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Schengen, cosa spinse gli Stati europei a creare 25 anni fa un’Europa senza frontiere?

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Europa

Il 26 marzo 1995 entrava in vigore Schengen. Oggi avrebbe compiuto 25 anni. «L’Europa si trova a un bivio. O andiamo avanti con risoluzione e determinazione oppure ricadiamo indietro nella mediocrità. Rinunciare significherebbe non essere all’altezza dei fondatori della Comunità». L’articolo di Alessandro Albanese Ginammi, Istituto per la Cultura dell’Innovazione

Al vertice di Fontainebleau del 1984 il Consiglio europeo si rivolse al Consiglio dei ministri e agli Stati membri della Comunità economica europea chiedendo «di avviare immediatamente lo studio delle misure idonee a realizzare in tempi brevi la soppressione di tutte le formalità di polizia e di dogana alle frontiere extracomunitarie per la circolazione delle persone».

Come si legge sui libri di storia, «l’abolizione delle frontiere era una iniziativa che, mentre intendeva allargare e completare il Mercato Comune, mirava al tempo stesso a liberare la Comunità da quegli ostacoli che potevano provocarne la paralisi. Dopo l’eliminazione delle barriere tariffarie, raggiunta alla fine degli anni Sessanta, il mercato si era inceppato e rischiava di soffocare. Nel corso degli anni Settanta, in concomitanza con le dirompenti crisi economiche scatenate dalla crescita dei prezzi petroliferi, il Mercato comune si era frammentato, i processi di liberalizzazione si erano arrestati e in una certa misura erano regrediti, mentre nuove pratiche protezionistiche erano riemerse sotto varie forme: complesse normative da rispettare nei processi di fabbricazione, differenze di standard relative alla salute, alla sicurezza e all’ambiente, sovvenzioni di vario genere con fondi pubblici per mantenere in vita imprese non concorrenziali, controlli di qualità e lunghe formalità alle frontiere; tutti ostacoli molto concreti alla libera circolazione delle persone, dei beni e dei servizi. Erano i governi, attraverso le burocrazie nazionali, sotto la spinta di interessi particolari e di lobbies, i maggiori responsabili di quello stato di cose. La situazione stava arrivando a un punto di rottura. Le barriere non tariffarie stavano mettendo in serio pericolo la concorrenza e la produttività dell’economia europea in una fase in cui si stavano ormai delineando le sfide del mercato globale. La grande industria europea ne era cosciente e chiedeva libertà di movimento. Il Libro bianco di Jacques Delors andava in questa direzione».

Il Libro bianco fu l’inizio di un percorso di successo per l’integrazione europea, segnato dall’Atto Unico del 1987 e dal Trattato di Maastricht del 1993. Si giunse così all’entrata in vigore degli Accordi di Schengen nel 1995.

Nell’immagine qui sopra un passaggio del documento: Il completamento del Mercato interno. Libro bianco della commissione per il consiglio europeo di Milano, Bruxelles, 14 giugno 1985, p. 53.

Il testo citato nell’articolo è tratto dal volume: Mammarella-Cacace, Storia e politica dell’Unione Europea 1926-2013, Laterza, pp. 207-209.

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