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Perché l’Europa deve scegliere la realtà e non l’utopia

Europa

L’analisi di Benedetto Ippolito, storico della filosofia, su presente e futuro dell’Europa

Ormai ci siamo: il conflitto politico tra Unione Europea e Italia è in atto.

Il popolo ha deciso il 4 marzo. E il governo Conte ha optato per un nuovo equilibrio internazionale che valga esclusivamente per la nazione.

Gli italiani sono sicuri di quel poco che hanno e dei residui risparmi, sebbene il mercato minacci il debito pubblico, e quest’ultimo dipenda da fattori politici e finanziari estranei alla sovranità nazionale.

Che l’Europa dell’Unione sia unicamente dalla parte dei bilanci, e per nulla dalla parte dei cittadini, attesta il fallimento di un potere costruito con poca arte a Bruxelles nei due ultimi decenni.

Una democrazia richiede due cose: proteggere e avere consenso. L’Europa non ha nessuno dei due: perciò non appare democratica.

Che l’Unione non sappia difendere e non abbia suffragi è quanto si palesa ogni giorno attraverso egoismi, veti e sanzioni. Salvini e Di Maio, tuttavia, dovranno dimostrare di saper compiere l’audace strappo dal condominio obbligato, senza far cadere l’intera costruzione. Per poter riformare un edificio, certo, bisogna scuotere le fondamenta, ma esagerare può far crollare il mondo addosso.

D’altronde, il rifiuto europeo è di massa. E la causa è la cattiva filosofia che ispira l’europeismo finto e di facciata dell’Unione.

Pensare che l’idea di Europa sia di per sé sufficiente a farla esistere è il mantra platonico che ha dannato il sistema continentale portandolo al fallimento. Mentre l’Europa vera potrà tornare ad essere solo se sarà allacciata alla vita materiale e spirituale dei popoli che la compongono, tutti diversi e tutti europei: senza sforzi e infingimenti cavillosi.

Il sovranismo è stata la tempesta perfetta che l’idealismo europeista ha originato, contrapponendo l’Unione senza democrazia alla democrazia senza Unione.

Questa contraddizione, tuttavia, non dovrebbe esistere. L’essenza dell’Europa, infatti, è la sostanza particolare dei suoi Stati, la vivacità effettiva dei suoi cittadini. La democrazia dei popoli europei è l’unione dei loro destini in un unico continente: non la soppressione di identità e confini tra singole nazioni che posseggono la loro inconfondibile storia, fatta di culture, economie e lingue peculiari differenti.

La vera Europa perciò non esiste ancora. Il suo nome è stata la ratio con cui alcuni Stati hanno imposto il loro strapotere su altri più deboli e sfortunati.

Chissà se la linea dai nazionalismi otterrà la fine dell’Unione o la nascita di un’Europa diversa. Di sicuro, l’ostracismo contro l’Italia non ha niente a che fare con i sogni di Adenauer, De Gasperi e Schuman, e men che meno con quello che la gente comune sente nel profondo.

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