La Francia attraversa acque tempestose; all’orizzonte si profila un voto di sfiducia per il governo Bayrou e, considerate le precarie condizioni finanziarie francesi, la crisi potrebbe avvitarsi fino a portare non solo a nuove elezioni ma addirittura alle dimissioni di Macron. È questo il succo della conversazione che Start Magazine ha intrattenuto con Alberto Toscano, giornalista di Affari Internazionali, politologo, saggista nonché presidente dell’Associazione della Stampa europea in Francia.
Considerata la precaria situazione politica francese e lo stato della sua economia, possiamo dire di essere siamo sull’orlo di una crisi senza precedenti?
Una crisi pericolosa sì, ma non devastante, nel senso che la Francia è comunque un Paese solido seppur gravato da pesanti ipoteche finanziarie. L’elemento finanziario più rilevante è il debito pubblico, che è aumentato molto. Basti ricordare che alla fine degli anni Novanta il debito era sullo stesso livello di quello tedesco, ossia intorno al 60% del Pil.
Adesso siamo praticamente al doppio.
Sì, stiamo doppiando quella cifra, perché siamo quasi al 114%, ma soprattutto la tendenza rischia di essere difficilmente controllabile. A differenza degli italiani, infatti, i francesi rifiutano qualsiasi genere di sacrificio come quelli che noi abbiamo conosciuto molto bene negli anni Novanta.
Ma il governo non è in grado di gestire questo livello di debito?
La risposta è no, e questo spiega gli attuali nodi che attanagliano la politica francese. Le istituzioni della Quinta Repubblica consentono al presidente di nominare un primo ministro che però spesso è costretto a far approvare i suoi provvedimenti ricorrendo alla fiducia.
Bayrou rischia di non ottenerla questa fiducia, però?
Proprio questo è il problema. Se infatti il Parlamento vota una mozione di sfiducia, allora il governo cade. E per evitare questa trappola molto probabile Bayrou ha deciso di chiedere lui stesso, in anticipo rispetto ai tempi, la fiducia dell’Assemblea nazionale. Tale fiducia sarà quasi certamente negata e allora si andrà ad elezioni anticipate.
Veniamo dunque alla battaglia politica che si prospetta e agli orientamenti dei vari schieramenti.
La caratteristica di questa Assemblea nazionale è che è molto frazionata, contando su ben undici gruppi parlamentari nessuno dei quali dispone di una solida maggioranza relativa. Il gruppo più forte è quello del Rassemblement National che può contare attorno a 140 voti, l’altro gruppo forte è quello dell’estrema sinistra della France Insoumise che voteranno ambedue senz’altro contro la fiducia, così come lo faranno i Verdi, i comunisti e i socialisti. In pratica fra i 300 e i 350 deputati su 577 voteranno contro la fiducia. Se tutto andrà bene Bayrou porterà a casa poco più di 200 voti, con l’inesorabile sfiducia.
Stiamo dunque andando avanti verso una battaglia dall’esito scontato?
Se pensiamo al voto, sì. Ma quello che conta è quello che succederà dopo e qui intravvedo due possibilità. La prima è quella della nascita di un governo più o meno tenuto insieme con lo scotch e privo anch’esso della maggioranza dell’Assemblea nazionale, quindi, un governo che resterebbe in piedi per qualche mese, giusto il tempo di fare il bilancio.
L’altra possibilità?
L’altra possibilità è quella di nuove elezioni anticipate, che però difficilmente produrranno una maggioranza politica solida in grado di governare senza problemi.
In caso di scenario elettorale, qual è il tuo sentore, ossia come si esprimeranno alle urne i francesi in caso di nuove elezioni?
In caso di elezioni anticipate, ci sarà una drammatizzazione della situazione. Il risultato è davvero imprevedibile e vedo difficile che si formi una maggioranza politica in grado di sostenere un nuovo governo solido Si resterebbe nell’incertezza, nella precarietà mentre i problemi della finanza pubblica continuerebbero ad aumentare.
Qual è l’attuale situazione finanziaria francese?
Il debito pubblico francese è di 3.400 miliardi di euro circa ed è quindi sensibilmente superiore al debito pubblico italiano che si aggira sui 3.100. Tuttavia va tenuto conto che il prodotto interno lordo nel caso francese è più elevato, dal momento che il rapporto tra il debito pubblico italiano e il Pil è di poco oltre 135, mentre quello francese è di 114.
La situazione è dunque sotto controllo?
È proprio il contrario perché, mentre il debito pubblico italiano sembra tutto sommato gestibile. quello francese rischia di essere meno controllabile; dunque la situazione è davvero inquietante e, considerati gli scenari che si aprono ora, la crisi politica francese rischia di avvitarsi su se stessa portando forse alle dimissioni dello stesso Macron e quindi a nuove elezioni presidenziali anticipate.
In caso di sfiducia a Bayrou e di successive elezioni anticipate si rischia di assistere ad un ulteriore incremento di consensi per il RN?
Vista la crisi del governo, tutte le opposizioni, di qualsiasi colore politico, hanno le carte in regola per aumentare il proprio consenso. Ma nel caso di Marine Le Pen, malgrado la sua forza, bisogna dire che resta ai margini del gioco politico. Le manca infatti un fattore fondamentale che sono gli alleati. L’estrema destra in Francia, malgrado la sua forza, si ritrova in una situazione di isolamento che costituisce il suo vero handicap. Da una parte la forza del RN sta nel fatto che gli elettori, in assenza di alternative, potrebbero essere tentati di votarla, ma in Francia esiste ancora un confine tra l’arco costituzionale cosiddetto e il RN. La sua unica chance è di conquistare la maggioranza assoluta e questo francamente lo ritengo francamente una ipotesi improbabile.