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Covid-19, ecco cosa succede a Milano, Madrid e New York. Report

di

acqua ossigenata

Che cosa emerge da studio elaborato da un team di clinici del San Raffaele e del Policlinico San Donato guidato dal professor Carlo Signorelli su Milano, Madrid e New York

 

“I nostri dati analizzano il trend epidemico in sei ambiti affini dal punto di vista economico, sociale e sanitario utilizzando indicatori attendibili (cause di morte). Le due realtà dove l’epidemia si è diffusa maggiormente sono state New York e Madrid mentre la Regione Lombardia (prima area occidentale ad essere interessata dall’epidemia e quindi potenzialmente meno preparata) ha mostrato dati complessivi di mortalità alti in termini di casi (oltre 10.000), ma inferiori, in proporzione alla popolazione residente, a tre delle sei altre regioni metropolitane considerate e con un tasso di mortalità cumulativa al 30° giorno inferiore di circa il 50% rispetto a New York e alla Comunidad autonoma di Madrid”.

Sono queste le conclusioni di uno studio elaborato da un team di clinici del San Raffaele e del Policlinico San Donato guidato dal professor Carlo Signorelli (Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Ospedale Vita San Raffaele), che confuta le accuse di inefficienza mosse alla Sanità lombarda in relazione alla diffusione del contagio Covid-19.

Il lavoro, condotto nell’ambito di un progetto europeo Horizon 2020 sul Covid-19, analizza la diffusione dei contagi in sei zone metropolitane con caratterische simili: si tratta di grandi agglomerati, simili per demografia, densità e spostamento di persone, che hanno consolidati contatti con la Cina. I ricercatori hanno preso in considerazione l’area metropolitana di New York, che conta 8,6 milioni di abitanti, la regione di Parigi, l’Île-de-France con 12,3 milioni, la Greater London con 9,3 milioni, l’area di Bruxelles-Capital (1,2 milioni), la Comunidad autonoma di Madrid (6,6 milioni) e la Lombardia, con i suoi 10 milioni di abitanti.

In particolare, sostiene lo studio, i tassi cumulativi di mortalità più alti a 30 giorni dall’inizio dell’epidemia sono stati registrati a New York (81,2 x 100.000) e Madrid (77,1 x 100.000) mentre la Regione Lombardia (41,4 per 100.000) è sotto la media ed è l’unico caso in cui il capoluogo (Milano) non è stato fin qui investito, in modo rilevante, dall’onda epidemica. Lo studio ne analizza le ragioni attraverso le misure di contenimento adottate e il ruolo positivo rivestito dalla rete di assistenza ospedaliera.

Il nostro lavoro- spiega Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e Salute pubblica all’ateneo Vita-Salute e primo autore dello studio evidenzia come si sia imposto un ‘falso mito’ che attribuisce alla Lombardia un eccesso di mortalità da Covid-19″. Infatti, secondo i dati raccolti dai ricercatori e riferiti da AdnKronos, “i tassi cumulativi di mortalità più alti, a 30 giorni dall’inizio dell’epidemia, sono stati registrati nelle aree di New York (81,2 per 100 mila) e Madrid (77,1 per 100 mila), mentre la Lombardia (41,4 per 100 mila) è sotto la media ed è l’unico caso in cui la metropoli capoluogo (Milano) non sia stata investita massicciamente dall’onda epidemica”.

Come mai finora l’epidemia non ha investito il capoluogo metropolitano di Milano ma solo alcune città minori limitrofe tra cui Bergamo, provincia con oltre 1 milione di abitanti? “Da un lato l’efficacia e la tempestività dei provvedimenti di contenimento e mitigazione delle autorità pubbliche, che hanno ridotto gli assembramenti e quindi il rischio di contagio, dall’altro l’efficacia e la sicurezza delle cure erogate dalle strutture ospedaliere che hanno ricoverato i pazienti Covid-19”, attestano gli autori della ricerca.

 

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