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Conte

Conte si smarca dal Pd anche sul caso Cospito

Come e perché M5S di Conte si distingue dal Pd sul caso Cospito-Donzelli-Delmastro. La nota di Sacchi.

 

Che al Pd sia stata mossa “un’accusa sicuramente eccessiva” e che i toni si devono “abbassare”, “da parte di tutti, a partire da Fratelli d’Italia”, Giorgia Meloni lo dice chiaramente nella lettera inviata al Corriere della Sera. Ma il premier tiene il punto, non cede sulla richiesta di dimissioni dei suoi fedelissimi, il responsabile organizzativo e vicepresidente del Copasir Giovanni Donzelli e il viceministro della Giustizia Andrea Del Mastro. Non ne vede i “presupposti” e ricorda che non c’è stata rivelazione di atti segreti, oltre che trattavasi di cose peraltro già divulgate da alcuni media.

Ma non basta, il Pd, con Enrico Letta e le capogrupppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, risponde duramente, ricorda il suo Dna di “difesa delle istituzioni repubblicane”, accusa Meloni di “riattizzare il fuoco invece di spegnerlo”

Resta il fatto che mentre la situazione delle proteste in piazza a favore dell’anarchico terrorista Alfredo Cospito si aggrava, con la comparsa di manifesti alla Sapienza contro le alte cariche istituzionali, il Pd sembra farsi scavalcare dai toni formalmente più istituzionali e apparentemente più moderati, che vanno oltre la dura polemica, del leader pentastellato Giuseppe Conte che dice subito di accogliere l’appello del presidente del Consiglio che di fronte a una situazione “inquietante” richiama a “una compattezza di tutte le articolazioni dello Stato”. Conte però subito dopo, proprio in nome di questa sua adesione all’appello di Meloni, rilancia la richiesta delle dimissioni di Donzelli e Delmastro. Una mossa che viene giudicata “ipocrita” in ambienti di FdI.

Ma con questa mossa sul piano formale è evidente che Conte, nell’ambito delle mire egemoniche attribuitegli sui dem, tende a ritagliarsi uno spazio quasi di terzietà rispetto alla dura risposta del Pd che non va oltre la veemente polemica e la richiesta di dimissioni. Ovviamente si tratta di sfumature dal sapore tattico quelle di Conte, Pd e M5s dopo aver visto le righe scritte da Meloni tornano alla carica insieme perché i due uomini chiave di FdI lascino l’incarico.

Ma anche sul caso Cospito sotterraneamente sembra consumarsi una partita tutta interna all’opposizione dove i 5s che non sono riguardati direttamente dallo scontro intendono ritagliarsi un loro ruolo. Con sullo sfondo anche le elezioni del Lazio dove corrono per conto loro, costituendo un serio rischio per il Pd.

Ma torniamo al caso Cospito. Nella lettera il premier non molla i due big del partito di via della Scrofa, non ritenendo ci siano “in alcun modo i presupposti per le dimissioni che qualcuno ha richiesto”. Peraltro, ricorda Meloni, le notizie contenute nella documentazione, che il Ministero della Giustizia ha chiarito non essere oggetto di segreto, “sono state addirittura anticipate da taluni media”. Insomma, nessuno scandalo per il premier che, confessa, finora ha evitato di intervenire per “non alimentare una polemica che considero, per tutti, controproducente”. E questo perché “i toni si sono alzati troppo”, perciò “invito tutti, a partire dagli esponenti di Fratelli d’Italia, a riportarli al livello di un confronto franco ma rispettoso”.

Meloni ammette che al Pd è stata mossa “un’accusa sicuramente eccessiva”. Ma Meloni non risparmia di ricordare al Pd le accuse che furono mosse a lei. E afferma: “Trovo singolare l’indignazione del Pd. La sinistra ha mosso alla sottoscritta, leader dell’opposizione, le accuse di ‘essere la mandante morale delle morti in mare’ o di guidare un ‘partito eversivo'”. Meloni aggiunge poi di trovare “paradossale” che non si possa chiedere conto alla sinistra “delle loro scelte, quando all’origine delle polemiche di questi giorni si colloca oggettivamente la visita a Cospito di una qualificata rappresentanza del Pd, in un momento in cui il detenuto intensificava gli sforzi di comunicazione con l’esterno”. E ancora: “Quello che colpisce me, ancora più di quella visita, è che dopo aver preso atto – da quello che riporta la stampa sulla vicenda – dei rapporti tra Alfredo Cospito e i boss mafiosi in regime di carcere duro, e ben sapendo quanto alla mafia convenga mettere in discussione il 41bis, autorevolissimi esponenti del Pd abbiano continuato a chiedere la revoca dell’istituto per Cospito, fingendo di non comprendere le implicazioni che tale scelta avrebbe avuto soprattutto in termini di lotta alla criminalità organizzata”.

Infine, il richiamo unitario sulla gravità del problema: “Il clima si sta pericolosamente e velocemente surriscaldando”. “Ovunque compaiono minacce alle istituzioni italiane, qui in patria e all’estero”. Avverte il premier: “È chiaro che non ci troviamo davanti a una delle tante polemiche che agitano il mondo politico, ma a una situazione dai contorni decisamente inquietanti che rischia di avere conseguenze gravi. A uno scenario che richiede prudenza e cautela ma che deve vedere compatto lo Stato, in tutte le sue articolazioni e componenti, a difesa della legalità”. Conclude Meloni: È un appello che rivolgo a tutti, politici, giornalisti, opinionisti. Perché non ci si debba domani guardare indietro e scoprire che, non comprendendo la gravità di quello che stava accadendo, abbiamo finito per essere tutti responsabili di un’escalation che può portarci ovunque”.

Replica del Pd: “Abbiamo, purtroppo, letto le parole di un capo partito che difende i suoi oltre l’indifendibile e, per farlo, rilancia polemiche strumentali e livorose contro l’opposizione. Una lettera che riattizza il fuoco invece di spegnerlo”. Letta, Serracchiani, Malpezzi ricordano: “Il Pd ha nel suo dna la tutela della libertà, della democrazia, delle istituzioni repubblicane, dello Stato di diritto ed è e sarà sempre un costruttore di unità e coesione nazionale. Non è pertanto a noi che l’appello va rivolto ma a Fdi, di cui lei è leader e presidente, che ha infranto con accuse diffamanti e calunniose questa unità politica proprio in uno dei momenti parlamentari più importanti, il voto per l’istituzione della Commissione Antimafia”.

Replica durissima. Più dura di quella dello stesso Conte, il leader dell’ala più estrema dell’opposizione. Seppur si possa facilmente osservare che l’ex premier non è stato investito direttamente dalla polemica, sono paradossi che rimettono al centro i problemi di una sinistra alla ricerca in generale del bandolo della matassa della sua azione politica.

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