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Ddl Zan, gli sbuffi del Vaticano, l’astuzia di Draghi e i subbugli parlamentari

Cartabia

Che cosa dice e non dice il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sul ddl Zan

 

Preceduto a Montecitorio, forse poco elegantemente, dal presidente della Camera Roberto Fico, peraltro fuori dall’aula e pur sapendo che in materia stava per parlare il capo del governo, interlocutore del Vaticano dopo la nota diplomatica giunta da oltre Tevere, il presidente del Consiglio Mario Draghi non ha avuto certo difficoltà a ribadire al Senato la natura “laica” e “non confessionale” della Repubblica. Dove peraltro vigono, regolarmente disciplinati, divorzio e aborto che Draghi si è risparmiato per cortesia di citare. Pertanto il Parlamento è libero e “sovrano”, come aveva detto appunto Fico, di legiferare contro l’omotransfobia. E’ ciò che si sta cercando appunto di fare a Palazzo Madama dopo l’approvazione alla Camera di un provvedimento che porta il nome del proponente Alessandro Zan, deputato del Pd attivista Lgbt, acronimo dell’area di sostegno a lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Diversamente però dall’interpretazione datane, per esempio, sul Corriere della Sera da Emilio Giannelli, che nella sua vignetta ha travestito Draghi da vigile urbano che multa  -evidentemente per ingerenza – il conducente dell’auto col Papa in via della Conciliazione, il presidente del Consiglio si è dichiaratamente tenuto fuori “dal merito della discussione parlamentare” perché “questo – ha detto – non è il momento del governo”. Il disegno di legge è infatti ancora in commissione e tutto lascia prevedere che quando arriverà in aula ci saranno proposte emendative sulle quali sono in corso se non trattative, contatti fra gruppi e partiti, a cominciare dal Pd. Di cui il segretario Enrico Letta, pur favorevole al provvedimento, ha annunciato la disponibilità al confronto. E sono poi possibili anche altri passaggi, per esempio davanti alla Corte Costituzionale, se la legge nel suo testo definitivo e promulgato dovesse essere contestato secondo le procedure di garanzia esistenti.

Anche dal Vaticano, d’altronde, non si dispera per niente di vedere una diversa “modulazione” della legge, che esoneri, per esempio, le scuole private dal partecipare all’organizzazione di quella festa annuale che si vorrebbe istituire contro l’omotransfobia, cioè a favore – ripeto – di lesbiche, gay, bisessuali e transgender. “In Vaticano – ha titolato Il Foglio scrivendo “non solo” del disegno di legge Zan – ci si fida di Draghi per aprire una nuova stagione”. Il Fatto, dal canto suo, convinto della presunta ingerenza del Vaticano, ha accusato Draghi di aver “fatto il laico”, scaricando poi tutto sul Parlamento, e su quanto potrà accadervi, affollato com’è di “turiboli”, secondo l’editoriale di Marco Travaglio.

Non ci vuole del resto una grande intelligenza o esperienza politica per capire o sapere che le già forti resistenze parlamentari contro il testo della legge Zan uscito dalla Camera, fra il centrodestra e parti dello stesso Pd e di altre formazioni, fra cui l’Italia Viva di Matteo Renzi, non sono certo uscite indebolite dalle critiche e richieste di “rimodulazione” formulate dalla Chiesa. Potrebbero pur venire sorprese all’onorevole Zan dalle votazioni a scrutinio segreto in un’aula come quella del Senato, dove i numeri sono sempre un po’ sofferenti o stentati, a dir poco.

La partita insomma è ancora aperta, o per niente chiusa com’è apparso ad alcuni frettolosi o parziali interpreti delle ponderate dichiarazioni del presidente del Consiglio. Che ha confermato di essere un uomo abbastanza astuto per saper navigare anche nelle acque spesso un po’ torbide della politica.

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