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Conte e il centrodestra, che fare?

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Il corsivo di Paola Sacchi

Collaborare in una tragedia immane è doveroso. Ma collaborare con il pericolo di apparire agli occhi del Paese né carne né pesce, ovvero né opposizione di governo, nel senso che incida davvero sulle scelte dell’esecutivo, né opposizione di lotta sta diventando rischioso. E non solo per il leader con più consensi del centrodestra e della Lega primo partito italiano, Matteo Salvini, per Giorgia Meloni (FdI) Silvio Berlusconi e il suo numero due Antonio Tajani (Fi). Ma per l’intero Paese che rischia di affrontare anche la gravissima emergenza economica, del resto già in atto insieme con quella sanitaria del coronavirus, con il governo più a sinistra, statalista, “fiscalista, decrescista, giustizialista, burocratico” (uso a supporto di una convinzione che ho ormai da giorni le nette parole usate ieri in un tweet dal professor Corrado Ocone, che ringrazio) della storia della Repubblica.

In una conversazione via Twitter, a Ocone ho risposto che proprio perché il rischio anche secondo me purtroppo che il Conte/2 resterà è molto concreto, il centrodestra dovrebbe esser capace a questo punto di un colpo d’ala politico, serio e responsabile, non certo di un colpo di testa. L’anomalia tutta italiana, credo non riscontrabile in altre democrazie occidentali, vede confinata all’opposizione la prima coalizione del Paese, di cui traino è la Lega di Salvini, che però governa praticamente tutto il Nord e la maggioranza delle Regioni.

Dal momento che nacque nell’autunno scorso a Palazzo Chigi il “tutti contro Salvini” e i suoi alleati. Pur di non andare alle elezioni. Ora proprio quel centrodestra, che, con i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia, l’assessore Giulio Gallera, in trincea, ma anche Giovanni Toti e Alberto Cirio, Massimiliano Fedriga, uniti a tantissimi sindaci alcuni anche deceduti in questi giorni come quello storico di Cene, nelle valli bergamasche, il primo sindaco avuto dalla Lega lombarda di Umberto Bossi, sta dando vera, eroica prova di governo.

Pur attaccato da polemiche del Pd e ora anche minacciato dalle forze di governo, Iv renziana compresa, con una reinterpretazione del momento, che riporti allo Stato la Sanità, di quello stesso titolo V che sempre lo stesso centrosinistra volle e fece passare con una manciata di voti. Altre epoche in cui allora così evidentemente pensavano di “egemonizzare” la Lega allora Nord. Ma la storia è andata in un altro modo. Ed ora forse la si vuol rovesciare con altri cambiamenti a seconda delle opportunità politiche? A pensar male…

Ecco, ma perché il centrodestra ora invece, in questa sorta di “guerra” politica sotterranea o meno, che sta andando avanti nei suoi confronti senza tregua nonostante il coronavirus, per tentare di smantellarne le basi chiave, non si sottrae a quello stanco ormai rituale che lo vede ogni volta uscire con un’immagine sconfitta dagli incontri a Palazzo Chigi? Con un premier che giudicando dai fatti sembrerebbe viverlo quasi come un inutile orpello? Un premier che dà l’impressione, anche attraverso le sue stesse parole (“Stiamo scrivendo una pagina di Storia”. Per chi? Verrebbe da chiedere, ndr), di giocare contestualmente all’emergenza anche una sua partita personale. Questo in politica è legittimo.

Ma politica con la p maiuscola a questo punto la faccia anche l’opposizione. E per il bene del Paese, visti gli errori alcuni anche fatali, il pasticciaccio brutto comunicativo di questo esecutivo. Questo non significa interrompere il doveroso e responsabile contributo di proposte da parte dell’opposizione. Ma perché è stata di fatto subito accantonata l’idea di un War Cabinet (il primo che usò questa formula è stato Daniele Capezzone), con Mario Draghi o chi per lui al posto di Conte dopo i tanti errori fatti che sono sotto gli occhi del Paese? Lo stesso Salvini aveva aperto all’idea. Non era favorevole Meloni, ma forse valeva la pena di discutere, approfondire dentro la coalizione. Quando si dice a tempo debito faremo i conti, purtroppo la sensazione che si prova è l’esatto contrario e cioè che a tempo debito non si faranno i conti, ma “si farà” Conte che starà sempre li. E a emergenza sanitaria finita si presenterà come il salvatore della Patria.

A lui queste cose vengono un po’ facili. Soprattutto se non si cerca di impedirgliele. Ma subito. Perché poi forse potrebbe essere un po’ tardi purtroppo per fare i conti. La pagherà cara un intero Paese che dovrà affrontare la ricostruzione con un partito egemone nel governo, ma a picco di consensi nel Paese, quei Cinque Stelle che anche ieri hanno ripreso ad attaccare la Tav. Oltre che aver proposto, attraverso il loro “garante”, un reddito universale. Il premier fu indicato proprio da loro.

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