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Confindustria, chi e come s’industria per il dopo Boccia

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Confindustria
Chi c’era e che cosa si è detto a Torino per celebrare i 110 anni dell’associazione nata proprio in piazza Statuto a Torino. Fatti, nomi, indiscrezioni e scenari

Coronavirus, guerra dei dazi, Brexit, rallentamento dell’economia in Germania. Da Torino gli industriali rivolgono lo sguardo oltralpe e i timori per un mercato interno che arranca sono amplificati da una situazione globale di incertezza e dalla minaccia della paralisi degli scambi commerciali.

“Non perdere la fiducia e tenere la barra dritta”, è il messaggio che il presidente uscente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha voluto lanciare dal palco organizzato alle Ogr — Officine Grandi Riparazioni — per celebrare i 110 anni dell’associazione nata proprio in piazza Statuto a Torino. Guardare al passato per affrontare con più coraggio il presente.

LE PAROLE DI BOCCIA DI CONFINDUSTRIA

“Il calo del Pil italiano dello 0,3% nel quarto trimestre è un segnale di allarme per la crescita e, per evitare che l’inciampo si aggravi in recessione, è necessaria una reazione non solo del Belpaese, ma dell’intera economia europea”, dice Boccia. Il presidente mette in guardia dai rischi dall’epidemia del coronavirus, che “è evidente” che peserà sull’economia globale, in un contesto già difficile per la minaccia dei dazi statunitense e la Cina che intende affermare la propria egemonia mondiale nella manifattura. Il numero uno di viale dell’Astronomia sembra poco preoccupato dalla Brexit che potrebbe rappresentare, anzi, “una grande opportunità per l’Italia per attrarre gli investitori” che vogliono mantenere l’accesso diretto al mercato Ue. Serve “agire su tre grandi assi, che sono infrastrutture, formazione, con un grande piano di inclusione per i giovani, e semplificazione”.

IL POST BOCCIA IN CONFINDUSTRIA

Torino è una città simbolo anche perché qui Confindustria nel 2018 si è ricompattata nel nome della battaglia “Sì Tav” con altre 11 associazioni di categoria per rivendicare il ruolo dei corpi intermedi nei confronti della politica e di un primo governo Conte che invece “per sei mesi non ci aveva ascoltato” e puntava alla disintermediazione totale. In prima fila, mentre Confindustria celebra la sua storia, ci sono il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, la vicepresidente per l’Internazionalizzazione di viale dell’Astronomia Licia Mattioli — che nel capoluogo torinese è di casa — e l’industriale bresciano Giuseppe Pasini: i tre candidati alla successione di Boccia.

LE MANOVRE DI MATTIOLI

Un po’ sottotono Licia Mattioli, che è scappata via a conclusione dell’evento chiacchierando sotto braccio con la sindaca Chiara Appendino mentre i suoi sfidanti si sono attardati a rilasciare interviste. Nessuno ha voglia di parlare della corsa alla successione apertamente ma i punti fermi sono che Mattioli e Bonomi sono alla pari e che il duello finale, salvo rimonte al momento difficili, sarà tra di loro. Mattioli e Appendino, intanto, stanno provando a mettere a posto tutte le tessere di un puzzle per nulla facile da comporre. In scadenza ci sono altre tre nomine di peso: Camera di Commercio torinese, Compagnia di San Paolo e Unione Industriale.

DOSSIER COMPAGNIA SAN PAOLO

Prima sembrava scontata la riconferma di Vincenzo Ilotte alla Camera e il passaggio di Gallina in Compagnia come consigliere. Ora non è più così. Ilotte è in bilico e non si esclude che al suo posto possa andare proprio Gallina. Per quanto riguarda la Compagnia, Appendino avrebbe gradito la nomina di Mattioli che però preferirebbe guidare Confindustria (e non è detto che non ci riesca visto che gode dell’appoggio di Boccia).

IL RUOLO DI INTESA SANPAOLO

Messina, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, spinge per un bis di Profumo e ormai sembra che le opposizioni al suo secondo mandato stiano svanendo. Resta l’Unione Industriale: Giorgio Marsiaj, presidente dell’Amma e fondatore della Sabelt, scioglierà la riserva per la candidatura a giorni. Lo sfidante potrebbe essere un sempre più quotato Marco Lavazza.

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