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Cosa è davvero la cancel culture?

Tullio Fazzolari Cancel Culture

“Scorrettissimi. La cancel culture nella cultura americana” di Costanza Rizzacasa d’Orsogna letto da Tullio Fazzolari

La definizione “cancel culture” dà subito una sensazione di autorevolezza. Il problema è quello che succede dopo. Capita spesso che, nel nome della “cancel culture”, si sviluppi una nuova forma di integralismo che fa venire in mente i libri al rogo di Fahrenheit 451. Tutto ciò che viene ritenuto sbagliato o non “politically correct” va rimosso. E dunque cancellato dalla memoria. Se Cristoforo Colombo ha scoperto l’America ma poi sono arrivati gli schiavisti quindi le statue del navigatore vanno abbattute. Stesso assurdo paradigma per Guglielmo Marconi: poiché ha aderito al fascismo è come se non avesse inventato la radio. Gli eccessi non risparmiano nessuno fino al punto di chiedere la messa al bando dei grandi autori della letteratura russa per solidarietà verso il popolo ucraino.

Ma cos’è davvero la “cancel culture”? E quali effetti rischia di provocare? “Scorrettissimi. La cancel culture nella cultura americana” di Costanza Rizzacasa d’Orsogna (Laterza, 208 pagine, 18 euro) è in assoluto il primo libro che affronta l’argomento senza pregiudizi e senza verità precostituite. La competenza dell’autrice, che ha studiato e s’è formata professionalmente negli Stati Uniti, è indiscutibile.

Ma ancor più apprezzabile è l’approccio coraggioso con cui della “cancel culture” vengono analizzati pregi e difetti. Costanza Rizzacasa d’Orsogna racconta innanzi tutto i fatti così come sono accaduti nelle università e nel mondo della cultura americani. Non trascura nessuna delle giuste cause che animano la “cancel culture”: dalla questione razziale fino alla difesa delle minoranze. Ma è la prima a elencarne anche le conseguenze e in questo modo segnala gli eccessi di un certo negazionismo.

Il panorama che “Scorrettissimi” fa emergere non è dei più esaltanti. C’è un liceo americano che cancella dai libri di testo l’”Odissea” perché Penelope che aspetta pazientemente il ritorno di Ulisse è considerata una donna sottomessa. C’è chi vorrebbe fare altrettanto con Shakespeare perché i suoi valori etici e morali non corrispondono a quelli della nostra epoca. Pare evidente che il rito della cancellazione è spesso in mano a persone che non sanno o non vogliono contestualizzare un autore nel periodo in cui ha vissuto. In altre parole, non hanno il senso della storia. Ma ancor più evidente è l’arbitrarietà della cancellazione. Basta poco per mettere all’indice chicchessia.

Così Mark Twain viene bollato come razzista perché i suoi eroi erano di pelle bianca. A Philip Roth tocca invece una condanna per misoginia. Non va meglio a Hemingway e a Faulkner. Chi per una ragione chi per un’altra dei grandi nomi della letteratura americana non si salva praticamente nessuno. E in questo gioco al massacro Costanza Rizzacasa d’Orsogna vede un pericolo che nessuno ha segnalato. Se da un lato la retorica di sinistra imperversa con le sue censure, dall’altro il bigottismo di destra farà lo stesso. Il risultato non potrà che essere un cumulo di macerie. Forse saremo politicamente corretti e non è garantito. Ma saremo sicuramente più ignoranti. E anche un po’ più stupidi.

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