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Difesa, perché sono fondamentali gli accordi G2G

Accordi G2g

Pubblichiamo un estratto dello studio “La regolamentazione italiana degli accordi G2G nel settore della difesa” a cura di Alessandro Marrone, Michele Nones e Ester Sabatino dello Iai

 

La specificità del mercato internazionale della difesa, dove gli unici acquirenti sono gli stessi stati, preclude al settore di poter operare secondo logiche di puro mercato e rende necessario anche l’utilizzo di meccanismi altrettanto peculiari, come gli accordi Government-to-Government (G2G).

Il G2G deve essere inteso da un lato come strumento per rafforzare, dal lato dell’acquirente, le proprie capacità militari. Dall’altro, per lo stato di riferimento dell’azienda produttrice del sistema d’arma oggetto dell’accordo, il G2G è importante rispetto a due livelli tra loro strettamente interconnessi: quello politico-militare e quello industriale-tecnologico.

Rispetto al primo livello, l’obiettivo è quello di consolidare e rafforzare i rapporti bilaterali tra gli Stati coinvolti. Ciò diventa più evidente se si considera che gli accordi G2G non si limitano alla fornitura di equipaggiamenti militari, ma mirano a creare una rete di relazioni tra le rispettive Forze armate nel campo dell’addestramento, manutenzione e logistica connessi all’equipaggiamento acquistato. La valenza di questi accordi viene rafforzata dalla crescente vita operativa dei sistemi d’arma, ampliata da ammodernamenti e successive versioni, inserite nell’accordo grazie all’inclusione di attività di Maintenance Repair Overhaul Upgrade (Mrou). L’interscambio in un settore così importante come la difesa contribuisce fortemente alla costruzione di una rete di alleanze e/o partenariati ed è quindi un moltiplicatore di influenza ed un sostegno significativo per la politica estera e di difesa.

Rispetto al livello industriale-tecnologico, gli accordi G2G sono molto importanti perché consentono di affrontare programmi di maggiore dimensione e durata, inseriscono le forniture in una collaborazione strategica, rappresentano anche un volano per l’innovazione. Essi infatti concorrono ad ampliare e/o consolidare i mercati di sbocco, aumentando così i volumi produttivi e mantenendo attiva la catena di fornitori, a beneficio della base industriale e tecnologica dello stato di riferimento che non può più essere sostenuta, soprattutto in Europa, con la sola domanda interna. Ciò vale per le tecnologie a uso duale, ma, anche quando i prodotti sono esclusivamente a beneficio delle Forze armate, permane l’esigenza di rimanere all’avanguardia tecnologica per mantenere il vantaggio strategico del proprio strumento militare rispetto agli avversari, nonché la sua interoperabilità con gli alleati tecnologicamente più avanzati, quali gli Stati Uniti ed in generale i membri Nato.

Risvolti importanti derivanti dall’accordo G2G interessano anche l’acquirente che in questo modo riceve garanzie e servizi aggiuntivi rispetto a quanto non otterrebbe attraverso un contratto con l’industria. La possibilità di poter riceve il sostegno governativo spesso influenza la decisione finale del compratore che, nella sua valutazione, prende in considerazione anche aspetti burocratici e procedurali delle varie tipologie di accordi G2G, di fatto generando una competizione tra gli approcci dei diversi Stati.

Dati i vantaggi complessivi derivanti dagli accordi G2G, i principali stati europei si sono attrezzati per tempo dal punto di vista legale, istituzionale e politico, per sostenere anche in questo modo il proprio export. In Europa i Paesi dotati di un sistema G2G hanno avuto delle performance migliori e crescenti negli anni rispetto a Paesi, come l’Italia, che non potendo sfruttare questo strumento lasciano le proprie industrie a dover competere anche contro le garanzie governative promosse dagli altri stati.

Il G2G può essere sfruttato anche per salvaguardare e limitare il più possibile le pressioni degli acquirenti quanto a cessione di tecnologie e know-how, che porterebbero alla formazione, nel tempo, di nuovi concorrenti nel mercato internazionale. Di questa possibilità sono ben consci gli Stati Uniti il cui sistema di accordi intergovernativi limita al massimo il trasferimento di competenze. Un simile approccio è più difficile per gli attori europei che risentono della scala ridotta in termini politici, militari e industriali, e dell’essere molto spesso in competizione tra loro sui mercati terzi. In questo contesto, l’accordo G2G consente di far pesare l’intervento del governo di riferimento nel negoziato sul trasferimento tecnologico, a favore ovviamente dell’industria fornitrice, ma salvaguardando anche l’interesse nazionale in una prospettiva strategica.

Oltre allo sfruttamento di accordi G2G per la vendita di nuovi armamenti, un ulteriore strumento per promuovere l’export nel settore è rappresentato dalla cessione e/o vendita di equipaggiamenti in surplus. Indipendentemente dal ritorno economico che può derivare dalla vendita di prodotti che non soddisfano più le esigenze delle forze armate di un determinato Paese, la loro cessione a titolo gratuito, oltre a permettere l’abbattimento dei costi di gestione e smantellamento di tali prodotti, è anche un efficace strumento di politica estera che facilita la creazione e lo sviluppo di fiducia tra le parti, nonché la cooperazione tra le forze armate dei due Paesi. Inoltre, l’accordo di cessione può includere clausole per lo sviluppo di particolari partnership o impegni politici, ad esempio con l’obiettivo, una volta introdotta sul mercato una nuova versione dell’equipaggiamento, di avere maggiori possibilità di vendita dell’equipaggiamento.

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