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Così la Germania cerca di stemperare lo scontro con gli Usa sull’energia

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L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino sul primo terminal Lng

All’ombra dello scontro politico-mediatico con gli Usa sul gasdotto Nord Stream 2, la Germania corre a grandi passi verso la realizzazione del primo terminal Lng, con l’obiettivo di recuperare il divario che la vede unica, grande nazione europea affacciata sul mare a esserne completamente sprovvista. La German Lng Terminal GmbH, joint-venture tra due soci olandesi e uno tedesco con sede ad Amburgo, ha da qualche tempo presentato una domanda ufficiale per la costruzione di un terminal a Brunsbüttel, sulla costa ovest del Land settentrionale dello Schleswig-Holstein, alla foce del canale che collega il Mare del Nord al Baltico (Nord-Ostsee-Kanal). Un progetto da 450 milioni di euro che ha già ricevuto il benvenuto del governo federale e che lascia trasparire spiragli finora sconosciuti anche nel conflitto che oppone Washington a Berlino (o per personalizzare la vicenda, Trump a Merkel).

“C’è grande interesse per la realizzazione in Germania un terminal per il gas liquido”, conferma all’Handelsblatt Norbert Brackmann, coordinatore governativo per l’economia marittime e influente deputato della Cdu, il partito di Angela Merkel. Quel che le autorità politiche tedesche lasciano trapelare solo fra le righe è che questo passaggio rappresenterebbe una via d’uscita rispetto alle accuse di Trump sulla “Germania prigioniera della Russia sull’energia”, per l’eccessiva dipendenza dai rifornimenti di gas russo. E aprirebbe anche un canale per una futura importazione del gas liquido prodotto negli Usa, come auspicato dal presidente americano. Non a caso il quotidiano di Düsseldorf riporta una recente dichiarazione del ministro dell’Economia Peter Altmeier, uno dei fedelissimi della cancelliera e impegnato solo qualche settimana fa in una delicata missione a Washington, secondo cui non vi sono da parte tedesca preclusioni di principio all’importazione di gas liquido dagli Stati Uniti. E Norbert Brackmann è ancora più esplicito: “Se il prezzo dell’Lng americano diventasse concorrenziale a noi starebbe bene”.

Oltre ad aprire una porta alle richieste dell’imprevedibile (e ormai temuto) presidente Usa, il terminale di Brunsbüttel farebbe aumentare la quota di gas di provenienza non russa nel mix energetico tedesco, riducendo la percentuale di dipendenza da Mosca soprattutto in vista della fuoriuscita progressiva da nucleare e carbone (qui i dati più recenti sulla dipendenza tedesca dal gas russo). Secondo stime della German Lng Terminal, il sito di Brunsbüttel potrebbe coprire fino al 10% del fabbisogno di gas tedesco.

E in più introdurrebbe nel paniere di Berlino una fonte energetica molto flessibile. Il gas liquido è al momento più caro rispetto a quello trasportato dai gasdotti. Ma anche secondo esperti tedeschi, la sua flessibilità è un vantaggio che riesce già oggi talvolta a compensare il suo maggior costo. Il trasporto attraverso le navi via mare consente, ad esempio, di poter identificare i punti di approdo e scarico seguendo le necessità del momento. Le sue riserve possono aiutare a riequilibrare una crescita di breve termine della domanda o a colmare improvvise carenze di approvvigionamento.

“La sicurezza energetica è definita non dal luogo da cui si acquista l’energia ma dalla possibilità di variare le fonti di approvvigionamento e il gas liquido è in tal senso un fattore chiave”, ha detto all’Handelsblatt il capo economista della BP Spencer Dale. E secondo Harald Hecking dell’Istituto energetico ed economico dell’Università di Colonia, l’Lng acquisterà un’importanza sempre maggiore: “Se la Russia dovesse un giorno decidere di aumentare i prezzi, l’incentivo all’importazione di Lng crescerebbe in maniera esponenziale”. Il gas liquido come una polizza assicurativa contro future, anche se al momento imperscrutabili, crisi. E in più sarà una fonte sempre più importante nella lotta all’abbattimento delle emissioni di CO2 come carburante pulito per le navi.

La competizione fra i possibili siti del nuovo terminal è già iniziata da tempo. Accanto al porto dello Schleswig-Holstein tentano la corsa due altre città della Bassa Sassonia, Wilhelmshaven e Stadte, entrambe sul Mare del Nord. Ma il progetto di Brunsbüttel appare il più qualificato, anche secondo le indiscrezioni governative. La German Lng Terminal che lo ha presentato è forte di tre soci. Due sono olandesi: il fornitore di gas Gasunie e la Vopak che gestisce due terminali Lng a Rotterdam e sulla costa orientale del Messico. L’altro è tedesco: la Oiltanking GmbH, una controllata della compagnia amburghese Marquard & Bahls, impegnata nella logistica del settore energia. Il sito di Brunsbüttel offre soprattutto vantaggi logistici: è vicino al porto di Amburgo, è sullo sbocco del canale che collega il Mare del Nord al Baltico (l’Ostsee tedesco) ed è in prossimità di molte grandi industrie a grande consumo energetico. “Nessun progetto concorrente è al momento così concreto come quello di Brunsbüttel”, ha detto il coordinatore governativo Brackmann, tradendo anche un po’ di campanilismo giacché in Schleswig-Holstein è nato e ha il suo collegio elettorale.

L’ultimo nodo da sciogliere per Brunsbüttel è dunque quello del finanziamento dei 450 milioni di euro di costi. Il tema, racconta l’Handelsblatt, non viene affrontato apertamente dagli investitori che vorrebbero tenere il progetto più lontano possibile dai riflettori dei media nel timore che, alla luce dello scontro con Trump, possa apparire una porta di ingresso al gas liquido americano. Ma le istituzioni si dicono pronte, per quanto nelle loro possibilità, a intervenire per colmare il denaro mancante. Berlino metterà a disposizione i fondi per le infrastrutture del ministero dei Trasporti, il Land Schleswig-Holstein potrebbe destinare una parte dei fondi destinati al miglioramento delle infrastrutture economiche regionali.

Da parte della German Lng Terminal arriva naturalmente solo ottimismo: ci sono diversi nuovi potenziali investitori privati pronti a entrare in gioco, fanno sapere da Amburgo, e il terminal potrebbe entrare in attività entro il 2022. Una data simbolica, perché è quella in cui la Germania spegnerà il suo ultimo reattore nucleare.

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