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Disastro sicurezza a Capitol Hill. Report Ispi

Biden Cina

Che cosa si legge nel Focus dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale diretto da Paolo Magri) sull’assalto a Capitol Hill.

 

L’America cerca di “voltare pagina” dopo l’assalto a Capitol Hill, come ha auspicato Joe Biden, che giurerà il 20 gennaio.

L’ALLARME DOPO L’ASSALTO A CAPITOL HILL

L’allarme però resta alto, dopo un assalto costato 4 morti (tre per emergenze mediche e una veterana dell’aeronautica fan di Trump, colpita al petto dal colpo di pistola di un agente), 13 feriti e 52 arresti.

CHE COSA HA TROVATO L’FBI

Nella notte sono state trovate e disinnescate dall’Fbi due bombe artigianali vicino ai quartieri generali del partito repubblicano e democratico nel centro di Washington.

LE MOSSE ISTITUZIONALI

La sindaca di Washington Muriel Bowser ha esteso l’emergenza pubblica e il coprifuoco fino al 21 gennaio, mentre il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo invierà 1.000 membri della Guardia Nazionale per garantire una transizione pacifica.

IL DIBATTITO FRA ADDETTI AI LAVORI

Ma fra gli addetti ai lavori esperti nel campo della sicurezza e dell’Intelligence c’è dibattito su come sia stato possibile un assalto del genere a Capitol Hill.

IL REPORT DI ISPI SULL’ASSALTO A CAPITOL HILL

Anche su questo aspetto si concentra il focus dell’Ispi, l’Istituto di studi per la politica internazionale: “Quella del 6 gennaio avrebbe dovuto essere una giornata memorabile per i democratici che hanno inaspettatamente e clamorosamente ottenuto la maggioranza al Senato, oltre che alla Camera, dopo aver vinto i ballottaggi per due seggi in Georgia. Un esito che affida alla nuova amministrazione il controllo dell’intero Congresso. Ma le cose sono andate diversamente: dopo i veleni sparsi da Trump in un comizio a Washington, nella capitale c’era apprensione. Poche ore dopo, i sostenitori di The Donald sono riusciti a fare irruzione a Capitol Hill e a interrompere la procedura di ratifica dell’elezione di Joe Biden da parte delle Camere riunite in seduta congiunta”.

LE STRANEZZE SULLA SICUREZZA A CAPITOL HILL

Ciò detto, l’analisi dell’Istituto diretto da Paolo Magri, sottolinea come le immagini degli insorti che sciamano davanti al piazzale e poi via via su per le scale e dentro i corridoi e gli uffici dell’edificio sono “incredibili”. Soprattutto considerato il fatto che – si legge nel report – “il Campidoglio nei mesi delle proteste di BLM era presidiato di tutto punto e che la tensione era nell’aria già da giorni. Eppure i manifestanti non sembrano aver incontrato grosse resistenze e in alcuni video si vede persino la polizia aprire le transenne e lasciarli passare”.

IL RUOLO DI PENCE

Per questo la polemica già infiamma negli Stati Uniti soprattutto fra gli esperti del settore e non c’è dubbio che nei prossimi giorni gli inquirenti indagheranno a fondo su come è stato possibile un così plateale disastro della sicurezza: “Ad alimentare timori e sconcerto, il Segretario della Difesa in carica Christopher Miller ha diffuso la notizia che è stato il vicepresidente Mike Pence, e non il presidente Trump, ad approvare l’ordine di schierare la Guardia nazionale, l’unica che è poi riuscita a costringere i manifestanti a lasciare il Campidoglio”, sottolinea l’Ispi.

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