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Europee

Tutte le sfide di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia

Che cosa sta succedendo nella maggioranza di governo tra Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia. La nota di Paola Sacchi

Benvenuti nel fine estate del detto e non detto. Senza un centro di gravità permanente. Dal presidente Giuliano Amato su Ustica all’abbassamento della soglia per le Europee.

La conferenza stampa di Amato ieri è suonata come un tentativo di ammorbidire , pur confermandolo, quanto aveva già detto a la Repubblica e cioè supposizioni di fatto, seppur con l’esigenza di chiedere “a 85 anni” che “venga fatta luce sulla verità” di Ustica e non solo. Quanto all’abbassamento della soglia per l’elezione alle Europee, i fatti all’ultimo hanno rovesciato quanto dai giornali di varie tendenze veniva ormai dato per certo, ovvero la ricerca di un accordo politico per andare al 3 per cento. Nel caso di Amato l’unica cosa certa emersa è l’ammissione dell’errore (seppur lo abbia definito “un dettaglio rispetto alla sostanza denunciata”, e “cioè l’insofferenza di larga parte della classe politica, Craxi incluso, davanti alla ricerca della verità”) cronologico di non poco conto commesso su quando Bettino Craxi fece avvisare Gheddafi. E cioè nel 1986, sei anni dopo Ustica, quando era premier, per salvare il leader libico da un bombardamento Usa, che con la sua uccisione avrebbe destabilizzato gli equilibri nel Mediterraneo. I fatti hanno dato drammaticamente ragione a Craxi dopo la guerra alla Libia e la morte del rais. Nel caso dell’abbassamento della soglia alle Europee dal 4 al 3 per cento dopo la discesa in campo di Matteo Renzi alle Europee con la lista “Centro”, scenario ribaltato.

Ieri sia la Lega che Forza Italia hanno sbattuto sonoramente la porta a un’ipotesi del genere. La Lega in una nota ha detto un no secco: “Non è la priorità. E soprattutto è giusto che gli italiani scelgano I propri rappresentanti, senza bisogno di aiutini”. Sottinteso, aiutini in particolare al nuovo “Centro” di Renzi. Forza Italia con Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, è stata caustica: “Renzi non ha voti, faccia più conferenze in Arabia Saudita. Il berlusconismo resterà sempre, come il gollismo”. Licia Ronzulli, presidente dei senatori azzurri: “Ci manca solo che Renzi si scinda ormai da se stesso”. Giorgio Mulè, vicepresidente azzurro della Camera: “Forza Italia sa stare al centro. Renzi fa le sue manovre”.

Sia Fi di Antonio Tajani (ministro degli Esteri ieri ancora in missione in Cina) che Lega di Matteo Salvini, l’altro vicepremier e titolare del Mit, anzi rilanciano dicendo che sarebbe semmai meglio alzare la soglia al 5 per cento. Aperture all’abbassamento al 3 per cento invece erano venute da esponenti di FdI, come l’altro ieri dal presidente dei senatori Lucio Malan. Aperture ieri smorzate ma fino a un certo punto dallo stesso Malan: “Non è la priorità, ne parleremo innanzitutto con gli alleati. Non abbiamo detto no ma questo non significa che abbiamo detto sì. E comunque si parla sulla base di un testo scritto”. Posizioni che però, seppur ammorbidite, stridono oggettivamente con la chiusura netta di Lega e Fi. Ed è facile immaginare che abbiano destato legittimi sospetti negli alleati, come quello di eventuali scenari futuri in cui FdI potrebbe usare Renzi o altri di volta in volta nel caso di dissensi interni o mancanza di sufficienti parlamentari in aula. Forse solo supposizioni giornalistiche.

