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Perché Bonaccini è stato riconfermato in Emilia Romagna. Report

di

Bonaccini

I motivi per cui Bonaccini è stato rieletto presidente della Regione Emilia-Romagna in un saggio dell’Istituto Cattaneo pubblicato pochi giorni fa. 

 

L’Emilia-Romagna va al centrosinistra con l’elezione a presidente di Stefano Bonaccini che raggiunge 51,4% dei consensi con 1.178.421 voti, la leghista Lucia Borgonzoni sostenuta dal centrodestra si ferma al 43,68% con 1.005.298 voti, mentre Simone Benini del M5S raccoglie il 3,46% per 79.751 consensi.

Questi i principali risultati delle elezioni Regionali in Emilia-Romagna quando sono state scrutinate 4.459 sezioni su 4.520 e dove si e’ registrato un boom di affluenza del 67,7% contro il precedente 37,8 per cento.

In Calabria trionfa il centrodestra con la candidata presidente forzista Jole Santelli che raggiunge il 55,82% con 371.239 voti, mentre lo sfidante del centrosinistra Filippo Callipo si ferma al 30,33% con 201.752 voti, mentre Francesco Aiello sostenuto dal Movimento 5 Stelle raccoglie il 7,31% con 48.608 voti (2.066 sezioni scrutinate su 2.420). Stabile l’affluenza in Calabria al 44,33% (contro il 44,15% delle precedenti elezioni).

Un’analisi più approfondita del voto in Emilia-Romagna rivela che il Pd è il primo partito con il 34,7% dei consensi, pari a 739.640 voti, tallonato dalla Lega con il 32% (681.725 voti), poi con grande distacco Fratelli d’Italia con l’8,6% (183.633 voti), lista Bonaccini presidente col 5,8% (123.207 voti), Movimento 5 Stelle al 4,7% con 100.864 voti (ma il candidato Stefano Benini raccoglie solo il 3,5% per effetto del voto disgiunto), E-R Coraggiosa Ecologista Progressista al 3,8% (80.230), mentre Forza Italia si ferma al 2,6% (54.697 voti).

(Redazione Start Magazine)

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Pubblichiamo estratto del capitolo ” Identikit dell’elettorato in Emilia-Romagna: paure, priorità e prospettive” contenuto nel report dell’Istituto Cattaneo:

La forte personalizzazione del governo regional contribuisce a trasformare il voto per la propria regione in un giudizio retrospettivo, di punizione o ricompensa, su ciò che nei cinque anni di mandato è stato fatto o non fatto. Nell’avvicinarsi alla scadenza del 26 gennaio in Emilia-Romagna è importante, quindi, analizzare le opinioni dei cittadini dell’Emilia-Romagna sull’operato del Presidente Bonaccini, anche in prospettiva comparata, confrontandolo con quello degli altri esponenti degli esecutivi regionali. A tal fine, è stato chiesto ai cittadini di 8 regioni italiane quanto ritenessero efficace l’azione del Presidente della loro regione. Nella Fig. 14 sono state riportate le percentuali di intervistati che considerano molto o abbastanza efficace l’operato dell’esecutivo.

Come emerge chiaramente dai dati, la giunta guidata da Stefano Bonaccini è giudicata positivamente dal 62% dei cittadini emiliano-romagnoli. In pratica, quasi due persone su tre ritengono che le azioni messe in campo dal centrosinistra nel governo dell’Emilia-Romagna siano state efficaci. Una percentuale più che positiva che consente a Bonaccini di impostare una campagna elettorale molto personalizzata, proprio al fine di capitalizzare i buoni giudizi ricevuti sul suo mandato.

La prestazione del governo emiliano-romagnolo non va considerata positiva soltanto in una prospettiva regionale, ma può essere giudicata anche nel contesto delle altre regioni italiane. In questa ottica, Bonaccini risulta il secondo Presidente di regione più apprezzato tra quelli esaminati, secondo soltanto al «governatore» del Veneto, Luca Zaia, il cui operato è giudicato efficace dal 66% dei cittadini veneti.

