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Israele Iran Reazione

De-escalation in corso fra Israele e Iran? Analisi e commenti

I commenti di ministro della Difesa, analisti ed esperti sulla reazione di Israele all’attacco sferrato dall’Iran

Dopo l’attacco diretto dell’Iran in Israele di sabato scorso, è arrivata nella notte la reazione di Tel Aviv.

Fonti parlano di “esplosioni sono state avvertite nella città di Isfahan, nel centro dell’Iran, vicino a una base dell’aviazione iraniana”.

“È stata una cosa aspettata da parte di Israele. La cosa importante è vedere l’intensità” ha affermato ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso della trasmissione radiofonica “Giù la maschera” (Radio 1 Rai), condotta da Marcello Foa e dedicata al tema “Difesa europea: cosa deve fare l’Italia?”.

“Fermo restando che non abbiamo versione condivisa e concorde riguardo ciò che è accaduto: gli iraniani dicono di aver tirato giù 3 droni, ci sono fonti di stampa israeliane che parlano di missili lanciati da aerei situati al di là della frontiera iraniana”, ha osservato questo pomeriggio a SkyTg24 il professore Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes.

Ecco il parere di alcuni esperti che concordano sul fatto che questo tipo di risposta israeliana è una forma di de-escalation.

Tutti i dettagli.

PER IL MINISTRO DELLA DIFESA LA RISPOSTA ISRAELIANA “NON ECCESSIVA”

“È stata una risposta non eccessiva, che potrebbe in qualche modo chiudere questa questione che si è aperta con la bomba in Siria che ha ucciso il generale Sayyed Razi Mousavi. Abbiamo il dovere dell’ottimismo”, ha spiegato Crosetto in rado circa la reazione di Israele di questa mattina all’attacco subito sabato scorso dall’Iran.

“Anche le dichiarazioni successive da una parte e dall’altra ci danno la speranza che si possa chiudere questo fronte”, ha proseguito Crosetto, che invece sulla questione di Gaza ha precisato: “Sono sui capitoli distinti. Su Gaza sembra che la determinazione israeliana sia quella di andare avanti. Non sembra esserci un cambio di strategia, ovvero l’idea di estirpare Hamas e di rendere in qualche modo più sicura quell’area”.

MARGELLETTI: DA ISRAELE RISPOSTA DI CERVELLO E NON DI PANCIA

In merito a quanto accaduto questa notte in Iran “Israele aveva la necessità di dare una risposta, ma mantenendo il livello di escalation il più basso possibile. È stata una risposta di cervello e non di stomaco”, ha detto a LaPresse Andrea Margelletti, presidente Cesi. Secondo Margelletti la decisione dei vertici di Israele di effettuare una risposta dal basso grado di intensità è stata condizionata dalle pressioni occidentali, “che hanno avuto moltissima influenza”, e anche da quelle dell’esercito, “che non è interessato ad aprire un altro fronte di guerra”.

“È difficile immaginare una ritorsione massiccia” da parte dell’Iran dopo quanto accaduto questa notte con il presunto attacco israeliano a Isfahan, ha aggiunto il presidente Cesi. Secondo Margelletti, dopo l’attacco di sabato scorso, anche Teheran ha interesse a “de-escalare” la situazione, pertanto “c’era da aspettarselo” che in queste prime ore l’Iran tenti di minimizzare l’accaduto.

IL COMMENTO DI PIETRO BATACCHI, DIRETTORE DI RID

“Al momento non sappiamo nulla di cosa realmente sia accaduto stanotte in Iran”, ha scritto stamani Pietro Batacchi, direttore di Rid. “Inizialmente si era parlato di un attacco limitato contro la base dell’Aeronautica Iraniana di Isfahan (Tactical Air Base 8, presso l’aeroporto della città) dove sono basati i caccia F-14 TOMCAT. L’unica certezza — prosegue il direttore di Rid — è che sono state attivate le difese contraerei della base, ma non si ha evidenza di strike, e che la tensione è alle stelle. I 2 Paesi si stanno al momento misurando nella sfera cognitiva: Israele “parla” attraverso il suo silenzio e la sua ambiguità, che potrebbero nascondere attacchi veri e più massicci nelle prossime ore, l’Iran risponde rilanciando immagini e video della città di Isfahan (in foto un esempio), dove la vita scorre normale, minimizzando l’accaduto e chiamando in causa i soliti agenti stranieri.”

