizia, ora che è costretto a vagare tra piazze e manifestazioni solo per tenere testa alla segretaria del Pd Elly Schlein nella corsa alla cosiddetta guida degli altrettanto cosiddetti progressisti.

Più appropriata della reazione del travagliano La Valle alle assai presunte “corbellerie” del capo dello Stato in questi tempi purtroppo di guerre, al plurale, mi sembra la speranza laica espressa sul Corriere della Sera da Paolo Mieli che “le parole pronunciate con lucidità e coerenza” da Mattarella –“talvolta trascurate….ma “l’unico possibile contributo di un concreto impegno per la pace”- non debbano essere un giorno “rilette come una profezia”.

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