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Cosa dicono i riformisti del Pd su Craxi, Napolitano, Gaza e non solo

Chi c'era e che cosa si è detto all'assemblea annuale di "Libertà Eguale", l'associazione dei riformisti del Pd.

Il più netto è Umberto Ranieri (nella foto), ex Pci “migliorista”, definizione che “a me va bene”, dice. Ranieri, accusato più o meno implicitamente o esplicitamente insieme con i suoi compagni d’area nel Pci di Enrico Berlinguer di avere in realtà come leader Bettino Craxi, va al dunque: “Quella di Giorgio Napolitano è la storia di una tensione irrisolta”. Ovvero, Napolitano, il suo vero leader, fu l’uomo che si adoperò per una ricucitura della frattura con i “cugini separati ” del Psi di Craxi e con le socialdemocrazie europee, per fare del Pci una “forza governante” in Europa. E questo mentre il Pci bocciava lo Sme, primo embrione d’Europa, mentre Enrico Berlinguer “voleva rilanciare il comunismo”, dopo che venne meno l’unità nazionale del “compromesso storico” alla fine degli anni 70. Ranieri racconta senza peli sulla lingua dei dissensi con Berlinguer che rimproverò a Napolitano, difeso da Paolo Bufalini, di “non conoscere l’Abc del marxismo”.

Siamo al convegno annuale a Orvieto di “Libertà Eguale” che oggi sarà concluso Enrico Morando, presidente dell’Associazione indipendente di riformisti del Pd. Si dirà: storie passate della sinistra. E, invece, vicende che hanno segnato le pagine della storia recente del Paese. Napolitano, ricordato con significativi aneddoti, dal suo storico collaboratore, anche al Quirinale, Giovanni Matteoli (lo fu pure di Emanuele Macaluso), “avrebbe voluto fare l’ambasciatore per il mondo” ed era esponente di questa area di sinistra riformista che cerca di cambiare le cose dall’interno, espressione di una sinistra che contesta il centrodestra ma proponendo non solo protestando. Viene rimandato nella sala del complesso “DigiPass”dove ha sede la storica “Nuova” Biblioteca di Orvieto Luigi Fumi, l’ultimo discorso del “Nap” del 2005 sempre qui a Orvieto, al convegno annuale di “Libertà Eguale”, in cui il futuro Capo dello Stato si dice preoccupato per l’approccio dell’allora partito dei Ds (successore del Pds e prima ancora del Pci) alle riforme istituzionali. E del resto viene ricordato che Napolitano contestò il medesimo approccio di protesta e non di proposta del Pci negli anni 80. Ovvero gli anni di Craxi, che propose nel 1979 “La Grande Riforma”, con elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Che l’approccio ancora oggi di questa sinistra riformista sia di proposta lo dimostra il costituzionalista, ex deputato del Pd, Stefano Ceccanti, vicepresidente vicario di “Libertà Eguale”, con Giorgio Tonini ex senatore, cofondatore del Pd, del consiglio nazionale dell’associazione, relatore introduttivo al tema del 2023: “Come costruire un’alternativa che sia credibile”. Ceccanti, premettendo di voler parlare solo della sua proposta e non di quella del premierato del governo di Giorgia Meloni, illustra un testo alternativo. “La difesa dello status quo non è accettabile”, osserva. Il testo in 4 articoli prevede non l’elezione diretta del premier ma l’indicazione sulla scheda con una legge elettorale maggioritaria a doppio turno. E un rafforzamento dei poteri del premier adattando il modello tedesco ovvero la sfiducia costruttiva e il potere di nomina e revoca dei ministri.

Ceccanti ricorda come questa impostazione fosse già contenuta nelle Tesi 1 dell’Ulivo del 1996 che “situava anzitutto le riforme istituzionali all’inizio del programma” e “proponeva di adottare ‘una forma di governo centrata sulla figura del Primo Ministro investito in seguito al voto di fiducia parlamentare in coerenza con gli orientamenti dell’elettorato prevedendo a tal fine sulla scheda elettorale, l’indicazione – a fianco del candidato del collegio uninominale – del partito o della coalizione alla quale questi aderisce e del candidato premier da essi designato'”.

È un esempio, comunque si pensi, di opposizione costruttiva. Quella stessa opposizione che auspicava Napolitano che, ricordato anche dalla senatrice dem, ex sindacalista Cgil, Valeria Fedeli, ebbe come punto di riferimento la “visione moderna” del fondatore Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama di quelli che una volta erano chiamati “i rapporti di massa”.

Giulio Napolitano, figlio dell’ex presidente emerito, a proposito dell’errore del 1956 quando il padre sostenne l’invasione dell’Ungheria, “causa sbagliata”, stigmatizzò ai funerali a Montecitorio, ricorda la tensione di una vita per cercare di “non disperdere il patrimonio di storia del Pci, sempre combattendo la battaglia dall’interno”. Cosa che riconosce a Giorgio Napolitano Giuliano Amato, ex premier, ex Psi.

Ma per tornare al dunque di cui senza retorica e ipocrisie ha parlato Ranieri, con i giornalisti Fabio Martini e Emilia Patta, moderatrice del dibattito, Napolitano ripensava anche all’occasione persa dal Pci, quando Craxi a Torino nel 1978 propose l’alternativa di sinistra. “Magari qualcuno del Psi non ci credeva, ma proprio per questo bisognava prenderla subito in considerazione”, chiosa Ranieri.

Magari qualcuno anche a destra liquiderà in modo tranchant tutto ciò come vecchie cose di ex comunisti dalla “tensione irrisolta”. Ma anche da questa storia passano snodi cruciali di quella del Paese. E, intanto, tra gli interventi a Orvieto si è sentito anche qualcuno dire a proposito delle manifestazioni contro la violenza nei confronti delle donne: “Ma che c’entrava mettere all’ordine del giorno anche altre cose come la difesa della causa Palestinese? Noi crediamo a due Popoli e due Stati, ma dalle immagini di Gaza provengono sempre immagini di donne velate”. Una indiretta critica alla partecipazione della segretaria del Pd, Elly Schlein, alla manifestazione di Roma? Forse soprattutto al fatto che almeno fino a ieri sera non aveva ancora preso le distanze rispetto a certe gravi contestazioni di Israele.

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