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Ecco come la Cina si prepara alla riunificazione di Taiwan (e allo scontro con gli Usa)

Cina Usa

Il lancio dell’ultima portaerei di Pechino rappresenta non solo l’imperativo di vigilare su Taiwan, ma anche un rilevante passaggio nella sfida tra Usa e Cina. L’articolo di Marco Orioles

 

Con una solenne cerimonia nei cantieri navali di Jiangnan a Shangai Pechino ha varato venerdì la sua terza portaerei, la più grande e tecnologicamente avanzata della flotta.

Il battesimo

Finora nota sola con la sigla di Type 003, la portaerei è stata ufficialmente battezzata Fujian, dal nome della provincia costiera che si affaccia sullo stretto di Taiwan.

È tradizione della marina cinese denominare le portaerei dal territorio su cui diventeranno operative. Per questo molti, e tra questi c’è anche il quotidiano cinese Global Times, hanno rilevato la connessione tra il nome della nuova portaerei e la missione, ma sarebbe meglio dire l’imperativo, di vigilare su Taiwan in vista dell’obiettivo della riunificazione.

Nel braccio di ferro con gli Usa e i loro alleati nel Pacifico sul destino di Taiwan e poi per la supremazia navale nella regione, Pechino può ora disporre di uno strumento formidabile, che, come precisa la Cnn, dovrà tuttavia superare svariati test e lavori di rifinitura per diventare operativa non prima dei prossimi due anni.

Tre catapulte elettromagnetiche

A differenza delle altre due portaerei, Liaoning e Shandong, la Fujian è equipaggiata alla stregua dei modelli Usa – come annunciato dalla stessa tv cinese e riportato dal Guardian – con una piattaforma di tre catapulte elettromagnetiche le quali, secondo quanto evidenzia l’analista militare Ridzwan Rahmat del sito specializzato Janes, rendono più spedite le operazioni di decollo degli aerei a bordo, nonché aumentano la varietà dei velivoli da lanciare e la loro capacità di carico di armamenti.

La più grande marina del mondo

Sebbene non possa vantare le undici portaerei del rivale americano, la marina cinese è già, come ricorda Npr, la più ampia al mondo. Può contare infatti su 355 tra navi e sottomarini che, secondo le previsioni di Washington diventeranno 420 entro il 2030.

Il lancio della Fujiang rappresenta un importante passaggio nella sfida tra Usa e Cina a chi può sfoggiare gli armamenti più sofisticati e letali.

Una pietra miliare

Come osserva ancora Rahmat, “questa è un’importante pietra miliare per il complesso militare-industriale della Cina (…) Ciò mostra come gli ingegneri cinesi sono ora in grado di produrre in proprio l’intera gamma (degli strumenti) associati alla moderna guerra navale”.

“Tale capacità”, conclude l’analista, “di costruire da zero una nave molto complessa determinerà inevitabilmente vari spin-off e benefici per l’industria navale cinese”.

Secondo l’analista militare di Global Data, Sourabh Banik, la Cina ha in programma di investire di qui al prossimo decennio complessivamente quasi 37 miliardi di dollari nella costruzione di nuove navi da guerra, e il programma per le portaerei rappresenta il 34,4% di tale torta. Dopo il varo della Fujian, Banik prevede che Pechino metterà immediatamente in cantiere una ulteriore portaerei.

Obiettivi: forza globale e dominio marittimo

Ma a cosa punta la Cina con tutto questo sforzo? “La Fujian”, è ancora Banik a parlare, “è la concreta dimostrazione del continuo avanzamento delle capacità militari di Pechino e indica la sua intenzione di mettere in discussione lo status quo in termini di dominio marittimo globale”.

“Al di là dell’assicurarsi una posizione dominante tra i suoi competitori nella regione dell’Asia-Pacifico, Pechino cercherà anche di contrastare l’influenza della marina Usa nell’area”, è la conclusione di Banik.

Di tutto questo sono perfettamente consapevoli a Washington, dove hanno monitorato con attenzione lo sviluppo dell’ex Type 003.

In un rapporto sulle capacità militari cinesi trasmesso al Congresso l’anno scorso e ricordato dalla Npr, il Dipartimento della Difesa riconobbe che il programma delle portaerei rappresenta uno snodo critico nell’evoluzione della marina cinese verso uno status di “forza globale”.

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