Skip to content

peter thiel

Epstein, Palantir e Thiel: cosa sta succedendo

Jeffrey Epstein aveva contatti con Peter Thiel e nel 2014 chiese consigli su un possibile investimento in Palantir, anche se l’azienda sostiene di non avere evidenze di una sua partecipazione. Intanto, dopo la pubblicazione di nuovi documenti del Dipartimento di Giustizia Usa, la vicenda si intreccia con il Regno Unito e con le polemiche sul ruolo dell’ex ambasciatore Peter Mandelson nei rapporti tra governo britannico e Palantir.

Epstein ha investito anche in Palantir? L’ex ambasciatore britannico a Washington Mandelson ha favorito un contratto del governo britannico alla società di data intelligence co-fondata da Peter Thiel?

Sono gli interrogativi che stanno emergendo in questi giorni, dopo la pubblicazione di milioni di file su Jeffrey Epstein, pubblicati venerdì scorso dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera il finanziere americano Jeffrey Epstein, condannato nel 2008 per reati sessuali e morto suicida in carcere nel 2019  in attesa di giudizio per traffici sessuali e abuso di minori, ha incontrato numerose figure influenti del mondo finanziario e imprenditoriale, anche se non sempre questi contatti si sono tradotti in investimenti diretti.

Come ricostruito dal New York Times, i legami di Epstein con leader tecnologici di alto profilo, tra cui Bill Gates, Sergey Brin, Reid Hoffman e Peter Thiel, risultano ampiamente documentati, e alcuni hanno espresso rammarico per aver avuto contatti con il finanziere. Thiel non ha risposto a una recente richiesta di commento da parte del New York Times sebbene la società Palantir abbia dichiarato che l’azienda “non era a conoscenza del fatto che Epstein avesse mai investito o fosse azionista di Palantir”.

Nel frattempo,  il caso ha travolto anche il Regno Unito. Morgan McSweeney, capo di gabinetto del primo ministro britannico Keir Starmer, si è dimesso. Secondo il Guardian, era considerato il principale responsabile della nomina di Peter Mandelson – citato nei documenti legati alle indagini su Jeffrey Epstein – come ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti. Anche Tim Allan, direttore delle comunicazioni di Downing Street, ha annunciato le sue dimissioni.

Mandelson, figura storica del Partito Laburista per decenni, è finito sotto accusa in un’indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami con Jeffrey Epstein. L’ex ambasciatore era anche azionista di un gruppo di lobbying che annoverava la controversa società americana Palantir tra i suoi clienti, ricostruisce il Financial Times.

Mandelson avrebbe favorito l’avvicinamento del governo britannico verso un contratto da 750 milioni con Palantir. Epstein avrebbe svolto attività di lobbying a sostegno di Peter Thiel e della stessa Palantir.

Nel fine settimana, il Segretario alla Difesa del Regno Unito, John Healey, ha dichiarato che Peter Mandelson non ha avuto alcun ruolo nel facilitare l’assegnazione di un contratto di analisi dati da 240,6 milioni di sterline a Palantir Technologies.

Tutti i dettagli.

IL RAPPORTO TRA EPSTEIN E THIEL

Prima di arrivare all’attualità, facciamo un salto indietro nel tempo di un decennio. Era il 2014 quando Epstein si interessò a Palantir e, a un certo punto, suggerì a Ehud Barak, l’ex primo ministro israeliano, di parlare con il suo fondatore Thiel per un ruolo di consulenza, secondo una registrazione pubblicata dal Dipartimento di Giustizia.

Epstein avrebbe dovuto incontrare Thiel diverse volte nel 2014 e, nello stesso anno, aveva iniziato a inviare email al venture capitalist per una consulenza sugli investimenti. Quell’ottobre, chiese a Thiel se Palantir stesse effettuando un round di finanziamento, prima di chiedere a Thiel se avrebbe dovuto investire 100 milioni di dollari in Spotify, il servizio di streaming musicale, con una valutazione di 5 miliardi di dollari.

In risposta, Thiel inviò un’email a Epstein per dirgli di “astenersi” dall’investire in Spotify. “Sono un po’ più ottimista su Palantir, ma credo che non ci sia bisogno di affrettarsi”, disse Thiel riferendosi alla sua azienda, secondo la ricostruzione del New York Times.

LA POSIZIONE DI PALANTIR

In una dichiarazione, una portavoce di Palantir ha affermato che l’azienda “non era a conoscenza del fatto che Epstein avesse mai investito o fosse azionista di Palantir”. Ha anche affermato che Palantir “non ha mai avuto rapporti commerciali con Ehud Barak”.

L’INVESTIMENTO DI EPSTEIN NELLA SOCIETÀ DI PETER THIEL

Intanto, sempre il Nyt riportava lo scorso giugno che nel 2015 e nel 2016 Epstein ha investito 40 milioni di dollari in una delle società di venture capital del signor Thiel, Valar Ventures, in due transazioni distinte. Si tratta di Valar Ventures, specializzata nel fornire capitale iniziale a società tecnologiche legate ai servizi finanziari.

