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Perché all’Italia serve un Consiglio di Sicurezza nazionale

Sicurezza Nazionale

Per difendere lo Stato con efficacia da minacce e vulnerabilità multi-dimensionali bisognerebbe costituire un Consiglio di sicurezza nazionale. L’analisi di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici

La pandemia globale da Covid-19 ha presentato nuove sfide strategiche negli ambiti politico, militare, economico, sociale, infrastrutturale, informativo e di intelligence per tutti gli Stati, mettendo a dura prova i sistemi di sicurezza nazionali e costringendo i governi ad adottare decisioni e compromessi difficili. Le prime azioni intraprese dalle nazioni colte di sorpresa dalla diffusione del virus, sono state la chiusura tardiva dei confini, l’implementazione di lockdown e di sospensione della democrazia in stile cinese, che non hanno fermato la diffusione del virus, ma hanno gravemente limitato la libertà dei cittadini e comportato pesantissime conseguenze sociali ed economiche.

Il 29 aprile 2020, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump diede il via all’”Operazione Warp Speed” (OWS), una partnership pubblico-privata avviata per facilitare e accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini, terapie e sistemi diagnostici per contrastare il Covid-19.

Il programma garantì agli Usa la produzione di massa di più vaccini e tipi di tecnologie vaccinali, consentendo una distribuzione più rapida di quest’ultimi. Il piano prevedeva che anche che alcuni di questi vaccini non si sarebbero dimostrati sicuri o efficaci, ma ha assicurato la disponibilità ai cittadini di mezzo mondo di tre vaccini sicuri ed efficaci a tempi di record ed il ritorno ad una “nuova” normalità.

L’Operazione Warp Speed, inizialmente finanziata con circa 10 miliardi di dollari con il CARES Act (Coronavirus Aid, Relief and Economy Security) approvato dal Congresso degli Stati Uniti il 27 marzo, è stato un innovativo programma che ha coinvolto componenti del Dipartimento della salute e dei servizi umani, compresi i Centers for Disease Control and Prevention, Food and Drug Administration, i National Institutes of Health, Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), imprese private e altre agenzie federali tra cui il Dipartimento dell’Agricoltura, il Dipartimento dell’Energia e il Dipartimento degli Affari dei Veterani ed il Dipartimento della Difesa.

Il Covid-19 aveva già duramente colpito le comunità a livello globale ed il coinvolgimento del Dipartimento della Difesa dimostra che gli analisti Usa avevano già intuito che questa crisi sanitaria si sarebbe trasformata anche in una crisi di sicurezza globale.

E la sicurezza interna è direttamente collegata alla sicurezza internazionale e da questa influenzata.

Oramai è chiaro che le implicazioni dell’impatto della pandemia e le loro conseguenze rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, che per essere adeguatamente affrontata dai governi, indipendentemente dal sistema costituzionale che li elegge e legittima, devono essere flessibili, agili e innovativi – tutti attributi impegnativi e certamente non presenti in un settore pubblico burocratico come quello italiano.

Ma cosa si intende per sicurezza nazionale? Sir David Omand (ex Direttore dell’agenzia di intelligence GCHQ) la definisce come “la fiducia del cittadino che i rischi della vita di ogni giorno, sia le minacce prodotte dall’uomo che i pericoli impersonali, siano adeguatamente affrontati in modo tale che si possa condurre una vita normale”.

La sicurezza nazionale può essere messa a rischio non solo per azioni intenzionali dell’uomo (security) ma anche per eventi naturali e/o casuali (safety).

La sicurezza nazionale rappresenta la salvaguardia della Repubblica da ogni pericolo e minaccia proveniente sia dall’interno sia dall’esterno del Paese, la protezione degli interessi vitali dello Stato, che si esplicitano nella: sicurezza territoriale, sicurezza economica, sicurezza sanitaria, sicurezza ecologica, sicurezza cibernetica, sicurezza fisica e nella stabilità socio-politica e comprendono, per espressa definizione, sia gli aspetti di “security” che quelli di “safety”.

