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Export militare, come informare il Parlamento?

Parlamento Dimezzato

Esportazioni di armamenti: buone prassi per la relazione governo-Parlamento. L’articolo di Ottavia Credi e Alessandro Marrone per Affarinternazionali

In tutti i Paesi europei con una forte industria dell’aerospazio, sicurezza e difesa si pone il tema delle esportazioni in questo mercato, delle relative autorizzazioni governative e quindi della comunicazione annuale dal governo al Parlamento.

In Italia, il governo presenta al Parlamento una “Relazione sulle Operazioni Autorizzate e Svolte per il Controllo dell’Esportazione, Importazione e Transito dei Materiali di Armamento”. Si tratta di un documento previsto dalla legge n. 185 del 9 luglio 1990 – la cosiddetta 185/90 – con il quale comunicare le informazioni rilevanti in materia di esportazioni di equipaggiamenti militari.

La relazione relativa all’anno 2020 è stata trasmessa al Parlamento il 7 aprile 2021, divisa in due parti per una totale di 1690 pagine. Come suggerisce la lunghezza del documento, il rapporto è caratterizzato da un’abbondante quantità di informazioni, che tuttavia risultano di difficile comprensione, ad esempio riguardo quanti e quali sistemi d’arma l’Italia esporta verso l’estero, e dove. Questa e altre criticità della relazione italiana lasciano un ampio margine di miglioramento nella comunicazione tra governo e Parlamento sul tema.

Affinché l’Italia trovi un punto di equilibrio tra trasparenza delle informazioni e tutela dei rapporti economici e politici in essere, disponibilità e fruibilità dei dati, risulta interessante un confronto delle modalità con cui i Governi di cinque tra i principali esportatori europei di sistemi d’arma – FranciaGermaniaRegno UnitoSpagna e Svezia – informano i rispettivi Parlamenti sulle proprie esportazioni; confronto svolto da un recente studio Iai per il Parlamento italiano.

COSA FANNO GLI ALTRI GRANDI PAESI EUROPEI

Il primo parametro da considerare consiste nella lunghezza e struttura dei cinque documenti. Il più lungo è quello tedesco che, con le sue 128 pagine, è appena un tredicesimo di quello italiano. Tutti e cinque i documenti sono strutturati con una prima parte che introduce il tema delle esportazioni di sistemi d’arma e le rispettive politiche nazionali, ed una serie di appendici che riportano dati quantitativi. Vale la pena sottolineare che, in ognuno dei casi considerati, la relazione raggruppa tutti i dati forniti dalle amministrazioni competenti, e viene presentata dal governo in maniera unitaria.

Tutti e cinque i Paesi pubblicano la propria relazione entro la fine dell’anno successivo a quello cui il rapporto fa riferimento, con Germania, Spagna e Svezia che rendono disponibili anche ulteriori aggiornamenti periodici. Al di là del Regno Unito, gli altri quattro Paesi esaminati preparano inoltre una versione del documento in lingua inglese.

Per quanto riguarda la suddivisione in categorie di equipaggiamenti esportati, i cinque Paesi adottano soluzioni diverse tra loro. In tutti i casi, però, è presente un riferimento alle categorie dell’Elenco comune delle attrezzature militari formulato in ambito Ue, meglio conosciuto come Military Listing (ML).

È importante distinguere le licenze per l’esportazione di armamenti approvate da quelle che vengono effettivamente concretizzate in trasferimenti verso Stati terzi. Se in tutti i e cinque i casi vengono fornite informazioni sulle licenze approvate in termini di quantità, valore economico e Paesi di destinazione, soltanto alcune relazioni riportano dati relativi ai trasferimenti realmente effettuati. Anche quando presenti, comunque, questi non includono dettagli sulla quantità delle esportazioni, ma si limitano a delucidazioni su valore economico e/o destinazione finale.

Altre differenze di esposizione caratterizzano le informazioni relative ai dinieghi: la Francia è l’unico Paese a non fornire alcuna informazione in materia, mentre il rapporto tedesco è particolarmente esaustivo sul tema.

Ultimi aspetti significativi riguardano le informazioni sulle industrie nazionali che producono i prodotti soggetti ad esportazione, e gli istituti di credito che gestiscono le relative operazioni finanziarie.

Mentre Francia, Spagna e Svezia includono nelle proprie relazioni dati relativi al comparto industriale, nessuno dei Paesi esaminati fornisce alcuna informazione sulle banche che si occupano dei pagamenti per le esportazioni avvenute.

SPUNTI DI RIFLESSIONE PER L’APPROCCIO ITALIANO

Basandosi sul confronto tra i cinque rapporti analizzati, il governo italiano ha l’opportunità di riflettere su buone prassi da adottare nella stesura della propria relazione al Parlamento.

Lo studio Iai suggerisce che l’Ufficio del Consigliere militare del presidente del Consiglio si faccia carico di raccogliere le relazioni di tutte le amministrazioni interessate, ricavandone un documento unitario e coerente da presentare al Parlamento, sul modello di quanto fatto tra il 2006 e il 2011 con un Rapporto del presidente del Consiglio che conteneva solo gli aspetti essenziali e le valutazioni di ordine generale.

Le informazioni contenute all’interno di questo documento dovrebbero riguardare – ma non essere limitate a – i principi della politica esportativa italiana, le iniziative internazionali nelle quali l’Italia è impegnata, le esportazioni autorizzate e quelle effettivamente realizzate, e gli equipaggiamenti che le imprese italiane hanno prodotto nel contesto di programmi di collaborazione intergovernativa. Inoltre, la relazione italiana dovrebbe giovarsi dell’utilizzo di infografiche e tabelle per una maggiore chiarezza espositiva, oltre che di una riduzione della lunghezza complessiva del documento in linea con il range europeo.

Questi sono solo alcuni degli accorgimenti che potrebbero permettere un più attento controllo parlamentare sull’operato dell’esecutivo in materia di esportazioni di sistemi d’arma – un tema di cui il Parlamento, in quanto organo rappresentante dei cittadini, deve necessariamente avere una chiara e costante comprensione.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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