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Cosa pensa Lorenzo Fontana di Quirinale, legge elettorale, Roggero e non solo

Parole, sfumature e interpretazioni. Che cosa ha detto il presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, ai cronisti dell'Associazione stampa parlamentare. La nota di Sacchi.

Fedele al profilo molto istituzionale che mantiene anche nelle non molte occasioni di impegno politico che gli restano fuori da Montecitorio, il leghista Lorenzo Fontana, presidente della Camera, nelle risposte che dà ai cronisti dell’Associazione Stampa Parlamentare, presieduta da Alfonso Raimo, durante la cerimonia del Ventaglio, svoltasi ieri, sembra avere qualche sfumatura diversa su alcuni temi rispetto al suo partito. Ma in realtà lui risponde da terza carica dello Stato con estrema attenzione e toni soft da “demo-leghista”, espressione di quella Liga Veneta che trae origini dalla Dc, perché non si faccia confusione tra i due piani.

E, comunque sia, Fontana una cosa in particolare la sottolinea: il capo dello Stato certamente può essere espresso anche dal centrodestra, ma il suo compito è quello di fare “l’arbitro”, da qualsiasi parte politica provenga. Quanto a una sua possibile candidatura, l’ancora quarantenne Fontana, che nel 2029 seppur per poco non avrà ancora compiuto 50 anni, fa una battuta ironica ispirata da una celebre canzone: “Non ho l’età”. E aggiunge che non è preoccupato da quello che sarà il suo futuro.

Misurato, attento nell’esercizio del suo ruolo, Fontana rispondendo a una domanda dice che non gli sembra ci siano le possibilità giuridiche per una candidatura del gioielliere in carcere Mario Roggero, ma questo non significa che lui sia contro la candidatura che la Lega aveva proposto. Fontana alla domanda se serva una stretta sulle manifestazioni dopo le violenze dei No Tav risponde che leggi ci sono già per garantire il diritto di manifestare e al tempo stesso l’ordine pubblico.

Potrebbe apparire in controtendenza con la sua Lega che chiede un ulteriore provvedimento, ma il presidente di Montecitorio è molto fermo nel ribadire un principio sul quale si attesta il suo partito e la maggioranza di governo: “Qualsiasi legge deve garantire il diritto di manifestare e la tutela delle forze dell’ordine”. Così come sulla legge elettorale, tema di cui lui confessa di non essere appassionato, preferenze o non preferenze (anche se ricorda che bisognerà mettere in conto il parere della Corte Costituzionale), il punto è che si raggiunga l’obiettivo di “assicurare la stabilità”. Cosa alla quale mira il premio di maggioranza.

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