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Nato, perché è fragilino l’accordo fra Turchia, Svezia e Finlandia

Erdogan Svezia Finlandia

Nonostante l’accordo per l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, la Turchia di Erdogan ha già iniziato a protestare. Ecco perché. L’articolo di Marco Orioles

Si conclude con un’intesa a tre la diatriba tra Turchia da un lato e Svezia e Finlandia dall’altro che spiana la strada, previa la ratifica parlamentare degli attuali trenta Stati membri Nato, all’ingresso di Stoccolma e Helsinki nell’Alleanza atlantica.

Ma a poche ore dalla sigla del Memorandum trilaterale il Presidente turco Erdogan già alza la voce pretendendo il pieno rispetto di un accordo che vincola i due Paesi baltici a una stretta cooperazione con Ankara in materia di antiterrorismo.

La firma del Memorandum trilaterale

Il Memorandum è stato firmato dai tre Ministri degli esteri, il turco Mevlüt Çavuşoğlu, la svedese Ann Linde e il finlandese Pekka Haavisto al summit Nato di Madrid sotto gli auspici del Segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg e la benedizione di Joe Biden, già pronto a ricompensare la Turchia con la vendita di quaranta esemplari di F-16 e di ottanta kit di modernizzazione per gli stessi velivoli già in dotazione all’aviazione turca.

I termini dell’accordo

Quanto ai contenuti dell’intesa, Stoltenberg ha dichiarato, come riporta il Guardian, che Svezia e Finlandia hanno concordato di “emendare ulteriormente la loro legislazione interna” e che si adopereranno per “reprimere le attività del PKK” nel contesto di un accordo di estradizione con la Turchia.

I due Paesi nordici hanno ribadito che il PKK è un’organizzazione proscritta e concordato, in una concessione chiave, di non fornire supporto alle sue consociate curde PYD e YPG. Svezia e Finlandia hanno anche affermato che sono venuti meno i presupposti per il loro embargo degli armamenti alla Turchia.

La soddisfazione dei leader

Grande soddisfazione, almeno sul momento, è stata espressa dalla parte turca. “La Turchia ha ottenuto quello che voleva” recita il comunicato emesso dall’ufficio di Presidenza di Erdogan e riportato dal Guardian, con la precisazione che “la Turchia ha fatto significativi passi avanti nella lotta contro le organizzazioni terroristiche”.

Il primo ministro svedese Magdalena Andersson ha salutato l’intesa come “un accordo molto buono” rigettando l’argomento secondo cui il Paese avrebbe ecceduto nelle concessioni per sventare la minaccia di un veto turco all’ingresso nella Nato. “E naturalmente – ha aggiunto la premier . continueremo la nostra lotta contro il terrorismo e, in quanto membri della Nato, lo faremo in stretta cooperazione con la Turchia”.

Dal canto suo il Presidente finlandese Sauli Ninisto ha dichiarato: “il nostro Memorandum congiunto sottolinea l’impegno di Finlandia, Svezia e Turchia a estendere il loro pieno supporto contro le minacce alla sicurezza reciproca”. “Il fatto che noi diventeremo alleati Nato”, ha aggiunto, “non farà altro che rafforzare questo impegno”.

Le riserve a 48 ore di distanza

Non erano passate nemmeno 48 ore dalla sigla del Memorandum trilaterale, tuttavia, che i toni tra i tre Paesi sono tornati a farsi accesi.

Erdogan si è sentito in dovere di mettere in guardia Svezia e Finlandia che, se non ottemperassero pienamente ai loro impegni, il Parlamento turco non avrebbe ratificato il loro ingresso nella Nato.

Il Presidente turco precisava che la Svezia aveva promesso di estradare 73 “terroristi” e che si sarebbe adoperata per interrompere le attività di finanziamento e reclutamento del PKK. Ma in realtà il testo del memorandum non dice nulla in tal senso a parte generiche raccomandazioni a prendere in considerazione le richieste di estradizione inoltrate dalla Turchia.

Il Presidente finlandese Ninisto ha confermato che nel Memorandum non c’è alcuna lista di terroristi effettivi o potenziali. Ha anche significativamente aggiunto che “Nel caso di estradizioni seguiremo le nostre leggi e gli accordi internazionali.  In fin dei conti l’estradizione è una materia legale in cui i politici non hanno diritto di interferire”.

Il medesimo concetto è stato ribadito dalla Andersson in una dichiarazione rilasciata mercoledì all’emittente pubblica SVT: “So che alcuni sono preoccupati che noi andremo a caccia delle persone per estradarle, e penso che sia importante dire che noi seguiremo sempre le leggi svedesi e le convenzioni internazionali e non estraderemo mai cittadini svedesi”.

Un accordo fragile?

Dalle parole dei protagonisti si evince tutta la fragilità dell’intesa a tre, che lascia potenzialmente ostaggio del veto turco l’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato.

I due Paesi baltici hanno la reputazione di essere un asilo sicuro per i membri della diaspora turca e vi hanno trovato rifugio diversi sospettati del tentato golpe ad Ankara, orchestrato nel 2016 secondo le accuse turche dalle organizzazioni guidate dal predicatore Fethullah Gülen.

Per tutti e tre i Paesi è una questione di principio: da una parte, per Ankara, la priorità alla lotta al separatismo curdo, dall’altra il sacrosanto diritto di asilo generosamente concesso da Svezia e Finlandia a tutti i perseguitati della terra.

Trovare una sintesi non sarà facile e ci vorrà tutto il peso dell’America di Biden e dei suoi armamenti all’avanguardia per convincere Erdogan a rinfoderare la spada.

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