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Da un traduttore vocale a Google fino a Winnie the Pooh. Tutte le ultime censure cinesi

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censura Cina

Un’app di traduzione cinese è auto-censurante. Google continua a sviluppare un motore di ricerca per Pechino a misura di censura. E non solo. Ecco le pratiche di censura messe in atto in Cina

Niente Indipendenza o Piazza Tienanmen. Nemmeno XI Jinping. Ecco alcuni dei termini esclusi da un traduttore vocale cinese in quanto “politicamente sensibili”. La scorsa settimana il numero uno di Google ha ricevuto una lettera di protesta dai suoi dipendenti contro il progetto Dragonfly: lo sviluppo di un motore di ricerca su misura per Pechino. Infine, in un videogioco Winnie The Pooh è stato oscurato. Motivo? Il paragone in patria con il Presidente Xi.

Ecco tutti i dettagli sulle ultime nuove misure restrittive della Cina.

FALLA NELLA TRADUZIONE

iFlytek, un fornitore di tecnologia per il riconoscimento vocale in Cina, ha iniziato a censurare termini politicamente sensibili dalla sua app di traduzione. A riportarlo è stato il South China Morning Post che ha ripreso un tweet di Jane Manchun Wong, un’ingegnere famosa per scoprire le funzionalità nascoste attraverso il reverse-engineering.

Nel tweet, Wong mostra che quando ha cercato di tradurre alcune frasi come “indipendenza di Taiwan”, “piazza Tiananmen” e “massacro di piazza Tiananmen” dall’inglese al cinese, il sistema non è riuscito a sfornare i risultati per questi termini “sensibili”.

LA CENSURA CINESE

Con la popolazione Internet più grande del mondo e il maggior numero di utenti di smartphone, la Cina ha visto il governo centrale stringere la presa su tutti i contenuti online, dalle notizie e dai gossip delle celebrità alle barzellette. Pechino già censura le frasi e le parole nei media, nella messaggistica di testo e nei social network, reprimendo soprattutto i termini che reputa critici nei confronti del governo o contro l’ideologia del Partito Comunista.

ANCHE GOOGLE…

“Ci uniamo ad Amnesty International per chiedere alla società di cancellare il progetto Dragonfly”. Firmato: oltre 330 dipendenti di Google.

Ad agosto si è diffusa la notizia che Google stava sviluppando un motore di ricerca chiamato Drangonfly per la Cina a misura di censura, con link e ricerche oscurate quando sgraditi a Pechino. Con il search engine Pechino-oriented, la compagnia guidata da Sundar Pichai intende tornare sul mercato cinese.

Dal 2010 Google si è auto-escluso nel paese del Dragone chiudendo il suo motore di ricerca proprio a causa della censura governativa.

“La nostra opposizione a Dragonfly – si legge nella lettera – non riguarda la Cina: ci opponiamo alle tecnologie che aiutano i potenti a opprimere i vulnerabili, ovunque essi siano. Il governo cinese non è certamente il solo a essere pronto a soffocare la libertà di espressione e ad usare la sorveglianza per reprimere il dissenso. Dragonfly costituirebbe un pericoloso precedente in un momento politico instabile, che renderebbe più difficile per Google negare concessioni simili ad altri paesi”.

… E WINNIE THE POOH

Bandito anche l’orsetto amico di Christopher Robin nelle terre del Dragone. Da quando nel 2013 sono comparsi nel web meme che paragonano il presidente Xi a Winnie The Pooh, l’orsetto è diventato un soggetto non gradito in Cina.

All’inizio di quest’anno, le autorità cinesi hanno negato l’uscita del film Disney “Christopher Robin” con protagonista un Pooh generato al computer. La scorsa settimana è uscita invece la notizia che l’orsetto potrebbe essere addirittura bandito dal Disneyland di Shanghai, tutto perché la nazione continua a confrontare Xi con l’immaginario orso.Nel frattempo, Winnie the Pooh è diventato un simbolo di resistenza nel paese.

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