“Ci si muove, insomma, in quella zona grigia dove negazione plausibile, “misure attive” e tutto l’armamentario delle “guerre non guerre”, vengono impiegati per manipolare la percezione della controparte e di attori terzi che al momento osservano il dipanarsi della crisi con grande preoccupazione”, ha concluso Batacchi.

L’ANALISI DEL PROFESSORE GREGORY ALEGI

“Una conclusione possibile è che Israele abbia tentato di mantenere il punto sul fatto che risponde a qualsiasi attacco portato contro il territorio israeliano ma l’abbia fatto a un livello sufficientemente basso da poter consentire all’avversario di non rispondere”, ha spiegato Gregory Alegi, storico militare, giornalista e docente Luiss Guido Carli a inBluRadio con Chiara Placenti stamattina.

Cosa vuol dire?” Bisognerebbe capire se considerare l’attacco a Damasco come un attacco mirato agli organizzatori della strage del 7 ottobre, secondo Israele, e questo colpo in territorio iraniano sarebbe una risposta ai droni di sabato scorso. Quindi avremo due episodi.  Se invece lo leggiamo come uno, allora l’Iran è in credito e potrebbe ancora rispondere e partire l’escalation che temiamo tutti”.

LA TESI DI GERMANO DOTTORI (LIMES)

Comunque sia, per Germano Dottori “si tratta di un attacco circoscritto, limitato e in una certa misura attuato con la scelta di bersagli molto simili presi di mira dagli iraniani, e per di più congegnato in modo tale da non perdere vite umane”.

“Già questo tipo di risposta israeliana è una forma di de-escalation perché rende possibile dichiarare pari e patta per entrare in un nuovo schema di relazioni tra Israele e Iran, che dovrà evidentemente essere basato in futuro sul concetto della mutua dissuasione piuttosto sulla distensione e ricerca di dialogo che sembra quanto mai difficile in questa fase”, ha spiegato il consigliere scientifico di Limes a SkyTg24.

“Non mi aspetterei ulteriori giri di reazione e azione sul piano militare”, ha sottolineato Dottori.

“Poteva reagire diversamente l’Iran?Non gli conviene”, ha aggiunto Dottori: “Poteva Israele fare diversamente? Sì poteva attaccare in modo più deciso, violento e deciso. In realtà la reazione israeliana è una forma in sé di de-escalation, perché l’attacco condotto stamattina nei confronti dell’Iran è di gran lunga inferiore per magnitudine da quello subito da Israele”.

“Quello che trovo particolarmente interessante a dispetto da questo ciclo di violenza che ha contrapposto Iran e Israele senza far vittime – secondo Dottori – mi sembra che la dinamica e la struttura di relazioni in questo momento esistente in Medio Oriente non ne abbia risentito. Non ci sono scricchiolii negli accordi di Abramo. Anzi abbiamo visto l’Arabia Saudita che in qualche modo ha collaborato alla difesa di Israele, sia pure con un profilo piuttosto basso”.

Se l’iniziativa iraniana tendeva a dare scossoni agli equilibri generati dagli accordi di Abramo, secondo me questo obiettivo è stato mancato e probabilmente Israele ha potuto  permettersi una risposto “sottotono” anche perché diplomaticamente finora si è trovata in vantaggio. Non le conveniva sprecare il risultato acquisito generando reazioni avverse in alcuni paesi che in questo momento di fatto sono diventati suoi alleati” ha concluso il professor Germano Dottori.

IL COMMENTO DI IAN BREMMER

L’attacco israeliano contro l’Iran è una “de-escalation”, ha scritto su X (ex Twitter) Ian Bremmer, politologo e analista geopolitico. Israele “Doveva intraprendere una sorta di azione. Contenuta rispetto agli attacchi su Damasco che hanno fatto precipitare la crisi.”

“La risposta del governo iraniano agli attacchi israeliani e alla negazione di dettagli chiave è un chiaro tentativo di non intensificarsi ulteriormente. La crisi delle ultime due settimane è in gran parte passata. A lungo termine questa rimane una situazione estremamente pericolosa; non esiste alcun deterrente ripristinato tra i due paesi” chiosa Bremmer.

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