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Coronavirus, tutti i dettagli sul primo contagio. Il post di Burioni

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Covid-19

Gli epidemiologi dell’Imperial College of London hanno tracciato una possibile mappa temporale di quando il Coronavirus possa essere entrato in contatto con l’uomo. Il post di Roberto Burioni e Nicasio Mancini tratto da Medical Facts

Nelle ultime settimane, abbiamo più volte citato gli epidemiologi dell’Imperial College of London. Per intenderci, quelli che nei primi giorni dell’epidemia affermavano, sulla base di modelli matematici, che il numero di casi dichiarati dalle autorità cinesi fosse dieci volte inferiore a quelli reali. I fatti dei giorni successivi hanno dato loro ragione. Quelli che affermavano, sempre sulla base di calcoli non facilmente accessibili ai non addetti ai lavori, come fosse necessario bloccare più del 60% delle trasmissioni per interrompere la diffusione dell’epidemia.

IL NUOVO DOCUMENTO

Le eccezionali misure di isolamento di un’intera provincia da 60 milioni di abitanti vanno esattamente in questa direzione, dimostrando come anche in quell’occasione i colleghi inglesi avessero colto nel segno. Ecco: questi stessi colleghi hanno recentemente prodotto un nuovo documento che, sulla base dello studio delle sequenze del nuovo coronavirus isolato dai pazienti, traccia una possibile mappa temporale di quando esso possa essere entrato in contatto con l’uomo.

LA PROCEDURA

Cercando di rendere semplice un concetto e una procedura piuttosto complessa, i colleghi hanno analizzato il patrimonio genetico dei virus isolati dai pazienti e, sulla base delle differenze evidenziate, hanno stimato la possibile data del primo contagio. Ovvero la possibile data in cui il virus è saltato da un animale non meglio identificato all’uomo. Usando diversi modelli statistici, i colleghi inglesi hanno concluso che la probabile data del primo contagio risalirebbe ai primi giorni del dicembre 2019.

LE NUOVE SEQUENZE VIRALI

L’analisi andrà raffinata con l’aggiunta di nuove sequenze virali, ma è interessante notare come queste prime conclusioni, di tipo esclusivamente matematico e basate solo sulle caratteristiche del patrimonio genetico virale, siano perfettamente compatibili con quanto attualmente sappiamo sull’infezione (periodo di incubazione di circa cinque giorni e date dei primi casi registrati). Molto prima, cioè, di quando è stato lanciato l’allarme nella città di Wuhan.

LA FIGURA DI LI WENLIANG

A questo punto, il nostro pensiero non può che correre alla figura di Li Wenliang, il medico oculista che per primo, a fine dicembre, lanciò l’allarme della nuova “strana” polmonite che stava circolando. Pagandone conseguenze di natura politica e, soprattutto, di natura personale, avendo perso la vita a causa dell’infezione lo scorso 7 febbraio. A due mesi esatti da quando tutto era cominciato.

Articolo pubblicato su medicalfacts.it

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