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Maduro

Ecco come gli Stati Uniti hanno catturato Maduro

Ecco la ricostruzione fatta dal New York Times dell’"Operation Absolute Resolve", con cui le forze Usa hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro

 

In un’operazione militare caratterizzata da un’audacia senza precedenti e denominata “Operation Absolute Resolve”, le forze speciali degli Stati Uniti hanno eseguito la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro attraverso un raid notturno ad alto rischio, affidato ai commandos d’élite della Delta Force delle Forze Armate Usa.

L’intervento, autorizzato direttamente dal presidente Trump e motivato pubblicamente come un’azione mirata a contrastare il narcotraffico internazionale, ha consentito l’estrazione rapida e sicura di Maduro dal territorio venezuelano, senza subire alcuna perdita tra le truppe americane.

Sostenuta da una fase di intelligence durata mesi e condotta dalla CIA con meticolosa precisione, la missione ha richiesto preparativi complessi, l’impiego di elementi di sorpresa tattica avanzati che ha portato alla detenzione di Maduro sul suolo statunitense, dove affronterà accuse federali per traffico di stupefacenti.

Ecco la ricostruzione fatta dal New York Times.

LE AZIONI DELLA CIA IN VENEZUELA

Già ad agosto, un team altamente specializzato e operante in modalità clandestina di ufficiali della CIA si era infiltrato in Venezuela, con la missione primaria di acquisire informazioni dettagliate e riservate su Maduro, figura che l’amministrazione Trump aveva apertamente designato come narco-terrorista.

In un ambiente operativo ad altissimo rischio, privo della consueta protezione offerta dalla copertura diplomatica – impossibilitata dalla chiusura dell’ambasciata statunitense a Caracas – gli agenti hanno svolto una sorveglianza estesa, prolungata nel tempo e condotta con estrema discrezione nella capitale venezuelana.

Integrando operazioni sul terreno con una fonte umana di alto valore posizionata nelle vicinanze del leader, l’utilizzo di droni stealth per sorvoli segreti e sofisticate tecnologie di monitoraggio, il team ha elaborato una mappatura estremamente precisa delle abitudini quotidiane di Maduro.

Questa missione, soggetta a continui pericoli, ha permesso agli Stati Uniti di acquisire conoscenze approfondite non solo sugli spostamenti del presidente, ma anche su aspetti personali come le sue preferenze alimentari e gli animali domestici che custodiva.

Tali dati si sono dimostrati indispensabili e fondamentali per la successiva pianificazione e realizzazione dell’operazione militare.

I PREPARATIVI MILITARI AMERICANI CONTRO MADURO

I commando della Delta Force hanno dedicato mesi a un addestramento intensivo, replicando il raid su una fedele riproduzione in scala reale del compound presidenziale di Maduro, appositamente costruita dal Joint Special Operations Command in una base nel Kentucky, dove hanno affinato tecniche per forzare porte blindate riducendo i tempi di ingresso a livelli ottimali.

La pianificazione dell’esecuzione ha previsto l’attesa di condizioni meteorologiche favorevoli e di finestre temporali che riducessero al minimo i rischi per i civili.

Maduro, pienamente consapevole dell’escalation di tensioni, adottava precauzioni ruotando la propria residenza tra sei e otto siti diversi, obbligando gli statunitensi a ottenere conferme precise e in tempo reale sulla sua localizzazione.

Parallelamente, è stato progressivamente schierato un vasto arsenale di asset speciali: aerei per operazioni covert, piattaforme di guerra elettronica, droni armati Reaper, elicotteri dedicati al soccorso e jet da superiorità aerea.

LE TRATTATIVE SOTTERRANEE FRA TRUMP E MADURO

Per aumentare la pressione psicologica e operativa, una settimana prima la CIA aveva lanciato uno strike con drone su un importante porto venezuelano; inoltre, una campagna navale controversa e oggetto di dispute legali aveva portato alla distruzione di decine di imbarcazioni, con un bilancio di almeno 115 vittime.

