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Europa unita

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La lettera di Antonio de Grazia

Gentile direttore,

non vi è più nulla di inedito del già edito. Su suggerimento di Marcello Veneziani, leggo in ritardo “Il mostro buono di Bruxelles” di Hans Magnus Enzensberger, poeta e saggista. Il pamphlet ha ormai dieci anni (è del 2011, tradotto in Italia nel 2013). Con una prosa agile e maliziosamente perfida, l’autore tesse un fragile elogio dell’Europa comunitaria: elogio che si trasforma, pagina dopo pagina, in una critica severa e condivisibile.

La Comunità europea nasce bene, sotto il profilo della libertà economica, della libera circolazione di persone e cose… e poi tutto cambia, si trasforma in altra cosa, in una chimera e un mostro all’apparenza buono, in realtà uno strano organismo distante e autoreferenziale, lontano dalla rappresentanza popolare.

Anche Winston Churchill desiderava un’Europa unita: ma erano gli Stati Uniti d’Europa, una Confederazione di Stati, con lo scopo primario di impedire la nascita di una nuova Grande Germania. Le grandi idee dei padri fondatori, a poco a poco, si trasformano in un Mostro, in una ipertrofica e burocratica struttura, di stampo assolutamente dirigistico, con centinaia di acronimi dal sapore esoterico, e con un Parlamento dimezzato, privo di iniziativa legislativa.

Deficit democratico: classico esempio di eterogenesi dei fini. La freschezza e l’attualità del libello di Enzensberger sono impressionanti: la silloge delle norme giuridiche del’Unione Europea è di circa un milione e quattrocentomila documenti.

“In proposito, infatti, già parecchio tempo fa un commissario allora In carica di nome Verheugen spiattellò ogni cosa. Ricostruì che le disposizioni dell’Ue per l’economia europea incidono ogni anno per seicento miliardi di euro” (pag. 73, edizione Einaudi).

“L’illuminata Ue… domina non attraverso il comando, ma attraverso le procedure”(pag. 81).

Enzensberger cita anche Hannah Arendt, che nel 1975 parla del dominio della forma di stato che evolve in una burocrazia anonima, più minacciosa del più vergognoso arbitrio delle tirannie del passato.

Insomma: l’Unione europea è diventata una forma burocratica di schiavitù apparentemente volontaria: “L’Unione non si pone il compito di opprimere i suoi cittadini, bensì di omogeneizzare,  possibilmente in modo tacito, le condizioni di vita sul continente” (pagg. 80-81).

Tanto spiega l’amore eurolirico di certa sinistra post-comunista.

Un caro saluto.

Avv. Antonio de Grazia

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