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Ecco perché le ultime sortite di Berlusconi mettono in sicurezza il governo dopo le Europee

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La scelta di Berlusconi, che ha indicato per Palazzo Chigi prima l’inconsapevole Mario Draghi e poi l’ubbidiente Antonio Tajani, non è stata casuale o incidentale. Gli aspetti dilettantistici delle sue sortite non debbono trarre in inganno. Salvini è diventato troppo forte e ingombrante anche per l’ex presidente del Consiglio. I Graffi di Damato

Altro che “governo alla prova”, come ha titolato il Corriere della Sera, o “Italia a rischio”, secondo La Stampa, o “governo appeso al voto europeo”, secondo Il Messaggero, e varianti di questo tipo escogitate dai giornali per creare o mantenere un clima di suspense attorno ai 51 milioni di elettori chiamati alle urne nella penisola tricolore.

GLI EFFETTI DELLE ULTIME SORTITE DI BERLUSCONI

Se vi erano incertezze – e ve ne sono state per un po’ – sulla sorte della maggioranza gialloverde per i contrasti che l’hanno divisa nella lunga campagna elettorale, e che non cesseranno certamente dopo i risultati della notte, sono state spazzate via nelle ultime battute dalla svolta impressa da Silvio Berlusconi, e incredibilmente sottovalutata dalla maggior parte dell’informazione.

PERCHE’ SALVINI NON HA ALTERNATIVE ALLA COLLABORAZIONE CON DI MAIO

Nel momento in cui il leader a vita di Forza Italia, rimesso a nuovo dai chirurghi dell’ospedale milanese San Raffaele, dove ogni tanto l’ormai anziano Cavaliere si ricovera per uscirne però più baldanzoso di prima, ha rimesso in discussione la leadership leghista del centrodestra, da lui riconosciuta già con una certa sofferenza dopo il modesto sorpasso sugli azzurri effettuato nelle elezioni politiche dell’anno scorso, il governo in carica è stato messo letteralmente in sicurezza. Matteo Salvini non ha alternative alla prosecuzione della sua pur agitata e spesso anche scomposta alleanza con Luigi Di Maio.

LA COABITAZIONE INEVITABILE

Si è tornati, contro ogni apparenza, al murale romano, ma anche di qualche altra città, dei due vice presidenti del Consiglio avvinghiati, nonostante tutto, in un abbraccio e persino in un bacio sulla bocca. La coppia troverà un nuovo assestamento, aggiornato in qualche modo ai risultati elettorali, che hanno comunque per i grillini il vantaggio di lasciare inalterati i rapporti di forza in Parlamento, e nel governo. Lo ricorda insistentemente Di Maio parlando della “maggioranza assoluta” di cui dispone il suo movimento nel Consiglio dei Ministri, e di quella relativa nelle Camere.

I NOMI DI BERLUSCONI SGRADITI A SALVINI

La scelta di Berlusconi, che ha indicato per Palazzo Chigi prima l’inconsapevole Mario Draghi e poi l’ubbidiente Antonio Tajani, non è stata casuale o incidentale. Gli aspetti dilettantistici delle sue sortite, fra logorroici monologhi televisivi che mandano in brodo di giuggiole il suo imitatore Maurizio Crozza, non debbono trarre in inganno. Salvini è diventato troppo forte e ingombrante anche per l’ex presidente del Consiglio, che finge di volerlo riportare a casa nel centrodestra ma, contestandogli appunto la leadership, lo incolla invece ai grillini scommettendo sul suo logoramento e su tempi migliori per il rientro.

ALLEATI A PROVA DI BOMBA SECONDO SCALFARI

Ha ragione pertanto Eugenio Scalfari quando, pur non soffermandosi su questa svolta impressa dal Cavaliere alla campagna elettorale, e sperando dal canto suo che si logorino anche i grillini a vantaggio del Pd generato, secondo lui, dalla buonanima di Enrico Berlinguer, scrive su Repubblica nella sua omelia domenicale, e oggi anche elettorale, che “sono a prova di bomba i due alleati” Salvini e Di Maio, o viceversa se preferite l’ordine alfabetico. Tanto, in attesa della rinascita, resurrezione e quant’altro del Pd, Scalfari può consolarsi con la vignetta dell’amico Francesco Tullio Altan, sempre su Repubblica, dedicata all’Europa che “è sempre l’Europa, come la mamma”, per quanti fastidi e persino dolori possano procurarle i cosiddetti sovranisti, populisti e simili, di varia nazionalità, e non solo italiana.

IL COMMENTO DI POLITO

Anche sul Corriere della Sera, d’altronde, l’incertezza sul governo “alla prova” mostrata nel titolo è in qualche modo contraddetta o comunque attenuata dall’editorialista Antonio Polito quando scrive, sì, di Salvini e Di Maio come di “due pugili sfiancati dalla lotta, avvelenati dalla reciproca insofferenza e ormai senza più buoni motivi e buone idee per stare insieme”, ma “ciò nonostante, costretti a restare sullo stesso ring per mancanza di alternative”.

Gli unici effetti, pratici e visibili, di questa gigantesca tornata elettorale saranno pertanto quelli amministrativi, nei 3780 Comuni e rotti in cui di cui si rinnovano i Consigli e si eleggono direttamente i sindaci. Accontentiamocene. Sono d’altronde parecchi. E possono aiutarci a capire lo stesso gli umori del Paese, persino più del voto europeo.

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