In un tentativo disperato di evitare l’intervento, Maduro ha proposto agli Usa l’accesso privilegiato alle risorse petrolifere e un esilio volontario in Turchia il 23 dicembre, ma il rifiuto definitivo da parte americana ha reso l’opzione militare l’unica percorribile.

IL VIA LIBERA DI TRUMP ALL’OPERAZIONE CONTRO MADURO

Trump ha concesso l’autorizzazione all’operazione già il 25 dicembre, delegando tuttavia ai vertici del Pentagono e ai pianificatori delle Special Operations la determinazione del momento esatto, per assicurare condizioni sul terreno assolutamente ottimali.

La scelta è ricaduta deliberatamente sul periodo festivo, sfruttando le assenze di numerosi funzionari governativi e militari venezuelani in congedo.

Condizioni meteorologiche avverse hanno causato slittamenti di diversi giorni, ma con il miglioramento del tempo i comandanti hanno identificato una finestra di opportunità favorevole.

L’ordine esecutivo finale è stato impartito alle 22:46 di venerdì sera. L’operazione ha avuto inizio con il decollo iniziale degli asset aerei, seguito da un monitoraggio ininterrotto di fattori critici come il meteo e la posizione di Maduro.

La fase di avvio ha incluso un sofisticato cyber-attacco che ha generato un blackout esteso su Caracas, avvolgendo la città nell’oscurità per consentire l’avvicinamento silenzioso e indisturbato di oltre 150 velivoli militari, tra droni, caccia e bombardieri, partiti da una ventina di basi e navi.

Gli statunitensi sono riusciti a preservare una sorpresa tattica rigorosa, paragonabile a quella ottenuta nell’operazione estiva contro le strutture nucleari iraniane.

COME E’ STATO ESEGUITO IL RAID

Nelle prime ore di sabato, una serie di esplosioni potenti e mirate ha scosso la capitale venezuelana, con attacchi aerei statunitensi diretti contro radar, batterie antiaeree e torri di trasmissione, provocando almeno 40 vittime tra personale militare e civili secondo rapporti preliminari locali.

I velivoli americani hanno neutralizzato in breve tempo le difese aeree, creando un corridoio sicuro per l’ingresso degli elicotteri. Questi, nonostante l’intensità del fuoco nemico – che ha colpito un elicottero causando circa una mezza dozzina di feriti tra i militari Usa – hanno trasportato gli uomini della Delta Force, coadiuvati dall’unità aviatoria d’élite “Night Stalkers” del 160th Special Operations Aviation Regiment, direttamente sul compound alle 2:01 ora locale.

Trump ha seguito ogni fase in diretta streaming da Mar-a-Lago, paragonando l’esperienza a “guardare uno show televisivo avvincente”.

I commando hanno forzato l’ingresso con cariche esplosive, localizzando Maduro in soli tre minuti; il leader venezuelano e la moglie hanno cercato di raggiungere una stanza blindata per rifugiarsi, ma sono stati intercettati prima di riuscire a sigillare la pesante porta rinforzata.

La cattura è stata completata in appena cinque minuti, rendendo superflui gli interventi del negoziatore FBI inviato come precauzione.

LA CATTURA E IL TRASFERIMENTO DI MADURO

Una volta neutralizzata ogni resistenza, Maduro e la consorte sono stati caricati a bordo degli elicotteri di estrazione e, alle 4:29 ora locale di Caracas, trasferiti sulla portaerei USS Iwo Jima, posizionata strategicamente nel Mar dei Caraibi a circa 100 miglia dalla costa.

Da lì, il trasferimento è proseguito verso la base di Guantánamo Bay, dove un aereo governativo dell’FBI li attendeva per il volo finale verso un aeroporto militare a nord di Manhattan.

Il presidente Usa ha mantenuto il monitoraggio fino al ritiro completo delle truppe oltre le acque territoriali venezuelane, esprimendo disponibilità a lanciare una seconda ondata di attacchi, pur manifestando ottimismo sul fatto che non sarebbe stato necessario.

Trump ha rivolto un monito esplicito rivolto agli altri esponenti del regime venezuelano: gli Stati Uniti sono pronti a intraprendere azioni analoghe nei loro confronti.

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