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Europee 2019, come cambieranno gli equilibri anche nella Commissione Ue con i sovranisti

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Tutti gli scenari sulle ricadute anche per la Commissione di Bruxelles dopo il voto per il parlamento europeo. L’articolo di Eleonora Poli nell’ambito dell’Osservatorio Iai/Ispi

 

LA SCELTA DEL SUCCESSORE DI JUNCKER PRIMO BANCO DI PROVA

La maggioranza all’interno del nuovo Parlamento europeo sarà nelle mani dei partiti tradizionali, ovvero Ppe, S&D e Alde. Tuttavia, la sostenibilità della coalizione dipenderà dalla capacità dei gruppi di accordarsi sulla nomina del presidente della Commissione. Lo Spitzenkandidat – ovvero il ‘candidato di punta’ – del Ppe alla Commissione, Manfred Weber, potrebbe non ricevere il sostegno da parte degli altri due gruppi.

ECCO GLI SCENARI SULLE COALIZIONI AL PARLAMENTO EUROPEO

Anche se il Ppe sarà il primo partito, potrebbe dover cedere di fronte alle pressioni di S&D e Alde e accordarsi su un altro candidato, come lo Spitzenkandidat dei socialisti, l’olandese Frans Timmermans, vicepresidente uscente della Commissione o uno di quelli proposti dai liberali, fra cui spiccano la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, l’ex premier belga Guy Verhofstadt e l’ex ministra italiana Emma Bonino. Non sono poi da sottovalutare le candidature sostenute dai capi di governo, come quella di Michel Barnier, ex ministro francese e commissario europeo, ora a capo dei negoziati sulla Brexit.

L’IPOTESI DI UNA COALIZIONE

Le chance che si formi una coalizione tra i sovranisti e i conservatori di Ecr, che non vedono di buon occhio le posizioni pro-russe di Salvini e di altri dello schieramento sovranista, sono minime. Anche se i due dovessero trovare un accordo, difficilmente avrebbero i numeri per esprimere il prossimo presidente della Commissione. Rimane in dubbio anche la possibilità per il gruppo stesso di Salvini di cooperare nel lungo periodo.

LA COSTELLAZIONE DEI SOVRANISTI

I partiti che comporranno Eapn hanno identità politiche simili, caratterizzate da una forte vocazione sovranista, scetticismo verso le istituzioni sovranazionali e l’integrazione europea, e ostilità all’immigrazione. Tuttavia su altre questioni, soprattutto di natura economica, i partiti di Eapn troveranno difficile un accordo, riflettendo nelle loro posizioni gli egoismi nazionali più che l’interesse comune.

LE DIVERSITA’ FRA SOVRANISTI

Le forze di stampo sovranista degli Stati membri Ue più in difficoltà dal punto di vista economico si dichiarano contrari alle politiche di austerità, ma quelli dell’Europa del Nord, come l’AfD, sono contrarissime a caricarsi oneri fiscali di altri Paesi.

L’AVVENTO DEI COMMISSARI SOVRANISTI

Nonostante le diversità interne, i partiti sovranisti, euroscettici e anti-establishment che sono attualmente al governo – come la Lega e il M5S in Italia, il Partito di diritto e giustizia (PiS, gruppo Ecr) in Polonia, l’Unione democratica croata (Hdz, gruppo Ppe) in Croazia o Fidesz (gruppo Ppe) in Ungheria – avranno comunque la possibilità di nominare uno dei 28 commissari.

PROBLEMI E PROSPETTIVE

La prevedibile opposizione dei governi formati da partiti tradizionali non permetterà loro di esprimere l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, o di accedere a posizioni ambite all’interno della Commissione come la responsabilità degli Affari Economici e Finanziari o quella della Concorrenza. Tuttavia, la nomina dei membri della Commissione vedrà un gioco negoziale importante sia a livello del Consiglio sia all’interno del Parlamento che dovrà, una volta designato il presidente della Commissione, avallare il team di commissari proposto.

 

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it, nell’ambito dell’Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana.

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