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Ecco la nave sommergibile progettata dalla Russia

Nave Rubin

La nave sommergibile progettata dalla Russia per le nuove mosse sottomarine. L’approfondimento di Giovanni Martinelli

 

Il Rubin Design Bureau è uno dei 3 più importanti centri di progettazione Russi per sottomarini; anzi, per la precisione, il principale. Nella sua lunga storia (essendo stato fondato proprio all’inizio del secolo scorso) ha elaborato decine e decine di progetti; sia per battelli a propulsione convenzionale, sia a propulsione nucleare.

Tanto per fare un paio di esempi, gli attuali sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) Project 955/955A classe Borei della Marina Russa e i sottomarini d’attacco a propulsione
convenzionale Project 877 e 636 classi Kilo e Improved Kilo in servizio con molte Marine Militari, sono stati progettati proprio dal Rubin Design Bureau.

Il quale, anche a fronte una certa diversificazione avvenuta negli ultimi anni, continua così a elaborare idee di diverso tipo. Come quella emersa appena pochi giorni fa; evoluzione, peraltro, di alcuni vaghi concetti emersi già l’anno scorso. Nello specifico, quello in questione è il progetto di una nave da pattugliamento definita “Border and Offshore Submersible Sentry” (BOSS); un qualcosa che è al tempo stesso tanto originale per i giorni nostri, quanto concettualmente legato a quanto si realizzava decenni fa.

Potrà sembrare un paradosso, eppure è così. E il perché è presto detto; dal loro apparire fino al secondo conflitto mondiale, i battelli subacquei dovevano essere correttamente definiti come sommergibili. Cioè battelli che per l’appunto avrebbe navigato prevalentemente in superficie, con la possibilità però di immergersi e operare sott’acqua per periodi relativamente brevi.

L’evoluzione tecnologica e nuove dottrine operative hanno però progressivamente portato a un cambiamento di paradigma. Le nuove piattaforme che sostanzialmente nascono già alla fine della stessa seconda guerra mondiale e che arrivano poi fino a giorni rostri, ribaltano il loro “modus operandi”; la quasi totalità del tempo (sia per la navigazione che per le operazioni vere e proprie) lo passano infatti in immersione. Mentre quello in superficie sarà il più limitato possibile, soprattutto per mantenere il più elevato livello possibile di “invisibilità”.

Ebbene, come accennato, la proposta di questa nave BOSS è come se tornasse alle origini. La piattaforma in oggetto infatti è concepita per svolgere compiti tradizionali proprio in superficie ma, in caso di necessità, acquista la possibilità immergersi. Nel risulta così un concetto operativo interessante perché, in questo modo, questa unità acquisisce una flessibilità e una polivalenza operative decisamente invidiabili.

Con missioni di pattugliamento/ricognizione o anche di attacco che possono essere svolte indifferentemente sopra e sotto l’acqua; adattandosi al tipo di missione stessa e al livello di minaccia presente (ciò grazie anche alla sua “furtività”).

Gli stessi progettisti, sottolineano come tale proposta sia adatta a tutte le Marine. Per quelle più piccole (e con meno risorse) perché una piattaforma così polivalente può ricoprire molti ruoli che, in condizioni normali, devono essere invece svolti da più navi. Per le Marine più grandi (e più “ricche”) vale comunque lo stesso concetto, con in più la possibilità di utilizzare le navi BOSS anche per altri compiti; per esempio, quelli addestrativi.

Da punto di vista della configurazione generale, spiccano evidentemente le forme dello scafo; dotato di una prua “wave-piercing” (cioè che taglie le onde) e di una configurazione “tumblehome” (cioè, con una spiccata campanatura); caratteristiche entrambe molto simili ai cacciatorpediniere Americani della classe Zumwalt. Le dimensioni parlano poi di una unità lunga 72 metri, con un dislocamento di 1.300 tonnellate e il cui apparato propulsivo consente velocità massime nell’ordine di 21 nodi (nonché autonomia di 4.000 miglia a 10 nodi).

Sul fronte dei sensori, sono presenti radar, un sonar a scafo ma anche i periscopi tipici dei sottomarini mentre anche sul fronte dell’armamento emergono le particolarità di questa piattaforma: un cannone di medio calibro, 2 lanciatori per missili e 4 tubi lanciasiluri (tutti sistemi di tipo non specificato). A completamento della descrizione tecnica, la segnalazione sulla presenza di 2 vani multifunzionali stagni che possono ospitare UAV e/o piccole imbarcazioni, o altri sistemi ancora.

Dunque, come già spiegato, la proposta del Bureau Rubin rappresenta una specie di “ritorno al passato”; opportunamente aggiornato però con le tecnologie moderne e con alcune soluzioni innovative. Certo, a oggi è difficile dire se essa potrà evolversi in un prodotto reale (pensato soprattutto per il mercato dell’export); ma se anche così non fosse, resterebbe comunque l’originalità dell’approccio seguito.

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