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Ecco che cosa (non) potrà fare Gentiloni per l’Italia. Parla Frattini

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Franco Frattini, già commissario europeo alla Giustizia (2004-2008) ed ex ministro degli Esteri, commenta e analizza la nomina di Gentiloni a commissario europeo agli Affari economici

La nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici è stata giudicata un traguardo, ma anche una mezza sconfitta dato che il suo ruolo appare ad alcuni sorvegliato da Dombrovskis. Anche lei la vede così?

Non è detto affatto che si tratti di un commissariamento di Gentiloni. In questo caso si giocherà molto sulla capacità, che a Gentiloni non manca, di avere un rapporto diretto con quelli che contano. Se l’ex premier convince la Merkel e Macron, i messaggi indiretti arrivano immediatamente sul tavolo di Dombrovskis e le cose si calmano. Ricordo a tutti che anche Pierre Moscovici ha avuto difficoltà con Dombroskis proprio quando proponeva più flessibilità per l’Italia, ma poi la cosa si è fatta.

Questo perché la Commissione funziona in un modo che non credo sia cambiato da quando sono andato via: il vice-presidente non dà gli ordini al commissario che sta nel suo settore, esprime una sua opinione e poi si fa una sintesi. Giocano un ruolo molto forte le capitali. Quindi se Gentiloni convincerà i suoi interlocutori che la flessibilità per l’Italia è necessaria – come io credo – e questo sarà condiviso a Parigi o a Berlino è molto difficile che Dombrovskis riesca a ottenere la rigidità che vorrebbe. Ciò detto, sarà una partita in salita.

La cosa che però colgo con più preoccupazione è che dall’Ecfin, che è il core-business del commissario agli Affari economici, a Gentiloni hanno tolto la direzione che riguarda proprio tesoro e affari finanziari, che è andata a finire nel portafoglio di Hahn. Questa è una decurtazione che francamente non si è molto notata ma, conoscendo l’importanza della direzione generale Ecfin, credo che peserà…

Per definizione, i commissari agiscono in nome dell’Unione, ma è anche vero che hanno ampi margini di discrezionalità. Cosa significa quindi in pratica per l’Italia il fatto che Gentiloni sia responsabile degli affari economici?

Significa due cose. La prima è che Gentiloni avrà una leva di negoziato su altri dossier mentre sul dossier economico l’Italia dovrà essere la prima a fare i compiti a casa. Non può permettersi di fare violazioni significative e dico “significative”, perché con Moscovici la Francia non ha rigato dritto, anzi. C’è un margine di discrezionalità che Gentiloni, da persona equilibrata, utilizzerà ragionevolmente.

La seconda è che se un Paese punta il dito contro l’Italia perché l’Italia non fa i compiti a casa il commissario italiano ha pochi margini di manovra. Può solo proporre quello che ha detto il presidente Mattarella, ovvero flessibilità all’interno delle regole. Dubito quindi che con la spinta di Gentiloni si riuscirà a modificare il patto di stabilità…

 

(estratto da Affari Internazionali: qui la versione integrale)

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