Comunque, è un fatto che al Senato il presidente Ignazio La Russa fu eletto anche con almeno 17 voti provenienti dalle opposizioni, visto che Fi non lo votò ( con eccezione di Silvio Berlusconi e Elisabetta Casellati) per divergenze allora sulla composizione del governo. Così come è un fatto che ora Fi e Lega sbattano la porta alla sola ipotesi che l’asticella europea venga abbassata. Con il rischio oggettivo di favorire Renzi, ma anche forze minori radicali di sinistra. Lo stesso Renzi si dice contrario ad abbassare l’asticella del 4 per cento, da cui invece verrebbe beneficiato. Uscita, del resto, tatticamente inevitabile la sua. L’ex premier e leader di Iv dice chiaramente che intende aprire un varco “riformista”, prendendo voti sia al Pd che a Fi. Per fare l’agognato centro contro ” populismo di sinistra e sovranismo di destra”, in Europa rappresentato da Marine Le Pen e Afd.

Nell’estate del detto e non detto, risultano finora chiaramente detti solo i no di Lega e Fi all’abbassamento della soglia. Il partito di Salvini perché intende rafforzare la sua già netta posizione a favore dell’affermazione di un centrodestra europeo però con dentro anche la Le Pen e i tedeschi di Afd. E così occupare anche spazi di destra lasciati scoperti in Italia dal partito del premier Giorgia Meloni. Seppur la Lega sia da sempre un partito pragmatico e post-ideologico, in questo senso di centro, ma ora con la legittima necessità di tornare a doppia cifra e non essere insidiata a destra dalla dispersione di voti che provocherebbe con l’abbassamento dell’asticella l’affermazione di nuovi piccoli partiti come quello di Gianni Alemanno.

Forza Italia, pur contraria alle alleanze con Afd e la Le Pen in Europa, è naturale che faccia quadrato contro le mire di Renzi. Peraltro ufficializzate dallo stesso leader di Iv che vuole far “Centro” senza però un centro di gravità permanente nei consensi reali del Paese. FdI? L’affermazione di partitini a sinistra del Pd renderebbe con la sottrazione dei voti i dem, principale partito d’opposizione, più deboli. Cosa che ovviamente non farebbe dispiacere al partito del premier. E rafforzerebbe la sua centralità in generale e dentro lo stesso centrodestra. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in una intervista con Paola Di Caro per Il Corriere della sera ha detto che FdI vuole diventare “l’architrave” del centrodestra, seppur “senza mire egemoniche”. Insomma, intende legittimamente svolgere quel ruolo sempre rivendicato da Silvio Berlusconi, fondatore della coalizione, per Forza Italia.

La gara a chi fa centro è aperta. Seppur il peso di FdI sia imparagonabile con quello che i numeri assegnano a Renzi e FdI sia fermamente attestata da sempre sul bipolarismo. La gara nel centrodestra che si accentuerà inevitabilmente per le Europee è, appunto, tutta interna. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ovvero il rischio che Renzi, abile nelle manovre di Palazzo, o lo stesso Amato – le cui dichiarazioni su Ustica, non certo di aiuto per i rapporti del governo con la Francia, sono oggettivamente quasi contestuali a una interrogazione del Pd sul tema -, si insinuino goccia a goccia in certe fisiologiche tensioni nella maggioranza in vista delle Europee.

Forse, seppur la coalizione sia solida e l’alternativa non si intravvede, servirebbe più spirito collegiale nei confronti degli alleati da parte di FdI, il partito maggiore di cui il premier Meloni è presidente. Se attecchisse, seppur appaia improbabile, l’operazione “Centro” di Renzi con inevitabili riflessi italiani, non solo sarebbe un tracollo per Fi, ma sarebbe l’apripista per scardinare l’intero assetto del centrodestra o destracentro. Dove la Lega, secondo partito, è, insieme con Fi, l’altro decisivo partner di FdI.

Salvini, intervistato da Rtl questa mattina, pur definendo “fantasie” quelle dei giornali e sottolineando che non ci sono dissidi nella maggioranza neppure sulla legge di Bilancio e che il governo “durerà cinque anni”, ribadisce: “La legge elettorale per le Europee quella è e quella resta. I problemi degli italiani sono altri”.

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