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Come la guerra in Ucraina sta influenzando la politica in Germania

Nord Reno

Alle elezioni in Nord Reno-Vestfalia, il tema Ucraina (con tutti i suoi derivati su energia e inflazione) ha pesato più delle questioni locali. Tutte le conseguenze per il governo Scholz. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Al primo test regionale con valenza nazionale si ribalta il quadro politico uscito dalle elezioni politiche dello scorso settembre. L’effetto Scholz appare già evaporato, la Cdu sotto Friedrich Merz inizia a superare lo shock del dopo Merkel e i Verdi ritrovano lo splendore perduto nell’ultimo miglio della corsa alla cancelleria.
Dal Saarland e dallo Schleswig-Holstein, dove si è votato nelle settimane precedenti, al Nord Reno-Vestfalia cambia la valenza del voto e il suo riflesso sugli equilibri nazionali. La terza elezione del tornello elettorale regionale di questa prima metà dell’anno si allinea con gli umori nazionali, i temi legati alla guerra in Ucraina si sono sovrapposti a quelli locali, che invece erano stati predominanti nei due Länder precedenti.

D’altronde il Nord Reno-Vestfalia è il Land più popoloso della Germania con oltre 18 milioni di abitanti e la sua struttura economica variegata e complessa lo rende un laboratorio appropriato per capire i movimenti di fondo dell’elettorato tedesco.

Secondo i sondaggi doveva essere un testa a testa fra Cdu e Spd. Le urne hanno consegnato invece una chiara vittoria ai cristiano-democratici (35,7% contro 26,7%). Cui si aggiunge il grande successo dei Verdi (18,2%), che triplicano i consensi rispetto a cinque anni fa, e la debacle dei liberali (Fdp), mezzo punto sopra il filo del 5% che garantisce l’ingresso nel parlamentino. In un Land caratterizzato da una lunga tradizione socialdemocratica, il governo uscente era di centro-destra, Cdu e Fdp. Alla guida Hendrik Wüst, figura ancora piuttosto sbiadita che aveva sostituito in corsa Armin Laschet, a sua volta battutto da Scholz per la cancelleria.

Sul piano locale, c’è da registrare la sconfitta della coalizione uscente: se la Cdu cresce (di 2 punti), i liberali crollano (di 7 punti e mezzo) e una riedizione del centro-destra non è possibile, anche al netto dell’ingresso o meno dei liberali in parlamento. L’opzione più probabile è un governo nero-verde, a guida Cdu ma con gli ecologisti partner non di secondo piano. Anche qui un parallelo nazionale: era questa la maggioranza più probabile per il dopo Merkel prima del disastro di Laschet in campagna elettorale. Ma resta in piedi anche un’alternativa, seppure numericamente meno robusta: una replica regionale della coalizione semaforo nazionale.

Ma il voto nella regione di Colonia, Bonn e Düsseldorf offre riflessioni di natura generale che potranno incidere sul comportamento di leader e partiti a Berlino. Inflazione, clima, approvvigionamento energetico e guerra in Ucraina sono stati in ordine i temi più sentiti dai cittadini e la gestione delle varie crisi da parte degli attori politici nazionali ha avuto un peso importante nel voto di ieri. Lo testimoniano le prime analisi elettorali fornite dalla rete pubblica Ard, secondo cui un classico tema locale come l’istruzione è scivolato al quinto posto.
Cdu e Spd sono ritenuti responsabili della dipendenza energetica della Germania da Mosca, ma i socialdemocratici pagano anche l’atteggiamento del cancelliere nella crisi ucraina, ritenuto dal 59% degli elettori del Nord Reno-Vestfalia esitante e indeciso. Scholz si è speso personalmente negli ultimi giorni della campagna elettorale, ma il 40% degli elettori non riconosce una linea politica precisa nelle sue decisioni. Così si spiega la sconfitta dei socialdemocratici in una delle loro vecchie roccaforti, dove con il 27% ottiene il peggior risultato della sua storia in questo Land.

Al contrario i Verdi ritrovano vigore, sospinti dalla chiarezza della linea adottata dal partito e rappresentata dai suoi leader al governo, non a caso i ministri più amati dagli elettori: Robert Habeck all’Economia e Clima e Annalena Baerbock agli Esteri. La svolta politica della Germania nella politica di difesa, energetica e militare ha più il loro marchio che quello di Scholz. Giova il chiaro posizionamento a fianco dell’Ucraina ma anche il fatto di essere stati gli unici, negli anni passati, a contrastare la dipendenza energetica dalla Russia: unici a opporsi al Nord Stream 2, unici a indicare il rischio strategico di un legame così stretto, unici a comprendere le preoccupazioni dei paesi centro-est europei, dai polacchi ai baltici. Se oggi la Germania ha qualche carta da giocare tra Varsavia, Tallin e Kiev lo deve soprattutto a loro.

Il ripensamento della politica di sicurezza energetica si lega anche al tema della difesa del clima: lo sviluppo delle fonti rinnovabili appare oggi ancor di più una strada ineludibile, anche se non l’unica per affrontare la crisi di questo periodo. Su questo punto i Verdi sono, secondo tutti i sondaggi, i più credibili, così come risultano il partito programmaticamente più attrezzato sui temi del futuro. Sondaggi e voto si intrecciano: anche in Nord Reno-Vestfalia, come otto mesi fa alle elezioni federali, i Verdi risultano i più votati dai giovani e sono gli unici ad aver attratto consensi dall’area del non voto.

I dati elettorali di ieri insomma costituiscono un perfetto termometro degli umori nazionali. Gli ultimi sondaggi indicano tendenze completamente sovrapponibili ai numeri del Nord Reno-Vestfalia, con la Cdu in ripresa, l’Spd in calo, i Verdi tornati a crescere e i liberali in crisi di identità. Un buon promemoria per i politici berlinesi in tempo di crisi.

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