Bonaccini e Zaia – rappresentanti di due regioni eredi di due diverse subculture politiche («rossa» in Emilia e «bianca» in Veneto) – sono gli unici due Presidenti a registrare un consenso sulla propria azione superiore al 60%. Al terzo e quarto posto in questa classifica dei governatori più efficaci troviamo due esponenti del centrodestra: Giovanni Toti in Liguria e Attilia Fontana in Lombardia (entrambi con il 55% di giudizi positivi). Mentre Massimiliano Fedriga, altro esponente della Lega, arriva al quinto posto (46%).

Per trovare un altro esponente del centrosinistra nella classifica dei Presidenti regionali bisogna arrivare al sesto posto, con il «governatore» della Toscana Enrico Rossi (43%), mentre Nicola Zingaretti, attuale segretario del Pd e Presidente del Lazio, si trova all’ottavo posto (30%).

La concentrazione dell’attenzione sulla figura del Presidente nel voto regionale non si limita soltanto a un giudizio retrospettivo – di promozione o bocciatura – sul governo uscente, ma richiede ai candidati anche di presentare un programma sui futuri progetti per la regione. Nel primo paragrafo abbiamo già visto quali sono le paure o le preoccupazioni principali che affliggono gli emiliano-romagnoli. Ora, con l’ausilio della Fig. 15, abbiamo chiesto ai cittadini dell’Emilia-Romagna di indicare le azioni prioritarie necessarie per fare crescere (ulteriormente) la regione.

Al primo posto tra le azioni considerate urgenti dagli emiliano-romagnoli c’è la necessità di ridurre gli aggravi burocratici. Infatti, quasi il 50% delle risposte totali indica nella burocrazia un ostacolo alla crescita della regione. In effetti, com’è stato rilevato, su «questo terreno il centrosinistra non ha fatto molto: le sue classi dirigenti sono in massima parte politico-burocratiche, avvezze a utilizzare la complessità dell’impianto normativo e regolamentare come risorsa di negoziazione e di mediazione. Ricostruire le filiere dei servizi a partire dalla facilità di accesso dell’utente, senza intermediazioni associative, significherebbe in effetti un cambio di passo notevole». In questo senso, l’indicazione che arriva dai cittadini dell’Emilia-Romagna sembra toccare effettivamente un nervo scoperto dell’amministrazione regionale, sul quale il prossimo governo sarà chiamato a intervenire.

Come seconda azione considerata prioritaria per far crescere l’Emilia-Romagna, gli intervistati indicano l’esigenza etica di una maggiore onestà degli amministratori, quasi come precondizione per il buon governo regionale. Al terzo e al quarto posto delle misure giudicate prioritarie gli intervistati suggeriscono soluzioni di tipo prevalentemente istituzionale, che servano a rendere la «macchina» amministrativa della regione più efficiente o più autonoma rispetto allo Stato centrale. Su quest’ultimo fronte, il Presidente Bonaccini si è effettivamente speso, assieme a Lombardia e Veneto, per ottenere maggiori spazi di autonomia secondo lo schema del regionalismo differenziato previsto all’art. 116 della Costituzione.

Al momento, però, la questione dell’(ulteriore) autonomia regionale è bloccata dalle trattative all’interno del governo Conte 2 e con le altre regioni, soprattutto quelle meridionali. Ma è probabile che la questione ritornerà al centro dell’agenda politica regionale una volta che il voto sarà stato celebrato e la maggioranza dei cittadini continuerà a chiedere più spazi di autonomia per la propria regione.

Infine, tra le altre azioni – non maggioritarie – che l’opinione pubblica dell’Emilia-Romagna ritiene giusto implementare per far crescere la regione sono indicate alcune misure che si proiettano verso il futuro, come un maggior impegno nel governo (16%), una maggiore cultura dell’innovazione (13%), l’assegnazione di maggiori poteri (e conseguenti responsabilità) ai giovani (12%) e, infine, una maggiore apertura (6%), intesa probabilmente sia in chiave culturale che economica.

Uno spirito di rinnovamento che in parte contraddice quel sentimento diffuso di timore verso il futuro che abbiamo descritto in questo capitolo ma che, se osservato con attenzione, può essere letto come una risposta a quelle paure. In realtà, è proprio su questa dialettica tra la necessità dell’innovazione e la comodità della conservazione che ruota la 198 campagna elettorale per le prossime elezioni regionali del 26 gennaio. E chi riuscirà a interpretare più efficacemente questa volontà di cambiamento nella continuità, partirà avvantaggiato nella sfida all’ultimo voto contro i suoi avversari.

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