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Ecco come pure l’establishment economico in Germania vuole licenziare Merkel

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L’articolo dell’analista Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar, sul futuro di Angela Merkel

La volontà di Angela Merkel di scandire i tempi della propria uscita di scena si scontra con la realtà. Gli indizi, in principio deboli, si sono fatti sempre più numerosi ed evidenti: a non volere la Merkel sono tanto la popolazione quanto i potentati economici tedeschi. A livello di popolazione, valga per tutti il sondaggio-choc pubblicato in settimana dal periodico Bild e prontamente rilanciato dalla Welt: il 62% dei tedeschi, quasi due terzi della popolazione, vuole le dimissioni della Merkel dal cancellierato già all’inizio del 2019.

I tedeschi, insomma, non si accontentano del passo indietro già fatto dalla Merkel rispetto alla leadership della Cdu. Nemmeno li placa la promessa della Merkel di non ricandidarsi a incarichi politici in Germania e in Europa. I tedeschi non accettano un Merkel-exit a tempo, bensì vogliono un immediato Merkel-raus! È il segno che all’indomani della duplice disfatta elettorale in Baviera e in Assia è stato sufficiente il semplice annuncio della resa per fare di Merkel uno zombie politico.

A livello di establishment, le cose per Merkel non si mettono particolarmente meglio. Uno studio del Center for Responsive Politics ha infatti rivelato che gran parte delle filiali americane di imprese tedesche ha sostenuto molto di più i trumpiani dei democratici in vista delle recentissime elezioni di midterm. Una rondine non basterà forse a fare primavera, tuttavia l’impressione di fondo è che il plesso economico tedesco metta ormai in conto di dover coabitare pacificamente con Trump. Ciò non giova a una ulteriore permanenza sulla scena della Merkel, che, a un certo punto, è divenuta non senza un certo compiacimento, una sorta di icona anti-Trump.

Non resta, dunque, che attendere l’esito delle elezioni congressuali dei cristiano-democratici chiamati a scegliere tra tre candidati. La Kramp-Karrenbauer per molti aspetti è un clone della Merkel. Friedrich Merz, poi, è un revenant della politica tedesca. Senza tenere conto che Merz si ritrova lambito da veleni e sospetti nell’ambito della maxi-inchiesta per evasione fiscale che vede coinvolta BlackRock, del cui ramo tedesco lo stesso Merz era fino a poco fa il deus ex machina.

Quanto a Spahn, viene descritto come il più nazionalista dei tre candidati. Nel complesso, tuttavia, l’impressione è che si tratti di semplici variazioni sul tema e che si respiri ancora aria di ancien régime. Basterà ad assicurare alla Cdu quella primazia politica che si è fatta vieppiù sfuggente? Oppure la lunga stagione merkeliana ha avuto l’effetto di de-sintonizzare definitivamente il suo partito dal paese?

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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