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Perché Exxon e non solo borbottano per il piano di Trump in Siria sul petrolio

di

Cina

È improbabile che le grandi compagnie come Exxon siano favorevoli all’idea di Trump sul petrolio in Siria. Fatti, commenti e analisi

ExxonMobil e altre grandi aziende energetiche non saranno state probabilmente contente dell’idea illustrata dal presidente Donald Trump per produrre petrolio in Siria. A testimoniarlo sono una serie di analisti intervistati da Axios.

LA CONFERENZA STAMPA DI TRUMP DOPO L’UCCISIONE DI AL-BAGHDADI

Tutto nasce dalla conferenza stampa successiva all’uccisione del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi da parte delle forze statunitensi. Nel corso dell’incontro Trump ha ripetuto più volte l’idea e il nome Exxon e sollevato la questione anche durante il vertice di gabinetto della scorsa settimana. Affermazioni che la compagnia petrolifera ha evitato di commentare.

AZIENDE PETROLIFERE POCO PROPENSE A LAVORARE IN SIRIA

Nonostante il ritiro dalla Siria, gli Stati Uniti stanno schierando truppe nella regione del nord-est per evitare che i giacimenti petroliferi cadano nelle mani dell’ISIS. Tuttavia, osserva Axios citando un certo numero di analisti di settore ascoltati sulla questione, è improbabile che le grandi compagnie petrolifere si interessino all’idea di Trump di iniziare le operazioni nella regione. “Dubito che ci sarà una corsa da parte delle compagnie petrolifere a lavorare in una regione che è un punto caldo per azioni militari e disordini civili”, ha affermato ad esempio Michael Webber, esperto di energia presso l’Università del Texas. “Le compagnie petrolifere e del gas internazionali non sono alla ricerca di luoghi rischiosi in cui operare, ma di luoghi sicuri – e questo è uno dei motivi per cui il Texas occidentale sta vivendo un boom produttivo”, ha detto Webber ad Axios criticando anche le mosse del presidente americano: “Trump ha annunciato che il petrolio è stato un motivatore per i movimenti delle nostre truppe, sostenendo le peggiori conclusioni dei critici che la politica estera e la strategia di difesa degli Stati Uniti riguardano il petrolio e non più la difesa dei diritti umani o la promozione della democrazia all’estero”.

SERVONO INVESTIMENTI PER RILANCIARE LA PRODUZIONE SIRIANA

La Siria anche al suo apice, non era tra i grandi produttori di petrolio del mondo. La produzione del paese ha raggiunto un picco di circa 600 mila barili al giorno a metà degli anni ’90, ma è stata a lungo in declino ed è crollata quando la guerra civile è scoppiata quasi un decennio fa. Ora è solo una piccola frazione produttiva e richiederebbe investimenti sostanziali per essere rilanciata. Ma ci sarebbero anche ostacoli legali: “Il petrolio, che piaccia o meno, è di proprietà dello stato siriano”, ha detto Brett McGurk, ex inviato degli Stati Uniti alla coalizione multilaterale anti-ISIS, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la settimana scorsa.

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