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Dossier funivia, Cassese sculaccia Bianchi, Draghi migrante, Calenda pizzica Rutelli e Veltroni, Orlando furioso

Arnese

Non solo funivia di Stresa, scuola, migranti, licenziamenti. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

DOSSIER FUNIVIA

 

DI CHI E’ LA FUNIVIA?

 

DRAGHI ATTAPIRATO IN EUROPA SUI MIGRANTI

 

CASSESE STRIGLIA DRAGHI E BIANCHI SULLA SCUOLA

 

PESSIMO CLIMA IN EUROPA?

 

LICENZIAMENTI: CHI HA VINTO E CHI HA PERSO?

 

GELO DEM SU ORLANDO

 

ESEMPIO DI EFFICIENZA DI BRUXELLES…

 

CALENDA SU RUTELLI E VELTRONI…

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DELL’EDITORIALE DI SABINO CASSESE SULLA SCUOLA. FONTE: CORSERA

Il 20 maggio scorso il ministro della Pubblica istruzione e sette sindacati hanno firmato un «patto per la scuola al centro del Paese», pieno di altisonanti dichiarazioni ma privo di contenuti, salvo la previsione di «procedure urgenti e transitorie di reclutamento a tempo indeterminato». Lo stesso giorno è stato approvato il decreto legge di sostegno a imprese, lavoro e professioni, in cui, tra l’altro, si dispone l’assunzione a tempo indeterminato di supplenti con tre anni di servizio, dopo un contratto annuale, un percorso formativo e una «prova disciplinare» orale. I supplenti con tre anni di servizio sono circa 134 mila. Continua così la prassi di immissione in ruolo di abilitati supplenti.

Perché un patto con i sindacati e non con i rappresentanti degli organi collegiali della scuola, o delle famiglie, o degli studenti? Perché la norma è contenuta in un decreto legge destinato a rimediare alle conseguenze delle misure di contrasto alla pandemia, che non pare aver colpito gli insegnanti più di altre categorie? Perché si assegnano posti di professore senza concorso, se la Costituzione prescrive il concorso per l’accesso ai posti pubblici e persino per l’attribuzione delle borse di studio agli studenti? La scuola italiana sarà migliore dopo una lunga serie di reclutamenti senza concorso?

E ancora. Perché solamente per alcune classi di insegnanti in materie scientifiche e tecnologiche si fa un concorso, sia pure con procedura accelerata? Quando i posti saranno occupati dai precari «titolarizzati» che accadrà dei giovani laureati che si affacceranno sul mercato del lavoro? C’è un metro unitario che consenta di stabilire se abilitazioni e supplenze, grazie alle quali si accede ai posti in organico, sono state attribuite con procedure imparziali di valutazione del merito? Se questo è il «momento di dare» — come è stato autorevolmente detto — bisogna «dare» anche i posti di insegnante?

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SUI LICENZIAMENTI:

Come spiega il presidente del Consiglio, «dal primo luglio non c’è più il divieto assoluto di licenziare», che secondo la norma Orlando avrebbe riguardato le aziende che avessero chiesto altra cassa integrazione Covid. Adesso le aziende manifatturiere e dell’edilizia, cioè quelle che hanno accesso alla cassa ordinaria e straordinaria, potranno, come già stabilito prima, licenziare dal giorno dopo la fine del blocco (30 giugno, mentre per le aziende piccole e del terziario, che hanno accesso solo alla cig in deroga e al Fis, il blocco dura fino al 31 ottobre). «Ma c’è un forte incentivo a non farlo», spiega Draghi, perché è rimasta quella parte della norma che elimina fino alla fine dell’anno i contributi aggiuntivi per le aziende che ricorreranno alla cassa ordinaria e straordinaria. Così le imprese in difficoltà potranno mantenere i lavoratori in cassa senza costi, purché ovviamente non licenzino.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SUI LICENZIAMENTI:

Il pasticcio sulla mini-proroga al 28 agosto del blocco dei licenziamenti – prima inserita dal governo nel decreto Sostegni bis, poi cancellata dopo le proteste di Confindustria – scatena i sindacati. «La partita non è chiusa, continueremo a chiedere la proroga perché non è il momento di aprire ulteriori fratture sociali», tuona il leader Cgil Maurizio Landini. Inquietudini condivise dall’assemblea dei vescovi italiani. «Chiudere all’improvviso l’ombrello delle protezioni farebbe galleggiare molti morti, ci vuole gradualità», suggerisce il vicepresidente della Cei e vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla. Il premier Mario Draghi dà però un’altra lettura. Parla di «passo avanti» e «testo migliorato». Frutto di una «mediazione in linea con i Paesi Ue, in cui spero si ritrovino tutti, imprese e sindacati». Per industria e servizi, spiega Draghi, «dal primo luglio non c’è il divieto assoluto di licenziare perché un’azienda che non chiede la Cassa può farlo, ma c’è un forte incentivo a non farlo». È qui il punto. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) aveva immaginato un’uscita dal blocco in tre tappe, due note e una aggiunta all’ultimo nel testo del decreto Sostegni bis. Le prime due rimangono: le grandi aziende potranno licenziare dal primo luglio, le piccole dal primo novembre. La terza è stata cancellata in un’agitata riunione tecnica di lunedì a Palazzo Chigi, all’indomani delle accuse dei vertici di Confindustria al ministro Orlando – «colpo basso, inganno, imboscata, errore» – per non essere stati coinvolti nella decisione. La terza data prorogava di circa 60 giorni – al 28 agosto – il divieto di licenziare per quelle grandi aziende che avessero usato ancora la Cig Covid (gratuita e coperta dal debito pubblico) dalla fine di maggio al 30 giugno. Allungo inaccettabile per gli industriali perché in violazione della simmetria tra Cig Covid e stop ai licenziamenti che va avanti in Italia dal 23 febbraio 2020: se usi la Cig “pandemica”, non licenzi. Invece qui gli aiuti di Stato finivano il 30 giugno, il divieto si dilatava al 28 agosto. Ecco dunque spiegato lo stralcio. La retromarcia riguarda però solo il 28 agosto: le righe della norma con la mini-proroga sono state sovrascritte da una linea, nella bozza in circolazione. Cancellate.

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