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Dove andrà il mondo secondo Giulio Sapelli

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storia sapelli

Lodovico Festa ha letto in anteprima per Start Magazine il saggio di Giulio Sapelli  “Nella storia mondiale / Stati-mercati-guerre” (Guerini e associati) dal 28 gennaio in libreria

 

C’erano una volta in Italia grandi partiti che inquadravano la loro discussione politica a partire dall’analisi della situazione internazionale, c’erano grandi quotidiani che sceglievano i loro direttori innanzi tutto tra coloro che erano stati corrispondenti in grandi di Stati come l’allora Unione sovietica o gli Stati Uniti perché per spiegare la nostra vita nazionale bisognava capire come si muoveva il mondo, grandi banche che anche per le loro relazioni internazionali educavano le imprese a loro collegate a guardare il mondo.

Ora analisi sul quadro globale sono ancora promosse da singole istituzioni,  da qualificati centri studi, dall’Eni, dai centri strategici dell’esercito, dalla Compagnia di Gesù e così via. Però il rapporto di queste analisi con la generale discussione pubblica è molto limitato.

Per fortuna ora Giulio Sapelli con il suo “Nella storia mondiale / Stati-mercati-guerre” pubblicato da Guerini e associati, e dal 28 gennaio in libreria, aiuta anche noi, esclusi dai circoli dove si studia il pianeta, a farsi un’idea della “situazione internazionale”.

Il libro poggia su posizioni chiare e ampiamente argomentate (sostenute da una meravigliosa bibliografia) con al centro alcune tesi rilevanti: l’arrogante prevalenza distruttrice della finanza sregolata in tutta la più recente fase; la crisi della Ragion di Stato, una “ragione” dalla lunga storia e strumento nella fase post seconda guerra mondiale di un ordine capace di difendere, nel mondo occidentale, la funzione delle costituzioni liberaldemocratiche; l’affermarsi di ordinamenti transazionali di fatto, di natura tecnocratica.

Il ruolo della Pechino post denghista di Xi Jinping nel nuovo quadro internazionale, tra fragilità dell’assetto economico e sociale cinese e pulsione al dominio di aree sempre più vaste del mondo; la battaglia per il controllo dei mari come sfida decisiva; il controllo sull’Heartland il cuore dell’Asia come luogo tradizionale in cui parte la lotta per una supremazia mondiale che passa tra il collegare l’Oceano pacifico (il Rimland) al Mediterraneo; il Medio Oriente e in particolare la Mesopotamia come luogo complementare all’Heartland (anche per le sue insostituibili risorse energetiche) e chiave anche dello scontro sui destini di un’Africa che per peso demografico e controllo di risorse strategiche diventerà il centro fondamentale dove si concretizzerà l’egemonia sul pianeta. Le difficoltà di un’Europa in cui si è realizzata un’unità monetaria senza una reale unità politica basata su una costituzione.

Il complesso assetto di una Russia dove non si sono realizzate le condizioni sociali (l’esistenza di un forte ceto medio) e culturali (la formazione di corpi intermedi che permettano lo sviluppo di una democrazia compiuta) mentre la cura da privatizzazioni in regime da globalizzazione subalterna, ha provocato una risposta prima nazionalistica poi da potenza militare come Mosca può ancora organizzare (anche per la sua rodata cultura diplomatica).

La sostituzione negli Stati Uniti della consapevolezza delle implicazioni della “Ragione di stato” con l’abbandono di un approccio westafalliano per un’ideologia unipolarista dei diritti umani, talvolta copertura di interessi materiali ma sempre senza un chiaro nesso con le stringenti esigenze della diplomazia della più grande potenza planetaria (si considerino solo i pasticci combinati nella stagione delle cosiddette primavere arabe).

E dentro questo contesto si trovano poi decine di questioni complementari di straordinario interesse: dal ruolo che l’Australia giocherà nei prossimi scenari allo svilupparsi di un califfato africano soggetto particolarmente incisivo nel futuro di questa area considerata “chiave” da Sapelli; dallo scontro tra un assetto giuridico basato sulla common law e quello sul codice napoleonico; lo svilupparsi del reshoring, il ritorno di produzioni industriali nei confini delle economie occidentali (a partire da quella americana) dopo la corsa alla delocalizzazione partita con l’entrata della Cina nel Wto; il conflitto in stati chiave per la globalizzazione (Stati Uniti, Francia, Giappone) tra agricoltori protezionisti e industriali liberoscambisti.

La questione delle risorse energetiche che va affrontata avendo a cura il superamento della devastazione del pianeta frutto di uno sviluppo sregolato ma anche le condizioni realistiche per una ristrutturazione del ricorso alle diverse fonti energetiche; la questione delle aree urbane e della rendita fondiaria nell’epoca della finanza globale sregolata; il passaggio dalla povertà metropolitana con capacità di difendere la propria dignità e il dialogo intersociale, alla marginalità con annesse derive criminali; la funzione dello sviluppo tecnico tra disgregazione delle personalità (sostituendo l’informazione frammentaria al sapere), o invece medium tra uomo e natura per riconquistare consapevolezza di sé; e poi ancora il ritorno all’economia “morale” come questione centrale per affrontare le nuove stagioni del cambiamento, anche quello indotto dalla pandemia con cui conviviamo dal 2020.

Il “titolo” di ogni argomento meriterebbe ben oltre lo spazio che “Nella storia mondiale” gli  si dedica. E peraltro nei saggi sapelliani già pubblicati molti temi qui citati sono articolatamente elaborati.

Però comunque navigare nel mondo guidati dalla bussola dell’autore offre già strumenti di orientamento su argomenti essenziali non solo largamente originali ma anche sufficientemente completi.

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