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Covid-19 ha fermato tutto tranne le guerre

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Tra tante attività umane ce n’è una che la pandemia non è riuscita a fermare: la guerra. Analisi di Le Monde

 

Al tema dedica un’analisi Le Monde. Le prime righe sono già eloquenti: “La pace è un’arte più difficile della guerra. ‘Deponete le armi, fate tacere i cannoni, mettete fine ai raid aerei’: se l’appello lanciato il 23 marzo dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per ‘un cessate-il-fuoco immediato, dovunque nel mondo’ per fare fronte alla furia del Covid-19, ha prodotto dichiarazioni d’intenti positive da parte di Stati impegnati in guerre e di ribellioni armate, da nessuna parte ha mutato i fatti.

Settanta Paesi si sono uniti a questo appello in favore di una cessazione delle ostilità, ma nessuno dei principali belligeranti del pianeta l’ha fatto proprio. Né i governi più attivi militarmente (Stati Uniti, Russia, Siria…) né i principali movimenti jihadisti (Al-Qaida, l’Isis, Boko-Haram…) hanno espresso alcun auspicio di una pausa nei combattimenti. Washington e Mosca hanno anzi dichiarato la loro contrarietà a qualunque iniziativa che possa frenare quelle che qualificano come ‘operazioni antiterroristiche’”.

Certo, l’appello di Guterres qualche risposta incoraggiante l’ha ricevuta: l’Arabia Saudita, alla testa di una coalizione militare che sostiene le forze governative nello Yemen – dove secondo l’Onu è in atto una terribile crisi umanitaria – ha dichiarato unilateralmente un cessate-il-fuoco, cui peraltro i ribelli sostenuti dall’Iran hanno reagito qualificando la mossa di Riyad come una “manovra politica e mediatica” tesa ad eludere il piano di pace proposto dall’Onu.

Passi analoghi hanno compiuto vari movimenti di ribellione – la Nuova armata popolare (maoista) nelle Filippine, i ribelli separatisti nel Camerun del sud, i comunisti dell’Armata di liberazione nazionale in Colombia, il movimenti filocurdo delle Forze democratiche siriane – ma senza ottenere risposte disponibili dai governi contro cui si battono. “Si osserva addirittura – continua “Le Monde” – una recrudescenza dei bombardamenti americani in Afghanistan rispetto all’inverno scorso, malgrado un avvio di accordo di pace tra Washington e talebani, e dei combattimenti in Libia, dove le forze del maresciallo Haftar sostenute dalla Russia continuano l’offensiva contro il governo di Tripoli appoggiato dalla Turchia.

Se certe pandemia particolarmente devastanti hanno cambiato il mondo nella storia, non si è mai vista una guerra cessare per una crisi sanitaria. Né il virus Ebola in Africa, né la polio in Siria, né il colera nello Yemen hanno dissuaso i protagonisti dei conflitti dal proseguire nei loro obiettivi di guerra. E’ anche successo che un’epidemia catastrofica sia stata considerata come una sorta di ‘punizione’, come accadde quando gli Hutu del Ruanda dopo aver perpetrato il genocidio dei Tutsi ed aver poi perduto la guerra, sono stati colpiti nel 1994 dal colera nei campi dei rifugiati del Kivu”.

Ma soprattutto, così ancora “Le Monde”, a bloccare ogni possibilità di un’offensiva diplomatica in favore della pace è il rifiuto del multilateralismo da parte di tre membri su cinque del Consiglio di sicurezza dell’Onu: Stati Uniti, Cina e Russia. “L’Onu è paralizzata – conclude il giornale. I suoi diplomatici possono al massimo occuparsi dell’ordinaria amministrazione, cioè di vigilare sulle tredici operazioni di pace che vedono impegnata l’organizzazione. (…) L’Onu deve assicurarsi che i suoi ‘soldati della pace’ non siano decimati dalla malattia, o che non contribuiscano ad aggravare il contagio. All’Onu ricordano bene che fu un contingente nepalese della forza di pace che introdusse nel 2010 il colera ad Haiti, Paese che non aveva bisogno di questa prova supplementare”.

(Tratto dalla rassegna stampa estera di Eprcomunicazione)

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