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giustizia

Chi da sinistra e da destra dirà Sì al referendum sulla giustizia

Chi c’era e che cosa si è detto al convegno "Dialogo. Le ragioni del Sì" a Palazzo Giustiniani. La nota di Sacchi.

Metti una mattina insieme sinistra e destra per il Sì al referendum sulla Giustizia in Senato, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. A dispetto di certi anatemi dal sapore “neo-stalinista” scagliati contro di loro in un post del Pd, che li ha accusati persino di aiutare i “fascisti”, dopo che anche Casapound si è espressa per la riforma Nordio, chi di sinistra è per il Sì ha accettato l’invito dell’ex presidente del Senato, filosofo liberale, ex responsabile giustizia di Forza Italia, ora senatore indipendente eletto con FdI, Marcello Pera, e dell’ex ministro, esponente del Pci, Pds, Ds, Cesare Salvi. Storie e posizioni politiche diverse, distanti, voti diversi alle elezioni politiche ma uniti dalle ragioni del Sì.

Nel parterre di Pera e Salvi, accanto a Stefano Ceccanti, costituzionalista, ex parlamentare Pd, che presiede il comitato della “Sinistra per il Sì”, vicepresidente di “Libertà Eguale”, Enrico Morando presidente della stessa associazione, Giorgio Tonini, ex senatore dem, la filosofa Claudia Mancina, ex Pci come Claudio Petruccioli, ex direttore dell’Unità, l’ex “migliorista” Umberto Ranieri, Nicola Latorre già stretto collaboratore di Massimo D’Alema, ci sono ex parlamentari del centrodestra come Gaetano Quagliariello, Ferdinando Adornato, in sala anche il ministro Eugenia Roccella, il senatore di FdI, Giulio Terzi di Sant’Agata, il politologo Giovanni Orsina. Uniti dal “Dialogo sulle ragioni del Sì”.

Del comitato “Sì riforma” c’è il presidente, Nicolò Zanon. È Pera, l’ex presidente del Senato, che a Palazzo Giustiniani ha il suo ufficio, il “padrone” di casa, con Salvi, dell’iniziativa, a riassumerne il significato: “Questo è un convegno su cui desideriamo che si sparga lo spirito bipartisan del ’99. Perché nel 1999 noi introducemmo il giusto processo della Costituzione. E quando dico noi intendo dire destra e sinistra, centrodestra e centrosinistra. Fu una riforma praticamente unanime, tanto che non ebbe bisogno di un referendum”.

Spiega il senatore-filosofo: “Il giusto processo prevede che il processo si forma nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale. Sapevamo perfettamente a destra e a sinistra che cosa significava terzo, e cioè terzo e separato dal pubblico ministero, separato dal giudice e ovviamente dalla parte di difesa privata. La riforma che è stata approvata dal Parlamento e ora oggetto di referendum, è la conseguenza di quella riforma, praticamente unanime del ’99 e cioè noi diamo una sostanza al termine terzo”. La separazione delle carriere è lo sbocco naturale. “Facciamo in modo – dice Pera – che affinché sia terzo, il giudice non debba dipendere nella sua carriera, nella sua posizione, da voti del pubblico ministero. È necessaria la separazione del ruolo dei pubblici ministeri dal ruolo dei giudici. È importante votare sì, perché questa è una forma di garanzia e di libertà per tutti i cittadini italiani”.

Quindi, Sì, spiega Ceccanti, per il “completamento della riforma costituzionale del 1999, dell’articolo 111 che parla di giudice terzo”. Ma finché non ci saranno due Consigli Superiori della Magistratura “uno per chi giudica e un altro per chi accusa, chi si trova a giudicare è condizionato da pubblici ministeri che possono incidere sulla sua carriera”. Ceccanti fa un esempio: “Per questo vediamo che tra il 95 e il 100 per cento dei casi, nella fase delle indagini preliminari, le richieste dei Pm vengono accettate dai giudici, con pregiudizio per l’equilibrio dei poteri e le garanzie del cittadino”.

Ma contro le argomentazioni del Sì “è in atto, accusa Pera, “una campagna becera e aspra”. Ranieri ricorda che la “sinistra avrebbe potuto rivendicare di aver completato una sua riforma che iniziò con il processo accusatorio di Giuliano Vassalli (ex parlamentare Psi, ex ministro ndr)”. “E, invece qui, da napoletano potrei dire che leggo cose da pazzi”, ironizza l’ex esponente dell’ala “migliorista” del Pci a favore del dialogo con Bettino Craxi. Mentre Mancina ricorda che le carriere in magistratura furono unificate proprio dal fascismo.

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