Torniamo sul tema sicurezza perché la coincidenza tra percezione e realtà, di solito derubricata come deformazione, illumina diverse contraddizioni di questi tempi. L’emergenza non esiste, punto e basta. Il ministro Piantedosi l’ha detto chiaramente: non bisogna alimentare la psicosi di un far west immaginario. Considerazione che sta probabilmente incidendo nella melina del governo sulle nuove norme al riguardo, assieme all’accortezza di non urtare le sensibilità quirinalizie per non ricevere qualche osservazione. La “stretta sulla sicurezza”, per citare il cubitale titolo del Secolo d’Italia, si concretizzerebbe in un pacchetto di addirittura 60 nuove norme su accoltellamenti, violenze giovanili, aggressioni nelle stazioni. Un provvedimento spot in risposta a fatti di cronaca, con introduzione di nuovi reati e inasprimenti di pena, come altri decreti sicurezza sui rave party e l’omicidio nautico.
Un commentatore ostile ma acuto come Alessandro de Angelis obietta che questi reati sono già punibili col codice vigente. È vero, ma questo panpenalismo non è più una prerogativa della destra come un tempo, quando i progressisti dicevano che “è colpa della società” e che non si deve “punire ma educare” (slogan riciclato oggi da Pino Corrias). Si pensi al femminicidio, aggravante secondo qualcuno pleonastica o addirittura iniqua, o agli eco-crimini, per i quali le pene sono state estese fino ai 12 anni. La contraddizione è intrinseca alla proliferazione normativa italiana: troppe leggi, troppe regole vanificano il diritto anziché concretizzarlo. E l’aumento delle pene in genere non è dissuasivo, anche se la pena ha comunque un fine risarcitorio, oltre a quello rieducativo.
La differenza sta solo nella tipologia di reati presi nel mirino, rispettivamente quelli di strada da destra e quelli da colletti bianchi da sinistra. E anche la fallace percezione dell’emergenza sicurezza, da sempre stigmatizzata dalla sociologia progressista alla Marzio Barbagli, non è più un’esclusiva conservatrice-reazionaria: anche nel fronte delle opposizioni c’è chi la cavalca per andare contro il governo, che a sua volta sconta il limite di una proliferazione normativa che, se prosegue, non funziona.
Bisogna ammettere che lo scarto percezione-realtà non c’è, che nella nostra vita coincidono. Come dice l’ipergarantista Piero Sansonetti sull’Unità: secondo il Cnr gli omicidi commessi coi coltelli tra i ragazzi sono raddoppiati in sette anni, ma in generale sono crollati del 30 per cento dal 2014. Comunque stiano le cose, secondo Noto sondaggi, due italiani su tre approvano la “stretta”. I dati numerici sono soggettivi, figuriamoci gli expertise… Lo dimostra il caso Barbero, crocifisso da destra e idolatrato da sinistra per la sua posizione sul referendum giustizia.






