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Elezioni midterm Usa: chi ha vinto, chi ha perso e chi ha pareggiato

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Chi ha vinto, chi ha perso e chi ha pareggiato secondo i primi risultati delle elezioni Midterm negli Stati Uniti con Trump al centro dell’attenzione. L’articolo di Stefano Graziosi, autore del recente libro “Apocalypse Trump”

Un pareggio: questo l’esito delle midterm americane. I democratici sono riusciti a riconquistare la Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani hanno mantenuto il controllo del Senato. Era dalle elezioni del 2010 che non si verificava il caso di un Congresso spaccato in due. E, stavolta, non è esattamente chiaro a che cosa questa delicata situazione possa preludere.

Certamente Trump non può dormire sonni troppo tranquilli. Il rischio per lui è infatti quello di trasformarsi nella proverbiale “anatra zoppa”, ritrovandosi bloccato nel portare avanti la sua agenda di governo. E’ infatti plausibile che la Camera, in mano ai democratici, tenterà di ostacolarlo su svariate questioni: dalle tasse al contrasto dell’immigrazione clandestina, passando – forse – per alcuni dossier di politica estera. Inoltre non bisogna trascurare che l’esito di queste midterm renda più probabile l’eventualità di un processo di impeachment ai danni del presidente. Secondo la Costituzione, è infatti la Camera dei Rappresentanti ad istruire il processo di messa in stato d’accusa. Una via che potrebbe congelare l’azione amministrativa della Casa Bianca per lungo tempo.  

Tuttavia non è che tra i democratici la situazione sia poi così rosea. Il trionfo che molti avevano annunciato non c’è stato, mentre permane uno stato di lotta e confusione elevatissimo in seno al Partito dell’Asino. Non solo non c’è accordo su svariate questioni (come, per esempio, la riforma sanitaria). Ma gli stessi vertici dell’Asinello sono sotto attacco da parte della base e di alcuni deputati demo in particolare, la leader della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi, sta ricevendo non poche contestazioni dai suoi. Del resto, neppure sull’eventualità di intentare un processo di impeachment c’è concordia tra i democratici: soprattutto le correnti centriste temono infatti che una simile mossa possa rivelarsi un’arma a doppio taglio e – magari – trasformarsi in un boomerang (come accadde ai repubblicani nel 1999 ai tempi di Bill Clinton). Pur detenendo la Camera, quindi, è tutto da dimostrare che l’Asinello sarà effettivamente capace di delineare una strategia politica coerente: una strategia che ponga le basi per una sua rinascita alle presidenziali del 2020. 

Inoltre, mantenendo il controllo del Senato, i repubblicani continuano a dirigere quella che, in definitiva, è la camera più importante. Si pensi solo alla magistratura. E’ infatti il solo Senato che ha l’autorità di confermare i giudici nominati dal presidente. Ed è sempre il solo Senato ad esprimere un verdetto sull’eventuale colpevolezza di un presidente messo in stato d’accusa. Ragion per cui Trump e l’Elefantino continuano ad avere la possibilità di scegliere i giudici delle corti federali, oltre alla capacità di bloccare tentativi di impeachment da parte dell’Asinello.

Insomma, la situazione politica americana sembra essere piombata nello stallo: il muro contro muro sembra alle porte e gli scontri fratricidi potrebbero caratterizzare i prossimi due anni. Ciononostante non è detto che tutto questo sia inevitabile. Perché non si può escludere che possa aver luogo una collaborazione tra le parti avverse. Qualcuno parlerà forse di fantapolitica o ingenuo ottimismo. Ma le cose non stanno esattamente così.

Non dobbiamo infatti dimenticare che, sotto il profilo politico, Donald Trump risulti una figura profondamente trasversale e come su alcune questioni programmatiche risulti paradossalmente più vicino alla sinistra americana che alla tradizione di Ronald Reagan. Dal commercio internazionale alla riforma infrastrutturale, non sono pochi gli ambiti in cui potrebbe crearsi una sintonia tra Trump e il Partito Democratico. Una possibilità che, a ben vedere, potrebbe tornare utile a tutti. I democratici potrebbero infatti finalmente rinunciare al loro ostruzionismo barricadiero, mentre Trump potrebbe approfittarne per mettere all’angolo quei repubblicani ortodossi con cui non ha mai intrattenuto relazioni idilliache. Di contro, uno scontro frontale finirebbe quasi certamente con il favorire il presidente che – posto voglia ricandidarsi – si presenterebbe nel 2020 denunciando ancora una volta il teatrino di Washington, contrapponendogli la sua immagine di antipolitico. Una strategia rodata. Che potrebbe rivelarsi nuovamente efficace.

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