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Conte ha una comunicazione tecnocratico-nichilista

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conte spostarsi zona arancione
Come e cosa sta comunicando il governo in emergenza? L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa.

Le vicende politiche di queste ore dimostrano chiaramente come la politica si adegui alla storia ed ai sentimenti sociali di chi pensa di avere lo stipendio sicuro. Dicono che il ciclo vita di un elettrodomestico sia passato da decenni a mesi, in effetti mia madre lo dice sempre: “Gli elettrodomestici una volta duravano una vita. Oggi se compri un tostapane dura da Natale a Santo Stefano”.

A ben vedere, anche la politica si è adeguata a questo adagio e l’evoluzione temporale ne è la dimostrazione. Partiti secolari come il Partito Popolare Italiano nato da Don Luigi Sturzo ed in seguito interpretato da statisti come De Gasperi e Fanfani, hanno lasciato in eredità il Codice Camaldoli nel quale in otto punti cardine viene descritta la funzione dello Stato quale promotore dei beni comuni. Come tutti sappiamo la DC è sparita e con essa anche il Codice.

Al suo posto, assistiamo da qualche mese ad una nuova dottrina politica nata dal qualunquismo nichilista pentastellato di ispirazione comico grillina. La tecnocrazia nichilista, ed il suo massimo esponente è il Presidente del Consiglio. Questa dottrina politica poggia su poche e semplici teorie. La comunicazione e lo scarica barile. Alcuni esempi di comunicazione tecnocratico nichilista: “Abbiamo ottenuto un grande successo in Europa”, che tradotto in lingua comune significa: “non siamo riusciti a farci dare un euro a gratis dall’Europa quindi i debiti ve li dovete pagare”. Sullo scarica barile è più semplice: “riapriremo tutto quando ci sarà il vaccino e comunque dobbiamo sentire la task force”.

Sintetizzando, la politica attuale poggia sul sentimento delle masse che si esprime attraverso i social e mantiene il potere attraverso le paure di eventi peggiori. Basterebbe leggere attentamente il DPCM per farsi un idea. “Art.1 lettera d.: E’ vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati e il Sindaco può disporre la chiusura di determinate aree se ravvisa la necessità”. Mi soffermo su questo comma perché più di altri dimostra come attraverso la comunicazione si voglia distogliere l’attenzione dal problema.

Se il problema è il distanziamento sociale e solo quello, perché non posso incontrare 5 amici e discutere in piazza a debita distanza di sicurezza e con tanto di mascherina e guanti. Semplice, con questo articolo si vuole dare un indirizzo all’ordine pubblico. Immaginate se domani mattina si dovessero presentare 100 mila persone con mascherine e guanti sotto palazzo Chigi! Meglio limitarne le possibilità inserendo questo piccolo comma di staliniana matrice. Perché aprire gli ingrossi e vietare la vendita al dettaglio? Gli ingrossi a chi dovrebbero vendere se il dettaglio non apre?!. Perché vietare i trasferimenti da una regione all’altra? Perché non permettere a bar, ristoranti e parrucchieri o barbieri di aprire?

Ormai sappiamo come ci dobbiamo muovere, come andare in giro e cosa fare per mantenere le distanze e se un posto lo riteniamo poco sicuro possiamo scegliere se andare via. Perché questo accanimento contro i piccoli artigiani e chi campa per portare a casa 30 euro al giorno?

Egregio Presidente, a nulla servirà aprire migliaia di piccole attività a giugno. Un settore che produce il 15% del PIL fermo da mesi. Apra tutto a maggio e forse qualche chance di recuperare qualcosa la avremo.

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