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Ecco temi e protagonisti delle elezioni in Iran

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Iran

La campagna elettorale in Iran vista da Alberto Zanconato (giornalista dell’Ansa, già corrispondente in Iran)

 

In effetti le elezioni segnano un momento particolare dell’Iran. Visto dall’interno è ancora più diviso. C’è una parte ovviamente più tiepida nei confronti dell’ideologia della Repubblica islamica che ha votato soprattutto per la parte riformista e che questa volta si dice del tutto delusa e non andrà a votare.

Delusa sia per le promesse non mantenute del Presidente Hassan Rohani, in merito alla liberalizzazione interna, sia per la mancata realizzazione di un miglioramento della situazione economica seguita alla uscita dagli Usa dall’Accordo sul nucleare (Jpcoa). Inoltre, come ciliegina sulla torta, la delusione si fa più pesante vista la squalifica di moltissimi candidati da parte del Consiglio dei Guardiani, circa la metà dei 14/15 mila candidati riformisti, tra i quali 75 deputati del Parlamento uscente. Questo è quello che dicono i riformisti.

D’altra parte, i conservatori affermano che, seppur dall’accordo sul nucleare sono usciti gli Stati Uniti, Rohani non avrebbe dovuto accettare, come il suo ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, un accordo di questo genere. Inoltre, i conservatori citano le parole della Guida Suprema Ali Khamenei che ribadisce di non essere mai stato d‟accordo con l’intesa sul nucleare e, pur avendo lasciato il governo agire liberamente, adesso sono i fatti a dargli ragione…degli americani non ci si può fidare.

Tra queste due correnti tradizionali, i conservatori e i riformisti, ce n’è una terza che si sta facendo strada: la Coalizione del Consiglio della Rivoluzione islamica in Iran. Questo terzo settore si definisce neofondamentalista. Ho intervistato per l’Ansa il direttore del giornale conservatore iraniano Resalat, il quale dicendo di sentirsi rappresentato da questa lista, afferma che vuole svecchiare il sistema politico iraniano presentando più giovani, e che si pone criticamente sia nei confronti dei riformisti che dei conservatori. Sostiene sia venuta l‟ora di un ricambio generazionale.

Effettivamente, nella Repubblica islamica i grandi leader della rivoluzione sono tutti scomparsi, ad eccezione dell’ottantenne Ali Khamenei e già sono aperti i giochi per la sua successione. Mi chiedo, questa iniziativa dei neo-fondamentalisti, che vogliono un governo che guardi ai più poveri riducendo il gap economico con i ricchi, rappresenta davvero un nuovo movimento spontaneo o è un esperimento della classe dirigente islamica per fare crescere una nuova generazione che dovrà prendere le redini di un sistema i cui leader sono ormai scomparsi?

È un quesito interessante e quello che secondo me fa pendere la bilancia verso un’interpretazione di questo tipo (il tentativo di autorinnovamento dell’Iran ndr) lo dimostra il fatto che di questa lista facciano parte sì molti giovani, ma anche un ex comandante dei pasdaran, Mohsen Rezai, un ex capo della polizia nazionale ed ex sindaco di Teheran. Questi due rappresentanti della generazione di mezzo potrebbero davvero traghettare la Repubblica islamica dalla generazione rivoluzionari a quella più giovane, del futuro.

Intervento tratto dal Forum Iai (qui tutti gli interventi)

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