Secondo documenti riservati esaminati dal New York Times, quell’investimento vale quasi 170 milioni di dollari e rappresenta il più grande asset ancora detenuto dal patrimonio di Epstein, mentre resta incerta la destinazione finale di gran parte del denaro. L’operazione non era stata precedentemente resa nota né resa pubblica.

IL VALORE ATTUALE DELL’ASSET

A circa sei anni dalla morte di Epstein, l’investimento in Valar risulta essere l’asset più rilevante ancora detenuto dal suo patrimonio. In una dichiarazione dell’anno scorso, Valar ha affermato di sperare che “l’eventuale distribuzione di questi investimenti possa essere utilizzata in modo positivo, aiutando le vittime a proseguire con la loro vita”. Aaron Curtis, portavoce di Valar, ha dichiarato in una nota che quando un rappresentante dell’azienda incontrò Epstein nel 2014, egli era considerato un “noto consulente di leader mondiali, importanti università e organizzazioni filantropiche”.

SCOPPIATO IL CASO MANDELSON NEL REGNO UNITO

Ma ora arriviamo al terremoto nel Regno Unito.

Nuove tensioni per il primo ministro britannico Keir Starmer, travolto dalle polemiche sulla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, dopo la pubblicazione di documenti del Dipartimento di Giustizia Usa legati al caso Epstein. Dopo le dimissioni del capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ha rivendicato la responsabilità della scelta, anche Tim Allan, direttore delle comunicazioni di Downing Street, ha annunciato il suo passo indietro. Lo scandalo su Mandelson, figura storica del Labour già rimosso dall’incarico a settembre, si è intensificato per i riferimenti nei file ai suoi legami con Jeffrey Epstein.

C’ENTRA ANCORA PALANTIR

Nei mesi in cui Mandelson ha ricoperto l’incarico di ambasciatore negli Stati Uniti lo scorso anno, ha svolto un ruolo chiave nella visita del Primo Ministro Keir Starmer a Washington. Durante quel viaggio, il 27 febbraio 2025 il premier ha visitato gli uffici di Palantir e ha parlato con l’amministratore delegato Alex Karp. Il governo non ha registrato la visita nei suoi dati sulla trasparenza, sebbene ne abbia informato i giornalisti. Secondo i documenti governativi, era la prima volta che Starmer incontrava Karp in qualità di premier. Lo stesso giorno, Starmer tenne una conferenza stampa con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

All’epoca, Mandelson era sia ambasciatore britannico negli Stati Uniti che azionista di Global Counsel, la società di lobbying da lui co-fondata nel 2010 che annovera Palantir tra i suoi clienti.

Diversi mesi dopo, Karp firmò una partnership strategica con il Ministero della Difesa, in base alla quale il governo si impegnò a investire fino a 750 milioni di sterline nella tecnologia di difesa di Palantir nei successivi cinque anni, ricostruisce il Financial Times.

Nell’ambito di tale accordo, il mese scorso Palantir si è aggiudicata un contratto da 240 milioni di sterline dal Ministero della Difesa per “capacità di analisi dei dati a supporto di processi decisionali strategici, tattici e operativi critici” per un periodo di tre anni.

LA POSIZIONE DELLA SOCIETÀ GUIDATA DA ALEX KARP

Si discosta dalle critiche l’azienda californiana. “L’evento in questione era una tipica visita governativa a un’azienda, con tanto di photocall per i media”, ha dichiarato Palantir in una nota. “Ha offerto al primo ministro l’opportunità di incontrare i rappresentanti di un’azienda che collabora con importanti istituzioni britanniche, presso un ufficio situato vicino alla Casa Bianca, dove aveva appena incontrato il presidente degli Stati Uniti”.

LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO DELLA DIFESA BRITANNICO

Infine, la portata del caso Epsterin-Mandelson ha costretto anche il ministero della Difesa di Londra a rilasciare una dichiarazione.

Il Segretario alla Difesa britannico John Healey ha dichiarato che Peter Mandelson non ha avuto alcun ruolo nel facilitare l’assegnazione di un contratto di analisi dati da 240,6 milioni di sterline a Palantir Technologies. Nello specifico, Healey ha affermato che “Peter Mandelson non ha alcuna influenza su alcun contratto del Ministero della Difesa” e che la decisione di assegnare il contratto a Palantir era sua, citando le “capacità uniche” e la comprovata esperienza dell’azienda.

Resta comunque un elemento controverso legato all’azienda cofondata da Peter Thiel. Negli ultimi tempi, infatti, si sono accesi i riflettori sui software avanzati di Palantir, utilizzati da anni dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE) — l’agenzia statunitense responsabile del controllo delle frontiere — per tracciare e identificare cittadini stranieri sospetti.

Torna su