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Che cosa succederà dopo le Europee nell’Ue e non solo. Gli scenari dei big money

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Cosa dobbiamo aspettarci dalle elezioni europee? Secondo i big money l’esito del voto di domenica 26 maggio non porterà a cambiamenti radicali in Europa, ma renderà più difficile un’accelerazione del processo di integrazione che servirebbe per dare stabilità all’area. 

Secondo i big money l’esito del voto di domenica 26 maggio non porterà a cambiamenti radicali in Europa, ma renderà più difficile un’accelerazione del processo di integrazione che servirebbe per dare stabilità all’area. Così rendimenti e crescita sono destinati a rimanere divergenti. Soprattutto perché come sottolineano da Invesco “A dieci anni dalla crisi finanziaria globale, e un po’ meno dalla crisi del debito sovrano della zona euro, la stabilizzazione dell’euro e il completamento dell’Unione monetaria europea sono temi ancora aperti”.

Secondo Invesco le elezioni europee del 23-26 maggio rispecchieranno probabilmente la politica nazionale degli Stati membri. Quindi, in generale, un indebolimento dei partiti moderati tradizionali, una maggiore frammentazione tra i partiti e vantaggi per i movimenti nazionalisti e populisti. Inoltre partecipazione del Regno Unito rappresenterà probabilmente un’ulteriore complessità sia per Brexit sia per l’Ue.

“Nella seconda metà del 2019, e per la prima volta, quasi tutti i vertici dell’Ue saranno sostituiti, con l’approvazione del Parlamento europeo. Forse più del solito, è probabile che il processo comporti un intenso ed esteso sforzo da parte degli Stati membri per perseguire gli interessi nazionali influenzando la politica dell’Ue, con una negoziazione di posizioni e persone”, aggiungono da Invesco.

In questo contesto, però, secondo Invesco: “Anche se i nazionalisti guadagneranno spazio nel Parlamento europeo, un cambiamento radicale è improbabile. La maggior parte dell’autorità e della responsabilità politica dell’Ue è affidata ai governi nazionali, che devono mantenere lo status quo. Non possono perseguire la piena federalizzazione, nonostante la sua importanza per la sopravvivenza dell’euro, dati i crescenti nazionalismi interni. E allo stesso modo, devono sostenere l’euro, data la sua importanza per la stabilità economica e per la prosperità economica”.

Per quanto riguarda le prospettive della zona euro Invesco sottolinea: “Manteniamo la nostra visione della zona euro: il terzo decennio dell’euro sarà probabilmente caratterizzato da difformità nei tassi di crescita, nei rendimenti obbligazionari e anche nei premi per il rischio azionario, dopo la divergenza degli anni 2010 e la convergenza degli anni 2000.

Concorda sul fatto che non ci saranno cambiamenti radicali Kurt Schappelwein, Responsabile Multi Asset Allocation di Raiffeisen Capital Management: “Guardando ai sondaggi, non prevediamo cambiamenti radicali nel panorama politico del Parlamento europeo. Nonostante questo, il populismo avrà indubbiamente un impatto sulle elezioni europee, favorendo uno spostamento dai partiti politici di centro a quelli di destra”.

Sul tema dei mercati Schappelwein aggiunge: “In questo momento non vediamo conseguenze dirette sui mercati finanziari derivanti dalle elezioni europee, ma risultati imprevisti potrebbero ripercuotersi sui governi locali come Germania, Italia o Regno Unito. Soprattutto nel caso dell’Italia vediamo una forte possibilità di nuove elezioni. Questo potrebbe quindi ripercuotersi sui titoli obbligazionari italiani in entrambe le direzioni. Uno spostamento a favore dei partiti politici di centro e di posizioni pro-euro alle elezioni europee potrebbe costituire un fattore positivo per i titoli italiani, mentre un ulteriore spostamento verso partiti euroscettici potrebbe portare a una maggiore incertezza e instabilità politica e quindi a un allargamento dello spread”.

Schappelwein aggiunge: “Per quanto riguarda invece il mercato azionario europeo non vediamo quasi alcun impatto derivante dal voto europeo”. Dal canto suo David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton Fixed Income Group, ritiene che potrebbe avvenire un cambiamento dell’equilibrio politico, ma che la capacità di modificare radicalmente l’indirizzo dell’’Unione Europea da parte degli estremisti che si trovano ai poli opposti dello schieramento politico potrebbe essere limitata.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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