Definire una questione come una minaccia alla sicurezza nazionale significa attribuirle un’importanza vitale per lo Stato, tale da autorizzare l’utilizzo di processi, strumenti e decisioni eccezionali. Richard Ullman descrive la minaccia alla sicurezza nazionale come “un’azione o una sequenza di eventi che: “minaccia drasticamente e, nel breve tempo, riduce la qualità di vita degli abitanti di uno Stato; o minaccia significativamente di restringere la gamma di opzioni disponibili per un governo o entità private e non governative (persone, gruppi, corporazioni) all’interno dello Stato”.

Il contesto pandemico come quello che stiamo affrontando, incide su molteplici aspetti dell’interesse nazionale, e fatti e comunicazioni chiare possono salvare vite umane e sono essenziali per mantenere la sicurezza pubblica e sostenere i valori condivisi di libertà, democrazia e stato di diritto.

La disinformazione come la creazione e la diffusione deliberata di informazioni false e/o manipolate con l’intento di ingannare e fuorviare l’opinione pubblica rappresentano il tentativo di alcune potenze ed organizzazioni, statuali e non statuali, di aggravare le divisioni all’interno degli Stati e tra le nazioni e di minare la fiducia delle popolazioni nei confronti dei propri governi.

Con l’introduzione del Certificato Covid digitale dell’Ue, impropriamente chiamato green pass dai giornalisti italiani, sono iniziate manifestazioni di protesta anche violente e critiche da parte di migliaia di cittadini ed organizzazioni che sostengono si tratti di una strategia per mascherare l’obbligo vaccinale contro il Covid-19 facendo riemergere l’antivaccinismo, che nel 2019 è stato inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tra le dieci più gravi minacce per la salute pubblica.

L’intensificarsi di campagne di disinformazione, di proteste sempre più violente e l’aumento dei contagi che sta provocando questa nuova ondata in tutta Europa richiedono che l’Italia promuova un indispensabile coordinamento con gli alleati e i partner, per intraprendere iniziative comuni per contrastare questa crisi in rapido movimento ai nostri confini. È fondamentale che il governo inquadri la situazione non solo dal punto di vista sanitario ma come una grave minaccia alla sicurezza nazionale, elaborando una strategia ed una comunicazione che permetta alle Istituzioni, alla società civile e al settore privato di lavorare insieme e coordinate dal Governo nazionale per evitare nuovi lockdown, assicurare l’uscita dalla crisi, la resilienza nella nostra società ed il rilancio dell’economia del Paese.

In questa guerra informativa il Servizio Pubblico Radiotelevisivo e le attività della Rai assumono una centralità funzionale e strategica nell’ambito della tutela dell’interesse nazionale.

Oltre alla questione sanitaria, ai contagi in crescita, deve essere chiaro a tutti che il nostro patrimonio tecnologico, finanziario, scientifico, industriale fa gola a molti, a troppi: avversari e presunti amici. Noi siamo ambiti, contesi dagli uni e dagli altri, da chi ci vuole mercato di sbocco e da chi vorrebbe acquisire la nostra finanza, il nostro risparmio, e le nostre piattaforme produttive, i nostri aeroporti e linee aeree, i porti e le nostre reti ferroviarie, le infrastrutture materiali e quelle immateriali. Noi siamo la realtà economica più contesa da parte di avversari e amici, vicini e lontani, in quanto produttori delle eccellenze “Made in Italy” e consumatori.

Per difendere lo Stato con efficacia da minacce e vulnerabilità multi-dimensionali bisognerebbe costituire un Consiglio di sicurezza nazionale, simile a quello di altre democrazie, dotato di strumenti efficaci di informazione e di decisione negli ambiti ambientale, sanitario, economico, produttivo ed educativo, oltre che militare.

Solo così sarà possibile una coerente strategia di sicurezza per proteggere i cittadini e le infrastrutture contro una crisi sempre più complessa.

 

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